Bruxelles – Il caro-energia torna a spaventare l’Unione europea, che già ragiona alle misure per contenere dei rialzi nei listini di petrolio e gas che rischiano di infliggere un duro colpo all’economia a dodici stelle. Già oggi (9 marzo) i ministri economici dell’area dell’euro inizieranno una riflessione che, assicurano i ben informati, verrà riproposta domani (10 marzo), in occasione della riunione del consiglio Ecofin. In questa sede, anticipano fonti UE, ci si attende che il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, sollevi il tema, con conseguente dibattito ministeriale. Un confronto propedeutico a quello che terranno i capi di Stato e di governo perché, assicurano le stesse fonti, il caro-energia “sarà elemento di discussione al vertice del Consiglio europeo” in programma tra dieci giorni (19 e 20 marzo).
A Bruxelles si cerca di evitare paure incontrollate, e si ricorda che una discussione a livello di leader sul tema di caro-bollette non è una novità. “Del resto come ridurre i prezzi dell’energia è stata un elemento di dibattito di questi anni”, si ricorda in riferimento agli shock prodotti dalla guerra russo-ucraina. Ma la guerra in Iran e la sua propagazione a tutto il Medio Oriente e al golfo arabico ora riaccende un problema che si pensava – e auspicava – risolto in modo definitivo. Ora invece si rischia un ritorno al passato, con inflazione fuori controllo e conseguente asfissia per consumi e produzione, e il ben servito all’agenda di competitività che pure l’UE si è data.
Il rischio dello spettro di nuova recessione causa caro-energia è tale che “non si può escludere che data la situazione il problema non possa essere risolto a livello europeo“, ragionano a voce alta a Bruxelles, pur senza entrare nel dettaglio di quale forme potrebbe assumere una soluzione europea. Certo, si riconosce, prima bisogna attendere gli sviluppi della situazione e le riunioni in calendario a marzo, ma il fatto che si inizi a ragionare in questi termini da solo indica il grado di preoccupazione crescente e già accresciuta attorno ai diversi tavoli della politica UE.
Da notare come ci sia chi parli di tutto ciò senza citare i grandi protagonisti di questa nuova allerta tutta europea prodotta dall’attualità a est del Mediterraneo: si discuterà di “sviluppi economici e situazione economica in relazione agli ultimi avvenimenti geopolitici”, la formula usata nei corridoi della capitale dell’UE, senza parlare apertamente di Iran né menzionare Israele e gli Stati Uniti. Anche questo, probabilmente, è indice di malumori che si aggiungono alle preoccupazioni.

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