Bruxelles – Graduale, strutturato, non punitivo, ma il disimpegno degli Stati Uniti dall’Europa ci sarà. E gli alleati europei dovranno farvi fronte con una maggiore spesa nella difesa così da “avere un’Europa più forte e una Nato più forte”. Parola del segretario generale della NATO, Mark Rutte, al termine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza Atlantica a Helsingborg, in Svezia. “Le minacce che affrontiamo sono reali”, ha ricordato Rutte al termine dei lavori, e “incrollabile” è l’impegno verso l’Articolo 5 del trattato di Washington (che obbliga i membri dell’Alleanza a intervenire in difesa di un alleato che venga attaccato). “Se qualcuno fosse così sciocco da attaccarci, la risposta sarebbe devastante”, ha scandito.
Ma per mantenere gli standard servono risorse e impegni, per il capo dell’Alleanza Atlantica. Soprattutto dopo i malumori e le esternazioni del presidente USA, Donald Trump, di disimpegno a stelle e strisce. Al centro dei lavori della ministeriale, dunque, la spesa per la difesa e la capacità industriale. Nel 2025 gli investimenti “degli alleati europei e del Canada sono cresciuti del 20 per cento”, ha spiegato il segretario generale, ma le industrie non tengono il passo. “Dobbiamo produrre più velocemente e su scala maggiore su entrambe le sponde dell’Atlantico”, ha detto Rutte, indicando questo come uno dei dossier principali del prossimo vertice di Ankara del 7-8 luglio. “Gli investimenti in aumento sono essenziali, ma non sono un fine in sé. Sono un mezzo attraverso il quale diventiamo più capaci, in modo da poter rafforzare ulteriormente le nostre forze armate e garantire che abbiano l’equipaggiamento necessario per scoraggiare qualsiasi avversario e difendere ogni Alleato”, ha precisato Rutte, evidenziando che “il presupposto è, ed è esattamente ciò che vogliono gli Stati Uniti: che gli europei rimangano fortemente coinvolti nella NATO”.
Un tassello essenziale alla luce delle parole arrivate da Washington. Ieri (21 maggio), Trump ha dichiarato che gli Stati uniti invieranno 5mila soldati in Polonia. L’annuncio, però, è risultato in contrasto con la decisione di martedì (19 maggio), comunicata dal Pentagono, di ridurre da quattro a tre il numero delle brigate di combattimento basate in Europa. Un punto su cui non si è scomposto, oggi, il segretario di Stato, Marco Rubio. Il riesame dei dispiegamenti “non è una misura punitiva”, ha assicurato in un punto stampa con Rutte al suo arrivo alla riunione dei ministri. Si tratta, invece, un processo “continuo e preesistente” alle recenti tensioni, che andrà avanti “in modo costruttivo” con gli alleati. Sui 5mila soldati che dovrebbero arrivare in Polonia, Rubio si è limitato a dire che arriveranno dagli USA, ma che i dettagli saranno comunicati dal Pentagono. Poi, ha ammesso che la “delusione di Trump nei confronti di alcuni alleati che non hanno sostenuto le operazioni americane in Medio Oriente dovrà essere affrontata”, ma non oggi, perché “è qualcosa da discutere a livello di leader”. Dunque, palla buttata nel campo del Summit che si terrà ad Ankara, in Turchia, il 7 e 8 luglio prossimi.
Sul tema delle truppe americane in Europa, alla domanda su possibili riduzioni in Italia e Spagna, Rutte ha precisato che si tratta di “una decisione americana” e ha inquadrato il riposizionamento come un processo “strutturato e inevitabile”. “Passo dopo passo – ha detto nella conferenza stampa -, gli USA si orienteranno maggiormente verso altri teatri”, precisando però che “la deterrenza e la difesa complessiva in Europa deve rimanere la stessa, perché stiamo affrontando la minaccia russa”. Alla domanda se gli europei debbano prepararsi a difendersi senza gli USA, la risposta è stata netta: “Non ci stiamo preparando per questo”.
Nella sua conferenza stampa dopo la riunione, Marco Rubio, ha spiegato di comprendere “che la NATO sia preziosa per l’Europa e deve essere preziosa anche per gli Stati Uniti“. Ma “credo che ci dovrà essere un po’ di attenzione su quanto progresso sia stato fatto un anno dopo l’incontro all’Aia in termini di aumento dei contributi” perché “ci sono alcuni Paesi che hanno raddoppiato la spesa per la difesa negli ultimi anni, altri sono ancora indietro”. Mentre, più specificamente sul fronte iraniano, ha dichiarato di aver sottolineato la necessità “di avere un piano B se non si riuscisse ad avere un accordo con l’Iran”. Gli Stati, secondo Rubio, “devono iniziare a pensare a cosa fare se tra qualche settimana l’Iran decide che terrà chiuso lo Stretto di Hormuz”. Nello specifico: “Non so se sarebbe necessariamente una missione NATO, ma certamente sarebbero Paesi NATO che potrebbero contribuirvi”, ha osservato.
La prima volta della Svezia
È la prima volta che la Svezia ospita una riunione ministeriale della NATO, da quando è entrata nell’Alleanza nel marzo 2024. Maria Malmer Stenergard, ministra degli Esteri svedese, ha detto durante la conferenza stampa che “la NATO sta attualmente affrontando un cambiamento che richiederà all’Europa di assumere una responsabilità molto maggiore per la propria sicurezza” e che “la Svezia è pronta ad assumersi le proprie responsabilità come parte di questo cambiamento”. Inoltre, ha chiarito che il Paese è impegnato “nell’obiettivo del 5 per cento e intende raggiungerlo già entro il 2030, in anticipo rispetto ai tempi previsti”. La ministra svedese ha infine insistito sul sostegno militare all’Ucraina, visto come “un investimento diretto nella sicurezza dell’alleanza e nella sicurezza delle future generazioni europee“. A margine, la ministra ha incontrato bilateralmente Rubio insieme al primo ministro Ulf Kristersson. Ed è uscita dal faccia a faccia sottolineando le “eccellenti relazioni e forte cooperazione in materia di difesa e nuove tecnologie”. La Svezia è anche diventata il primo Paese dell’UE a firmare con Washington un accordo bilaterale sulla cooperazione tecnologica, il Technology Prosperity Deal, che copre intelligenza artificiale, connettività, difesa, innovazione e spazio.
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