Bruxelles – “Dobbiamo essere realistici: la nostra prosperità è sotto pressione“. Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, guarda con preoccupazione alla guerra in Iran e a un ordine mondiale in pezzi, scavalcato da nuove logiche che rischiano di seppellire quanto prodotto fin qui. “Siamo entrati in un’era di instabilità, dove l’ordine basato sulle regole viene minato” costantemente e ripetutamente, e come Unione europea “siamo confrontati a sfide che mettono alla prova la nostra competitività e la nostra capacità di resistenza”, ha condiviso al Forum annuale della Banca europea per gli investimenti (BEI).
In questo contesto, “la guerra in Iran ha rivelato nuovi livelli di instabilità e disgregazione nell’ordine internazionale” e, “in questo contesto, “l’Unione europea deve rispondere con determinazione“. Il che non vuol dire risposta bellica, anche se Costa rivendica la spinta a dodici stelle per l’industria della difesa. Vuol dire, invece, procedere con le riforme. “Solo un’economia competitiva e resiliente ci mette al riparo” dalle turbolenze in atto. Per l’UE vuol dire “completare il mercato unico”, e più nello specifico “integrare i settori dell’energia, delle telecomunicazioni, dei capitali”, spiega il presidente del Consiglio europeo.
Ma soprattutto, ora più che mai, insiste Costa, “la transizione energetica resta la migliore opzione di lungo periodo“, così da scappare ai rialzi dei prezzi del petrolio e mettersi al riparo da un quadro sempre più imprevedibile. Perché “quello che sta accadendo in Medio Oriente dimostra l’importanza di diventare indipendenti dal punto di vista energetico”. Da questo punto di vista, “dobbiamo rafforzare le interconnessioni” tra Stati membri, suggerisce Costa, in quello che un è un chiaro invito a completare l’Unione dell’energia.
E poi il commercio. Di fronte a questa prosperità europea e globale sotto assedio gli accordi di libero scambio restano la via maestra. “Occorre proseguire con le nostre politiche commerciali con l’obiettivo della diversificazione”. Solo così, per Costa, l’UE si potrà trarre in salvo ed evitare di essere trascinata nel baratro della recessione. Una parola mai pronunciata, ma che inizia a rientrare nel vocabolario della politica a dodici stelle.
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