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    Home » Energia » L’UE alle prese con i costi dell’energia. Ma petrolio e gas naturale (importati) contano ancora il 60 per cento del mix energetico

    L’UE alle prese con i costi dell’energia. Ma petrolio e gas naturale (importati) contano ancora il 60 per cento del mix energetico

    Domani i capi di stato e di governo dell'UE chiederanno a Bruxelles misure "mirate" a breve termine per contenere i prezzi, trainati in alto dal conflitto in Medio Oriente. L'Italia e altri 9 Paesi insistono per una "revisione approfondita" dell'ETS

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    18 Marzo 2026
    in Energia

    Bruxelles – L’escalation del conflitto in Medio oriente ha riportato in Europa lo spauracchio della crisi energetica, quattro anni dopo quella innescata dalle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina. Quattro anni in cui l’UE ha progressivamente abbandonato la dipendenza da Mosca, ha diversificato i fornitori e ha incrementato la produzione interna di energie rinnovabili. Non tanto da rendersi immune all’impennata dei prezzi di petrolio e gas, che – secondo i dati diffusi oggi da Eurostat e relativi al 2024 – rappresentano ancora il 60 per cento del mix energetico dell’Unione.

    Nel 2024, l’UE ha prodotto il 43 per cento della propria energia, mentre il 57 per cento è stato importato. La fotografia scattata dall’Ufficio statistico dell’UE parte da qui. Ma mentre i Paesi membri producono soprattutto energie rinnovabili (il 48 per cento del totale) ed energia nucleare (28 per cento), importano quasi solamente petrolio e prodotti petroliferi (67 per cento del totale), gas naturale (24 per cento) e carbone (4 per cento). Così, il mix energetico dell’UE, unendo produzione interna e importazioni, risulta composto da petrolio greggio (38 per cento), gas naturale (21 per cento), energie rinnovabili (20 per cento), energia nucleare (12 per cento) e combustibili solidi (10 per cento).

    Dall’inizio del conflitto in Iran, i prezzi del gas sono aumentati del 50 per cento e quelli del petrolio del 27 per cento. I danni a numerose infrastrutture petrolifere e del gas in Iran e nei Paesi del Golfo vittime delle rappresaglie di Teheran, e la chiusura dello stretto di Hormuz da dove passa un quinto dell’offerta mondiale di petrolio, stanno avendo però un effetto asimmetrico sui Paesi UE. Tant’è che, alla vigilia di un vertice europeo in cui i costi dell’energia torneranno prepotentemente sul tavolo, i leader sembrano distanti tra loro. Per tutti i costi elevati dell’energia, più elevati che in Stati Uniti e Cina, è un problema strutturale. Ma non tutti ne percepiscono l’emergenza di fronte al nuovo conflitto.

    In Svezia, Lettonia e Danimarca, dove nel 2024 le energie rinnovabili rappresentavano già oltre il 40 per cento del mix energetico, le bollette dei cittadini ne hanno risentito meno. Così come in Francia, in cui il 40 per cento dell’energia disponibile proviene dalle centrali nucleari. In Italia il gas naturale rappresenta il 36 per cento del mix energetico, e i costi sono schizzati alle stelle. L’Italia punta il dito contro il sistema di scambio di quote di emissioni, l’ETS: Giorgia Meloni, insieme ai leader di Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia, ha recapitato una lettera alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e al presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, insistendo per una “revisione approfondita dell’ETS, volta a mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità e a ridurre il rischio di volatilità dei prezzi del carbonio”.

    Una fonte diplomatica ha spiegato che l’imperativo non è la sospensione, o la “profonda revisione”, dell’ETS in sé, ma l’abbassamento dei costi, da raggiungere in qualsiasi modo. Nelle conclusioni del vertice, i leader chiederanno alla Commissione europea di mettere in campo misure a breve termine, “mirate” per garantire un’energia a prezzi accessibili. Si riaffaccia anche il dibattito sul ‘decoupling’ del mercato elettrico, che consentirebbe di separare il prezzo dell’elettricità da quello del gas naturale.

    Resta il fatto che, comunque la si veda, dal rapporto di Eurostat emerge un dato preoccupante: nell’UE, il tasso di dipendenza dalle importazioni energetiche è del 57,2 per cento. Vent’anni fa, nel 2004, era del 56,9 per cento. Ciò significa che quasi il 60 per cento del fabbisogno energetico dell’Unione è ancora soddisfatto dalle importazioni nette. La stessa von der Leyen, intervenendo pochi giorni fa al Parlamento europeo di Strasburgo, ha indicato l’unica soluzione sostenibile: “Disponiamo di fonti energetiche interne: le energie rinnovabili e il nucleare. I loro prezzi sono rimasti invariati“.

    Tags: consiglio europeoenergiaeurostat

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