Bruxelles – Rallenta il calo del consumo di energia da parte dell’industria europea. In generale, il dato è passato da 12.795 PJ nel 1990 a 8.835 PJ nel 2024 (-30,9 per cento). Ma, se prendiamo la lente d’ingrandimento, il quadro appare meno incoraggiante: rispetto al 2023, il consumo finale totale di energia nell’industria è rimasto sostanzialmente stagnante, registrando nel 2024 un lieve aumento dello 0,1 per cento. Lo rileva Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’Unione europea.
L’industria europea sta dunque andando incontro agli obiettivi di decarbonizzazione dell’UE? Guardando ai dati, qualche segnale di impegno emerge: nel 2024 è proseguito l’allontanamento dai combustibili fossili solidi, il cui utilizzo è diminuito del 79,8 per cento rispetto al 1990, così come quello del petrolio e dei prodotti petroliferi (-58,3 per cento). Parallelamente, continua la crescita – lenta ma costante – dell’impiego di energie rinnovabili e biocarburanti (+101,1 per cento).
Dal 1990, elettricità e gas naturale restano le due principali fonti energetiche per l’industria: nel 2024 rappresentavano quasi i due terzi del consumo energetico finale del settore industriale dell’UE, rispettivamente con il 33,3 per cento e il 31,9 per cento. Le energie rinnovabili e i biocarburanti si sono classificati al terzo posto (11,3 per cento), superando petrolio e prodotti petroliferi (10,4 per cento). La restante energia proveniva da combustibili fossili solidi (5,5 per cento), calore (5,5 per cento) e rifiuti non rinnovabili (2,1 per cento). Inoltre, rispetto al 2014, si è registrata una diminuzione del consumo della maggior parte dei prodotti energetici: le maggiori diminuzioni relative si sono registrate nei combustibili fossili solidi (-34,8 per cento) e nel calore (-23,7 per cento). L’utilizzo di due prodotti energetici è aumentato: i rifiuti non rinnovabili (+32,1 per cento) e le energie rinnovabili e i biocarburanti (+24,3 per cento).
Nel 2024, i maggiori consumatori di energia dell’industria europea sono stati i comparti chimico e petrolchimico, che si sono confermati dominanti con il 22,9 per cento del consumo energetico finale totale dell’industria nell’UE, seguiti dal settore dei minerali non metallici (14,1 per cento). A segnare una novità è stato il comparto alimentare, delle bevande e del tabacco, che con il 13,8 per cento ha superato per la prima volta l’industria della carta, della cellulosa e della stampa. Gli unici altri settori con consumi superiori al 10 per cento del totale sono stati proprio l’industria della carta, della cellulosa e della stampa (12,1 per cento) e il settore siderurgico (10,5 per cento).
Gli obiettivi climatici delineati dal Green Deal europeo restano ambiziosi e, per raggiungerli, l’industria europea dovrà accelerare la transizione. Inoltre, l’ipotesi – attualmente al vaglio – di un possibile allentamento del meccanismo europeo di scambio delle quote di emissione (ETS) rischia di rendere ancora più complesso il raggiungimento dei target climatici. L’UE chiede all’industria “dati più dettagliati” sui suoi consumi energetici, in particolare sui volumi di gas naturale impiegati nei diversi settori, sul grado di dipendenza dai combustibili fossili e sul potenziale di conversione verso alternative più sostenibili dal punto di vista climatico.




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