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    Home » Politica » Meloni alza il tiro sull’Ue: “Faccia meno, ma meglio. È gigante burocratico”

    Meloni alza il tiro sull’Ue: “Faccia meno, ma meglio. È gigante burocratico”

    Alla premier non va giù che da Bruxelles stiano rinviando una decisione sulla richiesta di liberare dai vincoli del Patto di stabilità anche gli interventi per fronteggiare la crisi di energia e carburanti

    Dario Borriello di Dario Borriello
    26 Maggio 2026
    in Politica
    Foto: Archivio Gea

    Foto: Archivio Gea

    Roma – Giorgia Meloni torna alle origini e mette (nuovamente) nel mirino l’Unione europea. Alla premier non va giù che da Bruxelles stiano rinviando una decisione sulla richiesta di liberare dai vincoli del Patto di stabilità anche gli interventi per fronteggiare la crisi di energia e carburanti, considerandola sicurezza nazionale, quindi europea, al pari delle spese per la difesa. Una resistenza al pressing che vede far muro anche dalla Bce. Altrimenti il rischio è avere “effetti dirompenti”.

    Troppo per Meloni, che dopo aver chiesto informalmente e formalmente, al Vertice di Cipro e con una lettera alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, di accettare la proposta, e farlo pure in tempi brevi, passa al contrattacco. Scegliendo il palco dell’assemblea di Confindustria per lanciare l’offensiva, forte del fatto di sapere che quella platea è totalmente dalla sua parte in questa specifica battaglia. Ecco, dunque, il fendente lanciato in direzione del Belgio: “Noi chiediamo che l’Europa faccia meno e lo faccia meglio, chiediamo l’applicazione del principio di sussidiarietà, che significa che l’Europa si occupi di quello che gli Stati non possono fare da soli e non di quello che gli Stati fanno meglio da soli. Chiediamo priorità sensate, e velocità nelle decisioni”. In questo passaggio c’è la strategia che ha scelto di adottare Meloni.

    Stavolta non si risparmia: l’Ue è “un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato competitività, crescita, visione strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici, contribuendo a spingere il Continente verso un progressivo declino economico e geopolitico”. Un’Europa “inarrestabile nella sua capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune, ma esitante, improvvisamente, quando si tratta di far sentire la propria voce nelle dinamiche globali”. La premier cerca, poi, di disinnescare preventivamente le controrepliche, forse più interne all’agone politico italiano, quando dice che “oggi come ieri chi pone con forza la necessità di un cambio di passo da parte dell’Europa, non lo fa perché è il cavallo di Troia di qualche oscuro potere o interesse, ma perché ha a cuore la propria civiltà e la sua capacità di incidere nel futuro”. Nel passaggio specifico coinvolge gli industriali, ai quali si accomuna nel suo ruolo di decisore, sebbene politico. Affondando il colpo nell’intemerata contro gli insufficienti tentativi di Bruxelles di “disboscare la giungla normativa che in questi decenni si è stratificata”.

    La risposta delle opposizioni, però, arriva. Elly Schlein ricorda a Meloni che “chiede un cambio di passo in Europa” ma “è la stessa persona che partecipa da 4 anni da premier al Consiglio europeo e che con il suo governo ha proposto Fitto che da 2 anni è vice-presidente della Commissione europea”. Stesso leit motiv il M5S: “Serve un debito comune europeo, è un’esigenza inderogabile e lo diciamo da tempo – sottolinea Filippo Scerra -, ma le azioni della presidente del Consiglio, a partire dalla sottoscrizione del Patto di stabilità, vanno in direzione opposta”.

    Meloni, però, tira dritto. Torna a chiedere a Bruxelles di sospendere l’Ets, che “gonfiano artificialmente i costi energetici per gli Stati membri in modo asimmetrico”. Poi avvisa: via lacci, lacciuoli e gabbie normative “che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l’iniziativa economica”. Le priorità, a suo avviso, sono altre, come quella di “rilanciare il mercato unico europeo” o anche la cooperazione rafforzata “se non c’è la possibilità di trovare soluzioni differenti”.

    Da questo lungo ragionamento arriva anche l’offerta di una sorta di patto agli industriali. Citando Virgilio, Meloni invita Confindustria, a cui riconosce di essersi confrontata con il governo “senza pregiudizi e senza sconti”, a “non temere di volare alto, di osare, di liberarci dalle incrostazioni, di scardinare abitudini”, perché “il tempo delle incertezze e anche il tempo del coraggio e il tempo del coraggio inevitabilmente e anche il tempo delle scelte: siate coraggiosi e vi prometto che farò lo stesso”.

    In collaborazione con Agenzia Gea.

    Tags: confindustriameloni

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