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    Home » Economia » Orsini sferza Ue: “Soffocati da assenza competitività, rischiamo deserto industriale”

    Orsini sferza Ue: “Soffocati da assenza competitività, rischiamo deserto industriale”

    Nell'assemblea annuale il presidente di Confindustria avverte anche Roma: nessuno Stato membro ha le risorse politiche ed economiche per "affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti"

    Maria Elena Ribezzo di Maria Elena Ribezzo
    26 Maggio 2026
    in Economia
    Orsini durante il suo intervento (Foto: Confindustria)

    Orsini durante il suo intervento (Foto: Confindustria)

    Roma – L’Europa cambi passo o subirà una desertificazione industriale. Nell’assemblea annuale, davanti al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla premier, Giorgia Meloni, e al governo, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini sferza Bruxelles, ma avverte anche Roma: nessuno Stato membro ha le risorse politiche ed economiche per “affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti, geopolitiche, tecnologiche, climatiche, demografiche”. Stati Uniti e Cina, ricorda, le affrontano con “massicci investimenti pubblici e privati, anche sul piano militare, e con politiche protezionistiche”.

    Solo la dimensione europea, per gli industriali, può reggere l’urto. A patto che comprenda l’importanza della competitività. Il presidente degli industriali denuncia un vero e proprio “smottamento del sistema industriale” nell’ultimo biennio: “Gli alti costi dell’energia, la mancanza di investimenti e regole asfissianti hanno mortificato l’iniziativa imprenditoriale e hanno intaccato i livelli occupazionali, spalancando i nostri mercati ai prodotti cinesi. Siamo soffocati dall’assenza di competitività e dalle fragilità che ogni giorno aumentano”. La concorrenza (sleale) cinese è un problema. In 25 anni la quota di Pil mondiale prodotta dall’Ue è scesa di circa 7 punti percentuali: mantenendo invariata la quota sul Pil globale, l’Europa “ha perso oltre 7mila miliardi di euro di Pil, in gran parte finiti all’industria cinese”. Pechino resta “l’unica vera superpotenza industriale”. Da sola genera il 35 per cento della produzione manifatturiera mondiale, più di quanto producano insieme gli altri otto principali Paesi industrializzati: “Ma la Cina gioca con regole falsate ed esporta nel resto del mondo i propri squilibri, ovvero deflazione e carenza di domanda interna”, mette in chiaro Orsini. La Cina sta “colonizzando i nostri mercati, se l’Unione non sosterrà da subito le nostre produzioni, saremo costretti al deserto industriale”, le parole dell’imprenditore. Ecco dunque che l’Europa deve agire e reagire, lavorando su tre leve prioritarie: “Un vero mercato unico dell’energia; un vero mercato unico dei capitali e del risparmio; debito comune per finanziare una vera politica industriale europea”.

    Per la confederazione la prima cosa da fare è sospendere gli Ets, perché una revisione richiederebbe troppo tempo. “Oggi, il Continente più pulito ha il prezzo della Co2 più alto al mondo: un costo che gonfia le bollette dei cittadini e colpisce i processi industriali spingendoci fuori mercato”, sottolinea Orsini, che per far capire quanto tutto questo sia autodistruttivo, pone l’esempio dell’automotive, “con i costruttori europei costretti ad acquistare certificati di emissione di Co2 che arricchiscono i concorrenti americani e cinesi. È una vera pazzia!”, tuona. L’urgenza numero uno resta quella di intervenire sul prezzo dell’energia, una vera e propria “minaccia esistenziale” per le imprese. Negli stabilimenti italiani l’energia costa più che nel resto d’Europa. Colpa di “scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare”, o di quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili: il mercato è “completamente fuori scala”.

    La proposta è quella di riportare l’energia nella “competenza esclusiva dello Stato”. L’appello a tutte le forze politiche è a sbloccare le aree idonee per impianti fotovoltaici ed eolici di grande taglia (131 gigawatt sono in attesa di autorizzazione) e a sostenere il più possibile l’iter del disegno di legge sul Nucleare sostenibile, approdato alla Camera. “Serve la corrente di continuità a zero emissioni che le rinnovabili, pur necessarie, non possono garantire. Continuare a sostenere che il nucleare sia inutile perché servono 10-15 anni per attivarlo è falso. Inutile è ogni anno, ogni mese, che si perde”, insiste Orsini. Che invoca fiducia e coraggio: “Usiamolo per continuare a costruire sviluppo, competitività e opportunità. Questa è l’unica via capace di generare futuro, coesione sociale e benessere diffuso”. La ricetta, per Confindustria, è prendere scelte che facciano ritornare l’Italia a una crescita del 2 per cento l’anno, “crescita che noi giudichiamo non solo necessaria, ma possibile”.

    In collaborazione con Agenzia Gea.

    Tags: assembleaconfindustriaOrsini

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