Bruxelles – “Il nostro è un grido d’allarme: l’industria italiana non ha sei mesi di tempo” per una risposta sugli ETS. Lo ha dichiarato il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante un punto stampa a Bruxelles, mentre a poche centinaia di metri era in corso il Consiglio europeo chiamato a decidere, tra le altre cose, sul futuro del meccanismo anti-emissioni ETS. Un vertice dall’agenda fitta, da cui – ha sottolineato – dipenderà “il futuro dell’83 per cento del welfare dell’Italia”.
Secondo Orsini, il sistema ETS in vigore nell’Unione europea dal 2005 “è da sospendere”, almeno in relazione all’attuale contesto. “Non ci aspettiamo che il conflitto termini nei prossimi giorni, né che il gas o la benzina possano costare meno”, ha spiegato, ribadendo come il tema dell’energia fosse già una delle principali preoccupazioni a inizio del suo mandato nel 2024 e lo sia oggi ancora di più. “Prima del conflitto il prezzo era 106 euro a megawattora, oggi siamo a 160: un aumento del 60 per cento. Avevamo già il prezzo più alto in Europa, mentre altri Paesi stanno intervenendo anche grazie a una maggiore capacità fiscale”.
Nel confronto europeo, Orsini ha menzionato gli interventi adottati da altri Stati membri. La Germania ha “modificato la propria Costituzione destinando 200 miliardi agli investimenti energetici e ha stanziato 26 miliardi l’anno per ridurre i costi”. La Francia ha “introdotto un tetto a 70 euro per megawattora”, mentre in Spagna il prezzo medio “si attesta intorno ai 40 euro“. “Come possiamo pensare di competere, mantenendo la nostra industria, quando l’energia è ormai il primo costo di produzione?”, ha osservato.
Guardando al medio periodo, il presidente di Confindustria ha indicato la necessità di rafforzare lo stoccaggio energetico e di costruire un mix equilibrato a livello europeo, accelerando in particolare sulle rinnovabili. In Italia, ha ricordato, restano da sviluppare circa 130 gigawatt di capacità, frenati anche da ritardi autorizzativi a livello locale. “Dobbiamo mettere a terra il più possibile eolico, fotovoltaico e idroelettrico, ma anche avviare subito il percorso sui microreattori nucleari, che richiederanno almeno dieci anni. Solo un mix energetico sano può abbassare i prezzi”.
In caso di conflitto prolungato, Orsini ha inoltre auspicato un passo avanti dell’Unione europea verso “il debito comune” per “sostenere i Paesi membri”. “Non possiamo affidarci solo agli aiuti di Stato, perché aumenterebbero il divario tra l’Italia e altri Paesi”, ha detto, lanciando “un appello di responsabilità” e ricordando che dietro ogni impresa che chiude o delocalizza “ci sono centinaia e migliaia di posti di lavoro”. “Se vogliamo un’Europa unita – ha aggiunto – servono progetti comuni, e il debito comune può essere uno strumento di coesione”.
Di segno diverso la posizione di BusinessEurope, l’associazione delle imprese europee, che in una lettera ai vertici comunitari in vista del summit ha indicato come priorità misure “più forti” per ridurre i costi dell’energia, mantenendo però “un ruolo centrale dell’ETS”, accompagnato da maggiore flessibilità per gestire eventuali volatilità. “La guerra in Medio Oriente accresce le preoccupazioni per la stabilità politico-economica”, si legge nel documento firmato dal direttore generale Markus J. Beyrer e dal presidente Fredrik Persson. Tra le altre richieste avanzate l’associazione chiede una spinta agli investimenti per recuperare la leadership tecnologica europea, il completamento dell’Unione dei risparmi e degli investimenti, la diversificazione delle partnership commerciali e la garanzia di un accesso sicuro al mercato energetico. Nella lettera si sollecita inoltre il Parlamento europeo a “concludere l’iter di attuazione dell’intesa Ue-Usa sui dazi“.


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