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    Home » Non categorizzato » Grecia, i sei miti da sfatare

    Grecia, i sei miti da sfatare

    Tutte le bugie sulla Grecia, dall'idea che "è tutta colpa dei greci" a quella secondo cui "la Grecia non ha fatto le riforme".

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    24 Aprile 2015
    in Non categorizzato

    In un recente articolo uscito sul Financial Times Martin Wolf ha sfatato alcuni dei miti che circondano l’epopea greca. Ecco i sei miti principali secondo il capo economista del giornale britannico:

    L’uscita della Grecia aiuterebbe l’eurozona

    Un’uscita dalla Grecia dall’euro sarebbe quasi senz’altro un disastro per tutta l’eurozona, secondo Wolf. “Se l’uscita dall’euro si traducesse in una catastrofe per il paese ellenico, le campagne populiste in altri paesi europei perderebbero di mordente. Ma l’appartenenza alla moneta unica cesserebbe di essere irrevocabile, e ogni crisi potrebbe scatenare ondate di speculazione destabilizzanti”.

    L’uscita dall’euro aiuterebbe la Grecia

    Molti sono convinti che un ritorno alla dracma, con relativa svalutazione, offrirebbe una via indolore alla prosperità. “Ma sarebbe così solo se l’economia fosse in grado di potenziare senza problemi la produzione di beni e servizi competitivi a livello internazionale, e la Grecia non è in grado di farlo”, scrive Wolf.

    È colpa della Grecia

    “Nessuno è stato costretto a prestare alla Grecia”, dice Wolf. “Inizialmente, i privati erano felici di prestare soldi al governo di Atene più o meno alle stesse condizioni che al governo tedesco: eppure non è che la natura della politica greca fosse un segreto”. Nel 2010, poi, invece di cancellare i debiti, come sarebbe stato necessario, i governi ( e l’Fmi) hanno deciso di salvare i creditori privati rifinanziando la Grecia. E così cominciò il gioco dell’“estendi e pretendi”.

    La Grecia non ha fatto nulla

    “Atene ha operato un aggiustamento dei suoi conti pubblici e della sua posizione con l’estero di proporzioni enormi”, fa notare Wolf: tra il 2009 e il 2014, il saldo di bilancio primario (esclusi gli interessi sul debito) si è ridotto del 12 per cento del prodotto interno lordo, il disavanzo di bilancio strutturale del 20 per cento del Pil e la bilancia delle partite correnti del 12 per cento del Pil. Fra il primo trimestre del 2008 e l’ultimo trimestre del 2013, la spesa in termini reali dell’economia greca è scesa del 35 per cento e il Pil del 27 per cento, mentre la disoccupazione ha toccato un livello record del 28 per cento della forza lavoro. “Sono aggiustamenti di enormi proporzioni Anzi, una delle tragedie dell’impasse sulle condizioni per il sostegno è proprio che c’è stato l’aggiustamento. La Grecia non ha bisogno di risorse aggiuntive”.

    I greci riusciranno a restituire i soldi

    Secondo Wolf, è impossibile che i greci siano in grado di rimborsare la montagna di prestiti che hanno contratto. “Un condono del debito è inevitabile”, dice. E non solo in Grecia.

    Una dichiarazione di insolvenza comporterebbe un’uscita della Grecia

    Il sesto mito è che se la Grecia dovesse dichiarare il default, sarebbe costretta a creare una nuova moneta e dunque a lasciare l’eurozona:

    Se il governo di Atene dichiarasse lo stato di insolvenza, gli istituti di credito del paese potrebbero non avere più i requisiti per accedere ai fondi di emergenza erogati dalla Banca centrale greca. Se così fosse, le banche quasi certamente dovrebbero imporre uno stop ai prelievi. Potrebbe addirittura arrivare uno stop ai pagamenti. Qualcuno sostiene che la Bce non avrebbe il diritto di venir meno al suo ruolo di prestatore di ultima istanza per le banche greche, come la Federal Reserve non avrebbe avuto il diritto di smettere di erogare prestiti alle banche di Detroit dopo il default dell’amministrazione comunale di quella città. Ma c’è una differenza. Nessuna banca americana era così esposta con il comune di Detroit da rischiare l’insolvenza in seguito al default della città. Ma nell’eurozona, che ha 19 mercati bancari separati, uno per ogni Stato membro, e con i titoli di Stato che pesano molto in ciascuno di essi, se un governo nazionale dovesse dichiarare lo stato di insolvenza le banche di quel paese potrebbero andare in bancarotta. La Bce non è tenuta prestare denaro a banche palesemente insolventi. L’interrogativo allora è quale risposta dare. Gestire l’economia greca con un funzionamento ristretto delle sue banche potrebbe essere possibile. Il governo in a corto di liquidità potrebbe effettuare pagamenti con dichiarazioni di credito che accetterebbe come pagamento delle somme a esso dovute. Non sarebbe auspicabile, ma sarebbe possibile.

    “Smontare questi miti non basterà a garantire una soluzione soddisfacente, ma sarebbe un inizio”, conclude Wolf. “Un accordo che includesse una riduzione permanente del debito dopo il completamento di una serie di riforme del funzionamento dell’economia e della politica greca sarebbe il risultato migliore. Se non si riuscisse a raggiungere un accordo di questo tipo, il meno catastrofico degli esiti potrebbe essere quello di accettare la realtà del default e lasciare che sia la Grecia a decidere cosa fare. Di sicuro sarebbe un risultato negativo: ma ormai chi ha ancora fiducia in un esito migliore?”. 

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