Bruxelles – Ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz; cessate il fuoco stabile e duraturo verso una pace sostenibile nella regione; divieto per l’Iran di possedere armi nucleari. Sono le priorità che l’Unione Europea ha nel contesto della guerra in Medio Oriente – guardando anche a una futura cooperazione più stretta con i partner mediorientali – e che ha esplicitato ai leader di Giordania, Libano, Siria, Egitto e del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Che, però, hanno portato al tavolo anche altri elementi chiave: il “prezzo umanitario altissimo” che “il Libano sta pagando“; la richiesta alla comunità internazionale e all’Europa di impegno con l’obiettivo di “porre fine alle aggressioni di Israele sul territorio siriano e alla violazione della sovranità della Siria“; il consolidamento della collaborazione di Siria e Libano con i partner UE. Il contesto è stato quello della colazione di lavoro informale, oggi (24 aprile) a Nicosia, a margine della due giorni di summit informale.
Dalla capitale cipriota, città spaccata tra Cipro e Turchia, arriva l’accoglienza dei leader europei al “prolungamento del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, così come quello tra Libano e Israele“, spiega la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nella sua dichiarazione alla stampa dopo l’incontro con i leader mediorientali. “Il nostro obiettivo comune è ora quello di negoziare una fine duratura della guerra” che “include il ripristino della piena e permanente libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, senza pedaggi”. Inoltre, “è chiaro che qualsiasi accordo di pace dovrà affrontare la questione del programma nucleare e missilistico balistico iraniano” perché “gli eventi delle ultime sette settimane hanno dimostrato il reale pericolo che un Iran dotato di armi nucleari rappresenterebbe per il mondo“, prosegue.
Von der Leyen sottolinea di aver lanciato ai partner messaggi “duplici”. Primo tra tutti, “la nostra assoluta solidarietà con i nostri partner nella regione” perché “la sicurezza è indivisibile” e “non si può avere stabilità in Medio Oriente o nel Golfo mentre il Libano è in fiamme”. Pertanto, “chiediamo il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale del Libano” e “una tregua temporanea non è sufficiente: abbiamo bisogno di un percorso permanente verso la pace“. Lungo il percorso, “continueremo a sostenere il popolo libanese”, assicura ricordando che sei voli del Ponte aereo umanitario dell’UE hanno consegnato oltre 250 tonnellate di aiuti, nell’ambito di un pacchetto di assistenza umanitaria da 100 milioni di euro. In questo capitolo, a dare qualche elemento in più è stata la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. “L’ONU ha deciso che il mandato di UNIFIL scade alla fine di quest’anno ma io penso che presenza internazionale al confine tra Libano e Israele rimanga necessaria e fondamentale ed è di questo che stiamo discutendo con i nostri partner”, spiega al termine del Consiglio europeo informale a Cipro.
Il secondo messaggio di von der Leyen “è che nei momenti di crisi i legami si rafforzano, perché non siamo solo partner nella gestione della crisi, ma anche partner per il futuro”, afferma von der Leyen rivolta ai leader di Libano e Siria. E snocciola gli appuntamenti recenti e futuri con Giordania, Egitto, Siria – il primo Dialogo politico di alto livello tra Damasco e Bruxelles si terrà tra due settimane – e i Paesi del Golfo – il vertice UE-CCG avverrà entro la fine dell’anno. “Siamo inoltre pronti a collaborare con i Paesi del Golfo per diversificare le infrastrutture per l’esportazione, riducendo la dipendenza dal solo collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz. È giunto il momento di promuovere progetti di connettività promettenti come l’IMEC, il Corridoio economico India-Medio Oriente-Europa“, osserva.
Per la presidente dell’esecutivo UE è chiara “una dura verità” e cioè che “la nostra sicurezza non è solo correlata, ma intrinsecamente legata” e “una minaccia a una nave mercantile nello Stretto di Hormuz è una minaccia a una fabbrica, ad esempio, in Belgio”. In quest’ottica, “oggi propongo quindi di andare oltre la gestione reattiva delle crisi. In primo luogo, potremmo valutare l’ampliamento della portata di missioni come l’Operazione ASPIDES” – operazione militare UE che attualmente lavora per la tutela della libertà di navigazione e della salvaguardia della sicurezza marittima, in particolare per le navi mercantili e commerciali nel Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico – “evolvendo dalla mera protezione a un sofisticato coordinamento marittimo congiunto“, precisa. E, in secondo luogo, “la minaccia della proliferazione di massa di droni e missili è purtroppo una realtà condivisa: dovremmo istituire una cooperazione strutturale” con i Paesi del Golfo Persico “per incrementare la produzione nel settore della difesa“, auspica von der Leyen senza entrare nei dettagli.
Per il presidente del Consiglio europeo, António Costa, “la guerra in Medio Oriente ha già avuto conseguenze disastrose – per le persone, per le infrastrutture e per l’economia globale – e con ogni giorno che passa senza una soluzione, la situazione non fa che peggiorare”. Anche l’ex premier portoghese ricorda “quanto la sicurezza dell’Europa sia strettamente legata a quella del Medio Oriente e quanto sia diventata vitale la nostra cooperazione in materia di sicurezza e difesa” e ribadisce che “l’Unione europea è pienamente solidale con i vostri Paesi e i vostri popoli”. Perciò, se la proroga del cessate il fuoco con “l’Iran è un passo positivo”, ora “i negoziati devono proseguire con l’obiettivo di trovare una soluzione duratura per porre fine a questa guerra e affrontare le questioni fondamentali”. Che sono: la riapertura “immediata, senza restrizioni e senza pedaggi, nel pieno rispetto del diritto internazionale e del principio di libertà di navigazione” dello Stretto di Hormuz. Per farlo, “la diplomazia è l’unica via sostenibile da seguire e l’UE è pronta a contribuire a tutti gli sforzi in corso” in cui ricade anche “la questione nucleare e il sostegno al ripristino delle infrastrutture energetiche del Golfo al fine di stabilizzare i mercati energetici globali”. Stessa posizione viene espressa rispetto al Libano, dove “la situazione continua a destare grave preoccupazione”. Qui l’UE auspica “un cessate il fuoco prolungato sul terreno” e chiede “che gli sforzi diplomatici proseguano, nel pieno rispetto del diritto internazionale, della sovranità e dell’integrità territoriale del Libano”. Ma Costa evidenzia che “Hezbollah rappresenta una minaccia esistenziale per il Libano ed è un pericoloso fattore destabilizzante per la pace e la sicurezza nella regione” ed elogia il presidente libanese Joseph Aoun per aver “preso una decisione davvero storica vietando le attività militari di Hezbollah”, perché “disarmare Hezbollah” “è l’unica soluzione sostenibile per ripristinare la stabilità del Libano“. Per il presidente del Consiglio europeo, “è incoraggiante constatare l’avvio dei colloqui tra Libano e Israele” che “è fondamentale che proseguano”.
Mentre i vertici UE citano solo di sguincio Israele e le sue responsabilità nella situazione, il presidente libanese Aoun ricorda che la “guerra è scoppiata in un momento in cui il Libano non si era ancora ripreso dalle guerre e dai problemi del passato, e che ha avuto un forte impatto sulla situazione socioeconomica”. Non usa mezzi termini il presidente: “Il Libano sta pagando un prezzo umanitario altissimo, con un flusso elevatissimo di sfollamenti e rifugiati e la conseguente pressione sulle infrastrutture, oltre che sui settori vitali dell’economia”. Eppure, “la regione ha un grande potenziale per l’integrazione economica, nonché per l’interconnessione dei servizi e del commercio” e “si tratta di potenzialità che non possono essere garantite in un periodo di instabilità”. Per questo motivo, nella riunione con l’UE di oggi a Nicosia, “abbiamo ribadito che la stabilità del Libano è parte integrante della stabilità della regione” e “ciò che accade in Libano non si limita ai suoi confini, ma ha un impatto sulla regione e sui suoi partner”. Di conseguenza: “Abbiamo confermato l’importanza, in termini di passaggio dalla gestione della crisi alla ripresa, del consolidamento del nostro partenariato e della cooperazione con i nostri partner europei, non solo sul piano della sicurezza, ma anche degli investimenti e al fine di garantire la connettività a livello economico tra le regioni”.
Più netto verso Tel Aviv è il presidente siriano, Ahmed al-Sharaa: “Vorrei invitare la comunità internazionale ad assumersi la propria responsabilità nei confronti di tutte le aggressioni israeliane di qualsiasi tipo che colpiscono le nostre terre e i nostri territori” e, “per questo motivo, l’impegno dell’Europa per la stabilità e la sicurezza della Siria sarà determinante. L’obiettivo è porre fine alle aggressioni di Israele sul territorio siriano e alla violazione della sovranità della Siria”, scandisce. Nonostante ciò, al-Sharaa vuole presentare agli europei il cambiamento della Siria che, “un tempo teatro di conflitti”, “ora desidera che il suo popolo diventi un ponte e un pilastro fondamentale per la soluzione del problema geografico”. E “per questo confermiamo il nostro impegno nell’iniziativa dei quattro mari, che pone l’accento sull’importanza di collegare la Siria con l’Asia, il Golfo e l’Europa“. Per il leader siriano, l’incontro di oggi a Cipro, isola dirimpettaia della regione mediorientale, terra divisa tra Cipro e Turchia e linea di frattura tra est e ovest, “rappresenta un momento di maturità politica che sancisce una nuova situazione geopolitica in un quadro di cooperazione: riteniamo che questa sia una realtà. La stabilità e la sicurezza della nostra regione e dell’Europa costituiscono la stabilità e l’equilibrio geopolitico, ed è per questo che è necessario un grande impegno congiunto in questa direzione”.

![Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa [Doha, 15 aprile 2026]. Fonte: EuNews](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/costa-260415-350x250.png)









