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    Home » Industria e Mercati » Meno fumatori, ma più sigarette illegali: nell’UE il mercato illecito supera il 10 per cento

    Meno fumatori, ma più sigarette illegali: nell’UE il mercato illecito supera il 10 per cento

    "Se si vogliono adottare regolamentazioni ferme, proibitive e restrittive non ci si può stupire per l'emergere di un mercato illecito parallelo per quei prodotti", ha commentato Stefano Betti durante la presentazione del report realizzato da KPMG

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    3 Giugno 2026
    in Industria e Mercati, Salute
    [Foto: Unsplash]

    [Foto: Unsplash]

    Bruxelles – I cittadini dell’Unione europea fumano meno sigarette, ma ne comprano di più nel ‘mercato illecito’. Nel 2025 il consumo è sceso del 4 per cento, la riduzione annuale più rapida dal 2021, e le vendite sono calate del 5 per cento. Allo stesso tempo, però, sono stati consumati 42 miliardi di sigarette provenienti dal commercio illecito, il 10 per cento del consumo totale e il 7 per cento in più del 2024. A dirlo sono i dati raccolti da KPMG nel rapporto ‘Illicit cigarette and heated tobacco consumption, and oral nicotine share in Europe’, presentato oggi (3 giugno) e realizzato su commissione di Philip Morris International, compagnia statunitense attiva nell’industria del tabacco. 

    Non si tratta di un fenomeno improvviso. In vent’anni, infatti, il consumo legale di sigarette nell’UE è calato del 44 per cento, ma la quota di prodotti contraffatti è passata da meno dell’1 per cento a oltre il 5 per cento del consumo totale. Le perdite fiscali stimate per il 2025 sono di circa 16,7 miliardi di euro. Su 38 paesi europei analizzati, il fenomeno ha coinvolto 55,3 miliardi di sigarette illegali. Il mercato illecito sta affrontando una trasformazione strutturale: i prodotti contraffatti rappresentano ormai il 44 per cento del mercato illecito, con una crescita superiore al 20 per cento rispetto all’anno precedente. Il baricentro del fenomeno, spiega il report, si è spostato dall’Europa orientale verso i grandi mercati dell’Europa occidentale – Francia, Belgio e Paesi Bassi – dove la produzione domestica di sigarette alimenta reti criminali sempre più frammentate e difficili da tracciare. Secondo le interviste condotte da KPMG con 18 agenzie di polizia dell’Unione europea, i grandi carichi stanno cedendo il posto a spedizioni più piccole e frequenti, affidate a corrieri aerei, pacchi postali e persino droni. La vendita avviene sempre più attraverso social media e app di messaggistica, aggirando i canali al dettaglio tradizionali e rendendo più difficile l’individuazione della filiera. 

    La Francia si conferma il mercato illecito più grande del continente, con 20,5 miliardi di sigarette illegali consumate e una quota di mercato illecita del 41,4 percento. Sei Stati membri – Francia, Irlanda, Belgio, Cipro, Paesi Bassi e Lituania – superano già la soglia del 20 per cento.

    “Quando ci sono troppe restrizioni è immediata la crescita dell’illecito e non c’è una risposta sistematica da parte dell’UE nell’intervenire sul traffico non ufficiale”. Stefano Betti, vice direttore generale di TRACIT (Transnational alliance to combat illicit trade), ha spiegato così l’incremento che emerge dai dati. Più tardi, parlando con Eunews, ha ribadito la sua posizione: “Se si vogliono adottare regolamentazioni ferme, proibitive e restrittive non ci si può stupire per l’emergere di un mercato illecito parallelo per quei prodotti”. 

    Le industrie del tabacco si oppongono da tempo alle restrizioni e all’aumento delle accise, proprio mettendo in evidenza il legame con il mercato illecito. Il dibattito su questo tema è in corso e non è nuovo per l’Unione europea. Ad aprile Hana Ross, ricercatrice associata dell’Università di Vienna ed esperta di tassazione del tabacco, ha presentato insieme all’economista Kristijan Fidanovski uno studio sulle accise davanti alla commissione Affari fiscali del Parlamento europeo. “Le uniche stime annuali dei tassi illeciti di cui disponiamo attualmente sono finanziate e commissionate dall’industria del tabacco. E sappiamo che la loro metodologia non è trasparente. Hanno interesse ad esagerare il commercio illecito, soprattutto nei paesi con politiche fiscali sul tabacco”, aveva dichiarato Ross. In quell’occasione, l’eurodeputato di Renew Gilles Boyer, aveva rimarcato che “l’argomentazione del mercato illecito non può più essere utilizzata per frenare l’aumento della tassazione”, perché si tratta di “salute pubblica”. 

    Il rapporto realizzato da KPMG “ha una metodologia ben specifica e seria”, ha replicato oggi Stefano Betti. “L’industria del tabacco – ha continuato -, è uno stakeholder importantissimo nel settore e ovviamente ha una propria visione della problematica e mette in campo la propria interpretazione. È sbagliato dire che i dati, provenendo da questa industria, celano un mero interesse finanziario”. Secondo Betti, “la prospettiva dell’industria del tabacco dovrebbe essere seriamente considerata e integrata nella riflessione dei policy makers, tanto più che molte delle misure prese finora per contrastare questo fenomeno non hanno dato i risultati sperati”. 

    Il problema, ha spiegato Betti, non è solo “a livello di UE, ma anche a livello di Stati membri. Si tende a non tenere in considerazione che determinate regolamentazioni particolarmente restrittive hanno un effetto a cascata su altri settori, per esempio sulla creazione di mercati leciti paralleli”. Il risultato è che “ci si concentra esclusivamente sul lato necessità di proteggere la salute pubblica, dimenticando l’altra parte dell’equazione”. Sarebbe necessario, quindi, “un processo decisionale serio che coinvolga più realtà. Serve avere l’onestà intellettuale di cambiare posizione – ha aggiunto Betti -, di ripensare certi modelli”. Una volta che “certe regolamentazioni sono state adottate – ha continuato -, inevitabilmente hanno creato uno spazio per strutture criminali, difficili da sradicare anche quando i regolamenti vengono abrogati”. 

    Per smantellare i flussi di mercato illecito e le organizzazioni criminali serve un approccio integrato. Per questo, ha raccontato Betti a Eunews, “TRACIT non si occupa solo di uno o due settori specifici, ma cerca di vedere gli aspetti problematici comuni a tutte le forme di traffici illeciti”. Così, “abbiamo potuto mostrare che in molti casi lo stesso gruppo criminale traffica in differenti tipi di beni, che per diversi tipi di traffici illeciti si utilizzano le stesse rotte commerciali, gli stessi network di funzionari pubblici che vanno corrotti per far passare la merce alla dogana”. L’idea, quindi, è “affrontare la problematica del traffico illecito in senso olistico, vedendo i tratti comuni e agire in modo da ridurre il rischio in tutti i settori, con una policy comune”.

    Il tema è più che mai attuale, con la revisione della direttiva europea sulla tassazione del tabacco. La proposta è stata adottata dalla Commissione il 16 luglio 2025, ma il percorso si conferma in salita, con diversi Paesi che si sono già espressi con pareri negativi. Dal 3 giugno, infine, è aperta anche la consultazione pubblica sulla revisione della direttiva sui prodotti del tabacco, attiva fino al 14 agosto. 

    Tags: acciseKpmgmercato illecitoregolamentazioniSalutesigarettetabaccounione europea

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