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    Home » Economia » “Stop ai tirocini non pagati”, la Commissione presenta la proposta di direttiva

    “Stop ai tirocini non pagati”, la Commissione presenta la proposta di direttiva

    L'esecutivo comunitario rimette mano al mercato del lavoro. Niente salario minimo, riconosciuta flessibilità agli Stati. Nel pacchetto anche le misure per rispondere alle carenze di manodopera qualificata

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    20 Marzo 2024
    in Economia
    [foto: Wikimedia Commons]

    [foto: Wikimedia Commons]

    Bruxelles – Basta alla formazione professionale non retribuita. Che si parli di stage o tirocini, il concetto non cambia: tutto deve essere pagato, e chi si trova ‘in prova’ deve avere accesso a protezione sociale e rappresentanza sindacale. La Commissione europea tiene fede ad annunci e promesse, e mette sul tavolo un pacchetto di misure volte a ridisegnare il mercato del lavoro a dodici stelle.  Da una parte una proposta di direttiva per tirocini di qualità, con indicazioni chiare per gli Stati, e dall’altra un piano d’azione per attrarre quella manodopera qualifica di cui c’è bisogno ma di cui c’è carenza.

    L’asse portante della strategia dell’esecutivo comunitario è senza dubbio la proposta di direttiva, che mira a colmare un vuoto normativo. I trattati sul funzionamento dell’Unione europea parlano di lavoro e lavoratori, ma non di apprendisti. Ma in forza degli stessi trattati, l’articolo 151 stabilisce che “l’Unione e gli Stati membri hanno come obiettivi la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, […] lo sviluppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo“. In ragione di ciò, l’articolo 153 stabilisce che “l‘Unione sostiene e completa l’azione degli Stati membri nei seguenti settori: a) miglioramento, in particolare, dell’ambiente di lavoro, per proteggere la sicurezza e la salute dei lavoratori;
    b) condizioni di lavoro;  c) sicurezza sociale e protezione sociale dei lavoratori”.

    L’esecutivo comunitario lavora in punta di diritto per mettere sul tavolo una proposta di direttiva che, pur lasciando libertà di manovra agli Stati membri, stabilisce il principio generale per cui un tirocinante è equiparato ad un lavoratore, e quindi ha diritto a retribuzione, rappresentanza sindacale, protezione sociale. Non si impone un salario minimo per il tirocinante, che resta materia di intervento degli Stati, a cui si chiede però di vigilare contro la pratica del lavoro nero e di condurre verifiche, tramite le autorità competenti preposte.

    Le ispezioni dovranno considerare tutta una serie di requisiti che serve a smascherare il lavoratore vero da quello presunto: mansioni, responsabilità, l’assenza della componente di apprendimento, fondamentale ai fini della definizione di tirocinante. Ancora, un tetto al numero degli stagisti, la richiesta di esperienze pregresse. Tutti parametri su cui dovranno basarsi le ispezioni, con i datori di lavoro tenuti a fornire le informazioni del caso. In ogni caso si stabilisce che in linea di principio uno stage non dovrebbe durare più di sei mesi. Tuttavia gli Stati membri possono prevedere una durata più lunga, purché “giustificata” e “fondata su motivi oggettivi“.

    Bruxelles stima che ci siano circa 3,1 milioni di uomini e donne alle prese con uno stage, e che solo per 1,6 milioni di loro ci sia una qualche retribuzione. Si vuole colmare questo divario, che è anche disparità di trattamento e discriminazione. Porre fine a alla pratica del lavoro gratis serve a evitare che molti cittadini europei in età da lavoro (15-64 anni), soprattutto i giovani, siano scoraggiati a cercare un impiego, in un momento in cui l’Ue ha bisogno di lavoratori, soprattutto specializzati.

    “I tirocini possono essere un ottimo modo per i giovani di fare una prima esperienza lavorativa, apprendere nuove competenze”, sottolinea Nicolas Schmit, commissario per il Lavoro. Tuttavia, “devono essere di qualità, nel senso che hanno un obiettivo di apprendimento chiaro, sono retribuiti e i tirocinanti possono ricevere tutoraggio e orientamento per aiutarli nella transizione verso il mondo del lavoro”-

    Alle misure ‘obbligatorie’ contenute nella proposta di direttiva, che i governi saranno chiamati a recepire una volta adottata, si aggiungono quelle meno vincolanti del piano d’azione per la carenza di manodopera. L’esecutivo comunitario invita gli Stati membri a incoraggiare il ricorso ai lavoratori più anziani (over 50), a promuovere canali di immigrazione economica mirata e controllata, riformare i servizi di primo impiego così da reperire quelle figure professionali carenti.

    Ci sono almeno 42 tipi di lavoratori di cui c’è  bisogno, soprattutto nel settore tecnologico (sicurezza informatica, telecomunicazioni), salute e sanità, trasporti, green-economy (tecnici per l’installazione di pannelli solari, esperti in produzione di batterie). Per sopperire a tutto questo si chiede un cambio di passo.  Anche perché la popolazione invecchia, come peraltro denunciato dalla Banca centrale europea, e in prospettiva, i lavoratori saranno sempre meno. “Entro il 2050, la popolazione in età lavorativa nell’UE scenderà a 236 milioni, rispetto ai 272 milioni del 2009“, avverte la Commissione europea.

    Le due iniziative sono inter-correlate. Tirocini retribuiti, spiega Valdis Dombrovskis, commissario per un’Economia al servizio delle persone,  “contribuiscono ad alleviare le carenze di competenze, a migliorare la nostra competitività”. Mentre il piano d’azione sulle carenze di competenze e manodopera “rappresenta il nostro percorso per rafforzare la competitività dell’UE nell’ambito della nostra economia sociale di mercato”.

    Tags: formazionelavoroNicolas Schmittirocinitirocini non retribuitiue

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