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    Home » Economia » Rinnovabili, Besseghini: “Il Fer 2 costerà 8-10 euro/MWH in bolletta. Mercato gas ancora nervoso”

    Rinnovabili, Besseghini: “Il Fer 2 costerà 8-10 euro/MWH in bolletta. Mercato gas ancora nervoso”

    Il presidente dell'Arera a tutto campo ai microfoni del #GeaTalk: "Autunno caldo? C'è ragionevole fiducia". Sulla nuova Europa è convinto: "L'Italia ha la capacità di plasmarla perché risponda in maniera più efficace alle nostre esigenze", ma sul Green deal "domandarsi se gli impatti sono sempre stati commisurati agli sforzi necessari per raggiungere gli obiettivi è lecito, anzi doveroso"

    Dario Borriello di Dario Borriello
    6 Giugno 2024
    in Economia

    Roma – Dagli stoccaggi di gas alle rinnovabili che incideranno nelle bollette per effetto del decreto Fer 2, ai costi della Tari e la nuova Europa. Stefano Besseghini a tutto campo ai microfoni del #GeaTalk. Il presidente dell’Arera fa il punto sui prezzi per gli approvvigionamenti di gas: “Tutto apposto? Magari è un po’ eccessivo, sicuramente non abbiamo più quei livelli di prezzie questo molto ci tranquillizza. In ogni caso siamo più vicini ai 40 euro al Megawattora che ai 30 euro, il ché è indice di una situazione dei mercati ancora nervosa”, spiega. Chiarendo che “siamo grossomodo al doppio del valore storico di valorizzazione della commodity gas”, ma rispetto al passato “abbiamo alcuni cambi di assetto fondamentali, uno su tutti il ruolo dell’Lng, che non essendo collegato tubi fisici ci espone di fatto al mercato globale”.

    Altro tema caldo è il decreto Fer 2, appena approvato dalla Commissione Ue, che consente di realizzare degli impianti per la produzione di energia rinnovabile. L’unica controindicazione è che può costare fino a 35 miliardi in venti anni, da coprire con aumenti in bolletta nella componente Asos, con un onere da calcolare nel delta tra la richiesta dei produttori nelle procedure competitive e i prezzi dell’energia elettrica sui mercati spot. “E’ molto difficile fare una stima – dice subito Besseghini -. Diciamo che, probabilmente, parliamo di circa 8-10 euro al MWH per la bolletta del consumatore, ma vedremo il suo dispiegamento nei prossimi vent’anni e a partire da quando questi impianti diventeranno operativi”.

    Nel frattempo si andrà avanti con i metodi ‘tradizionali’, perché “il gas lo abbiamo raccontato, in tempi non sospetti, come combustibile di transizione e in fondo questo ruolo non viene meno. Ci accompagnerà, soprattutto nella generazione elettrica, ancora per qualche tempo“. Dunque, meglio capire che cosa aspettarci nel prossimo inverno. “Dal punto di vista delle forniture, che sono un po’ la sonda principale, pur rimanendo sempre cauti sulle previsioni di prospettiva, non si vedono indicatori di criticità particolari”. Ergo “guarderei a questo autunno con ragionevole fiducia, nel convincimento che poi entrando nel 2025/2026 le cose andranno tendenzialmente migliorando“.

    Il dibattito politico, e non solo, è acceso anche sulla fine della finestra per il rientro nel mercato tutelato, in scadenza il prossimo 1 luglio. La Lega vorrebbe allargare le maglie almeno fino alla fine del 2024. “Questa è una valutazione che deve fare il governo“, mette il primo paletto Besseghini. Che vede anche delle potenziali criticità: “Questi termini hanno anche vincoli rispetto agli impegni presi e i processi già definiti, visto che l’assegnazione delle gare è avvenuta a inizio anno e rinviare alla fine di dicembre vorrebbe dire assegnare il consumatore, a distanza di un anno”. Poi, però, “tutto va valutato nel contesto delle dinamiche” ma “una dilatazione di tempi porta anche a disperdere questo tipo di convenienza” dovuta alle gare ben costruite, avvisa.

    Passando da un argomento all’altro, il presidente dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ritiene “estremamente virtuoso” che l’Antitrust “eserciti una moral suasion sul suo approccio, cioè la visione ex post delle dinamiche di mercato che si instaurano, soprattutto in un momento di transizione in cui la chiarezza e la precisione delle informazioni aiuta a orientarsi”, commenta l’uscita dell’Agcm verso le aziende del settore energivoro. “E’ una ‘never ending story’ quella del miglioramento della chiarezza delle bollette, tant’è vero che abbiamo in corso uno specifico procedimento, che non voglio chiamare ‘bolletta 3.0’ ma è esattamente finalizzata, con un ascolto attento delle associazioni dei consumatori, a trovare un meccanismo omogeneo delle informazioni che i clienti trovano nella bolletta – prosegue -. Perché molto spesso il problema è non trovarla sempre nello stesso posto e questo è molto disorientante. Per parte nostra cerchiamo di costruire strutture di regolazione che portino a elementi formativi chiari”.

    Non poteva mancare la domanda sulle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno, non sull’esito delle urne quanto sulle aspettative riposte sulla prossima composizione delle istituzioni europee: “Faccio fatica a pensare che c’è un’Europa da una parte e dall’altra ci siamo noi – mette in chiaro Besseghini -. Siamo una parte fondamentale dell’Europa, dobbiamo riappropriarci del concetto di essere un Paese capace di suggerire soluzioni regolatorie, normative e anche assetti industriali. Abbiamo la capacità di plasmare l’Europa perché risponda in maniera più efficace alle nostre esigenze di competizione“. Sul Green Deal, poi, ha un’idea chiara: “Le decisioni di Bruxelles hanno certamente impattato molto, ma non sono le sole e non soltanto quelle dell’ultima tornata di scelte. Ormai siamo stabilmente inseriti in un percorso di decarbonizzazione che ha indicato determinati obiettivi e, in una certa maniera, il sottostante industriale che si è costruito per rispondere a queste necessità ha impattato e impatta in maniera significativa sullo sviluppo industriale e sulla nostra competitività”. Ma “domandarsi se ha avuto impatti e se gli sforzi sono sempre stati commisurati agli sforzi necessari per raggiungere questi obiettivi non solo è lecito, ma doveroso“.

    Infine, i rifiuti. “E’ abbastanza difficile dire, genericamente, che si spende troppo per la Tari – sottolinea Besseghini -. Ciò che conta è che si spenda coerentemente con i servizi che si ottengono“. Allo stesso tempo “è drammaticamente vero che abbiamo ancora zone del Paese, lo abbiamo letto in tutte le relazioni annuali, in cui il rapporto tra il costo che si sostiene e il servizio che si ottiene, o il servizio ambientale, quindi la capacità di aderire alle indicazioni su smaltimento rifiuti e riciclo, sono molto sbilanciato. Questo, però, tipicamente dipende da assetti industriali un po’ deboli, da gestioni in economia o, appunto, dalla mancanza di impianti“. Situazione che si verifica più al Sud che al Nord, ma anche sulla separazione territoriale, il presidente di Arera invita a non essere “così netto nel tracciare la divisione”.

    Tags: arerabolletteenergiagasrinnovabilisostenibilitàstefano besseghini

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