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    Home » Economia » Il piano dell’Italia per “salvare” l’industria automobilistica europea

    Il piano dell’Italia per “salvare” l’industria automobilistica europea

    Il titolare del Mimit Adolfo Urso ha presentato ai suoi colleghi dei Ventisette un documento informale con cui si chiede alla Commissione di rivedere alcune norme e scadenze relative al settore automotive, nel quadro della strategia di abbattimento delle emissioni climalteranti. Altri cinque Paesi hanno sottoscritto la proposta di Roma

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    28 Novembre 2024
    in Economia
    Automotive

    Foto: Brian Snelson via Wikimedia Commons

    Bruxelles – Ritorna alla carica il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per continuare la sua crociata in difesa del comparto automotive nazionale ed europeo. Nella quale, assicura, sta trovando nuove sponde tra i governi dei Paesi membri. L’obiettivo, in linea con le priorità politiche della nuova Commissione von der Leyen approvata ieri dall’Eurocamera a Strasburgo, è quello di rilanciare la competitività dell’Ue coniugando la sostenibilità ambientale con quella industriale, nel solco del nuovo “Patto verde industriale” annunciato dalla presidente dell’esecutivo comunitario.

    Il non-paper italo-ceco

    Al Consiglio Competitività (Compet) di oggi (28 novembre) il titolare del Mimit ha presentato ai Ventisette un documento informale redatto insieme all’omologo ceco – a Roma e Praga ci sono, per inciso, gli unici governi in Ue guidati da partiti che fanno parte dei Conservatori europei (Ecr) – in cui si chiede tra le altre cose di anticipare l’attivazione della clausola di revisione del regolamento europeo sulle emissioni di CO2 dei veicoli leggeri, attualmente prevista per il 2026, al primo semestre del 2025.

    Questo dovrebbe permettere alle imprese di adeguarsi più efficacemente alle nuove norme europee per evitare sanzioni salate (nell’ordine dei 15-17 miliardi di euro già nel 2025, secondo le stime di Urso) e per ridare slancio alla produzione industriale nel Vecchio continente, condizione essenziale per riguadagnare la competitività perduta sul mercato globale.

    Il non-paper era stato anticipato ampiamente negli ultimi mesi e finora è stato sottoscritto anche da Austria, Bulgaria, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia. “Siamo particolarmente soddisfatti dell’ampia convergenza di posizioni espressa” dai partner europei, ha dichiarato Urso parlando ai giornalisti all’uscita dalla sessione pomeridiana del Consiglio. Anche Confindustria, Bdi e Medef (le associazioni imprenditoriali italiana, tedesca e francese) hanno aderito alla linea del governo italiano, sottoscrivendo una dichiarazione congiunta al Trilateral business forum di Parigi. Stesso dicasi anche per le associazioni europee delle Pmi industriali, tra cui Confapi e diversi membri della rete Cea-Pme.

    Adolfo Urso
    Il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso (destra) stringe la mano all’omologo maltese Silvio Schembri durante il Consiglio Competitività, il 28 novembre 2024 (foto: European Union)

    I target sulle emissioni

    Anzitutto, i Paesi firmatari mirano a riesaminare le modalità tramite cui andrà tradotto in realtà lo stop ai motori a combustione interna che scatterà nel 2035: obiettivi e scadenze non sono messi in discussione, fanno sapere dal Mimit, ma per rispettarli è necessaria una revisione tempestiva del regolamento che, secondo Urso, non può aspettare il 2026 come inizialmente previsto per i veicoli leggeri e il 2027 per quelli pesanti.

    Rispettare gli obiettivi ad interim (come quello della riduzione delle emissioni di CO2 del 15 per cento rispetto ai livelli del 2021 entro il 2025) sarà complesso, lamentano i governi nazionali, soprattutto considerando il rallentamento nella diffusione dei veicoli elettrici. Per coinvolgere maggiormente gli stakeholder di settore, il documento suggerisce l’istituzione di un “forum di partenariato” tra i rappresentanti dell’automotive, la Commissione europea e gli Stati membri dove discutere la strategia industriale dell’Unione.

    Nel testo si insiste poi sul concetto di neutralità tecnologica, principio ripreso anche dal rapporto Draghi, per aprire la strada ad una gamma più ampia possibile di soluzioni per l’alimentazione a basse emissioni dei veicoli. Tra tali soluzioni figurano i motori endotermici alimentati in maniera sostenibile, da prendere in considerazione insieme al ricorso a propulsori alternativi come i biocarburanti, altro chiodo fisso del governo italiano.

    Mario Draghi
    L’ex premier italiano Mario Draghi durante la presentazione del suo rapporto sul futuro della competitività europea, il 9 settembre 2024 (foto: Aurore Martignoni/European Union)

    Autonomia strategica

    Si tratta, secondo Urso, di “coniugare la sostenibilità industriale e sociale con la sostenibilità ambientale” e di mettere in campo “risorse significative a sostegno delle imprese” e delle famiglie europee attraverso un “Piano Automotive” promosso da Bruxelles. Quella della competitività è “la sfida delle sfide per l’Europa” secondo il responsabile del Mimit: “Il ritardo con gli altri continenti si accumula ogni giorno di più e dobbiamo decidere con realismo”, ha detto, e soprattutto bisogna decidere in fretta.

    L’obiettivo finale è quello dell’autonomia strategica dell’Ue nel campo delle tecnologie green, a partire dall’approvvigionamento delle materie prime critiche per la produzione delle batterie elettriche e dal consolidamento della filiera industriale del Vecchio continente. Per il ministro, l’Europa sta correndo il rischio di passare dalla “subordinazione drammatica” ai combustibili fossili russi ad “una peggiore subordinazione tecnologica ad altri attori statuali” come la Cina (che detiene il monopolio globale della lavorazione delle materie prime critiche indispensabili alla transizione energetica).

    Il nodo dei finanziamenti

    Con quali risorse si pagherà per tutto questo? Nel suo intervento al Compet, Urso ha sottolineato che per realizzare questi ambiziosi progetti “saranno necessarie anche risorse comuni”, citando l’esempio degli Stati Uniti dove vengono mobilitati anche i capitali privati. Il ministro ha accolto con favore l’iniziativa, annunciata ieri a Strasburgo da von der Leyen, di lanciare un “dialogo strategico sul futuro dell’industria automobilistica” nel Vecchio continente.

    Ursula von der Leyen
    La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen presenta all’Europarlamento il suo nuovo Collegio e il suo programma per i prossimi cinque anni, il 27 novembre 2024 (foto: Philippe Buissini/EP)

    L’idea, sposata da Urso, è quella di portare allo stesso tavolo produttori e legislatori “per trovare insieme delle soluzioni” in un momento in cui “l’industria attraversa una transizione profonda e dirompente”. La situazione negli Stati membri è preoccupante, ha sostenuto, “con l’annuncio ogni giorno di progetti che vengono sospesi o annullati sul percorso dell’elettrico”, con l’annullamento dei piani di costruzione delle gigafactory e con gli annunci di chiusure degli stabilimenti e di licenziamenti degli operai che si stanno moltiplicando negli ultimi mesi.

    Verso una riforma della carbon tax?

    Un altro punto su cui l’Italia sta cercando di convincere i partner europei è quello relativo al Meccanismo di aggiustamento del carbonio alle frontiere (Cbam nell’acronimo inglese), altrimenti detto carbon tax. Roma sta lavorando ad un altro non-paper insieme a Francia, Polonia e “altri Paesi” per rivedere i parametri definiti dalla Commissione poiché questi, ha spiegato Urso, “sono chiaramente inadeguati per sostenere la competitività delle industrie energivore europee, a partire dalla siderurgia e dalla chimica”.

    “Non abbiamo una visione ideologica ma pragmatica e responsabile”, ha aggiunto, anticipando che nel documento informale si menzionerà anche un “sostegno agli esportatori per rendere competitivo il prodotto realizzato in Europa sui mercati globali rispetto ai prodotti realizzati in altri Paesi che non rispettano le regole che noi ci siamo dati”.

    Tags: Adolfo Ursoautomotiveautonomia strategicacompetitivitàemissioni CO2

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