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    Home » Politica Estera » Nucleare iraniano, Teheran annuncia nuovi colloqui con gli europei a Istanbul

    Nucleare iraniano, Teheran annuncia nuovi colloqui con gli europei a Istanbul

    La Repubblica islamica ha fissato per venerdì 25 luglio un incontro con gli emissari di Francia, Germania, Regno Unito e Unione europea con l’obiettivo di scongiurare la reintroduzione delle sanzioni occidentali. Domani nella capitale persiana le delegazioni cinese e russa

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    21 Luglio 2025
    in Politica Estera
    Abbas Araghchi

    Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (foto: Pablo Porciuncula/Afp)

    Bruxelles – La diplomazia ci riprova. Per la prima volta dalla fine della guerra lampo di Israele contro l’Iran (col supporto determinante degli Stati Uniti), la leadership della Repubblica islamica annuncia colloqui con le controparti europee il prossimo venerdì per discutere del proprio programma nucleare. Già domani, Teheran ospiterà le delegazioni di Cina e Russia per “coordinare” la sua posizione con gli alleati.

    La conferma ufficiale è arrivata oggi (21 luglio) dal ministero degli Esteri iraniano, guidato da Abbas Araghchi. A seguito dei contatti avvenuti la scorsa settimana tra Araghchi e gli omologhi di Francia, Germania e Regno Unito più l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, è stato fissato per il prossimo venerdì (25 luglio) un incontro a Istanbul, in Turchia, per riprendere i negoziati sul programma nucleare degli ayatollah. Stando alle indicazioni del portavoce di Araghchi, Esmail Baghaei, i colloqui avverranno al livello dei viceministri degli Esteri.

    Kaja Kallas
    L’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas (foto: Consiglio europeo)

    Si tratta del primo faccia a faccia tra le squadre negoziali iraniana ed europee dallo scorso 20 giugno, quando i rispettivi ministri si erano incontrati a Ginevra nel tentativo di salvare la pista diplomatica, mentre sulla Repubblica islamica piovevano già da una settimana le bombe israeliane durante la cosiddetta guerra dei 12 giorni scatenata dal primo ministro di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu.

    Nella capitale elvetica si era cercato di mantenere in vita il Joint comprehensive plan of action (Jcpoa), l’accordo sul nucleare di Teheran del 2015 di cui fanno parte Francia, Germania e Regno Unito – il formato E3 – più Ue, Cina e Russia. Ma solo un paio di giorni dopo gli Stati Uniti avevano condotto un massiccio bombardamento dei siti atomici iraniani, facendo saltare il banco delle trattative.

    Gli Usa, che parteciparono allo storico accordo sotto la seconda presidenza di Barack Obama, si sono poi ritirati durante il primo mandato di Donald Trump nel 2018 reintroducendo alcune delle sanzioni sospese per effetto del trattato. Da allora, la Repubblica islamica ha ripreso ad arricchire l’uranio, raggiungendo – almeno secondo le accuse di Tel Aviv e Washington – il livello critico del 60 per cento, dal quale si sarebbe potuta avvicinare rapidamente alla soglia del 90 per cento, cioè quella necessaria a confezionare ordigni atomici.

    Donald Trump
    Il presidente statunitense Donald Trump (foto via Imagoeconomica)

    Dopo la conclusione delle ostilità, mediata dall’inquilino della Casa Bianca in persona, l’Iran ha estromesso dal proprio territorio gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), l’organo delle Nazioni Unite per il monitoraggio delle attività nucleari. L’Ue, così come l’intero campo occidentale, continua a mantenere la linea per cui l’Iran non deve possedere armi atomiche.

    Ora, coi colloqui di Istanbul sembra aprirsi un nuovo, timido spiraglio per la ripresa di un’iniziativa diplomatica, anche se per il momento nessuno sembra aspettarsi svolte decisive. L’incontro dovrebbe servire a Teheran per scongiurare l’attivazione del cosiddetto meccanismo snapback, tramite cui gli europei hanno minacciato di far ripartire le sanzioni pre-2015 contro la Repubblica islamica se non si compieranno sostanziali passi in avanti nei negoziati entro la fine di agosto.

    Nel frattempo, domani arriveranno nella capitale iraniana le delegazioni di Pechino e Mosca, gli alleati più stretti degli ayatollah. “Ci stiamo coordinando costantemente con questi Paesi su come prevenire lo snapback o su come mitigarne le conseguenze”, ha dichiarato Baghaei.

    In a letter addressed to UNSG @Antonioguterres, the President of the Security Council, EU High Rep Kaja and members of the UN Security Council, I have outlined why the E3 lacks any legal, political, and moral standing to invoke the mechanisms of the JCPOA and UN Resolution 2231…

    — Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) July 20, 2025

    In una lettera al Segretario generale dell’Onu, António Guterres, Araghchi ha dichiarato che i membri dell’E3 “non hanno alcuna legittimità giuridica, politica o morale per invocare” nuove misure restrittive poiché, ha spiegato, avrebbero “rinnegato i propri impegni” previsti dal Jcpoa, fornendo peraltro “sostegno politico e materiale alla recente aggressione militare illegale e non provocata del regime israeliano e degli Stati Uniti”.

    Nelle scorse settimane, il ministro degli Esteri iraniano si è detto comunque disposto a intavolare nuove trattative con gli Usa, a patto che vengano fornite a Teheran delle “garanzie” che non si arriverà ad una nuova guerra in caso di ripresa dei negoziati. Ma ha anche sottolineato che per ora non sono in programma contatti tra le rispettive diplomazie. Prima dell’avvio dell’aggressione israeliana, Teheran e Washington avevano avuto cinque round di colloqui, giudicati infruttuosi da Trump.

    Tags: Abbas Araghchidonald trumpE3guerra Israele-IranIranJcpoakaja kallasnucleare iraniano

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