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    Home » Politica Estera » Zelensky a Parigi sigla un’intesa “storica” per l’acquisto di caccia, droni e sistemi antiaerei

    Zelensky a Parigi sigla un’intesa “storica” per l’acquisto di caccia, droni e sistemi antiaerei

    Il presidente ucraino accolto dall'omologo Emmanuel Macron all'Eliseo: "Nuova tappa" nel sostegno della Francia alla resistenza di Kiev. Ma sull'incontro pesano gli sviluppi dal fronte e i riverberi dello scandalo di corruzione

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    17 Novembre 2025
    in Politica Estera
    Volodymyr Zelensky Emmanuel Macron

    Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky (sinistra), e quello francese, Emmanuel Macron (foto via Imagoeconomica)

    Bruxelles – Prosegue il nuovo tour europeo di Volodymyr Zelensky. Oggi (17 novembre), il presidente ucraino ha incontrato il suo omologo francese Emmanuel Macron per concordare una nuova cooperazione in ambito di difesa tra Kiev e Parigi, definita “storica” da entrambe le parti. I due leader hanno siglato un memorandum d’intesa per consegnare al Paese aggredito dalla Russia 100 jet da combattimento Rafale F4, fiore all’occhiello dell’aviazione militare transalpina, entro il 2035.

    Oltre ai velivoli, gli accordi firmati nella base di Villacoublay prevedono anche la fornitura di otto sistemi antiaereo SAMP-T di nuova generazione ancora in fase di sviluppo (la fabbricazione è franco-italiana), droni, missili e apparecchiature radar nonché 55 locomotive. A differenza dei caccia, la consegna di questi prodotti dovrebbe prendere le mosse già entro la fine di quest’anno.

    Nel pomeriggio, i due capi di Stato hanno visitato il quartier generale della “forza multinazionale” per garantire una potenziale tregua in Ucraina, imbastita nell’ambito della coalizione dei volenterosi sotto l’egida anglo-francese. Con questa intesa “superiamo una nuova tappa nell’integrazione con l’industria bellica ucraina“, ha dichiarato il padrone di casa durante una conferenza stampa congiunta all’Eliseo, riconoscendo il “momento difficile” che il suo ospite sta affrontando in questa fase della guerra.

    Grand jour.
    Великий день. pic.twitter.com/YwfGV4d7Ii

    — Emmanuel Macron (@EmmanuelMacron) November 17, 2025

    “Spero si riesca a ottenere la pace prima del 2027“, ha aggiunto, sottolineando la necessità di “accrescere la pressione come facciamo attraverso le sanzioni e la lotta contro la flotta fantasma” di Mosca. Macron ha rimarcato che gli accordi odierni guardano alla “rigenerazione dell’esercito ucraino in futuro“, in modo che sia “in grado di scoraggiare qualsiasi nuova incursione” una volta terminate le ostilità. “Questo è un accordo storico e apprezziamo molto il sostegno della Francia“, ha chiosato Zelensky prendendo parola al suo fianco.

    La differenza con le precedenti visite del leader ucraino è che, stavolta, la situazione in patria è particolarmente difficile. Sul piano militare, le truppe russe sembrano sul punto di prendere Pokrovsk, snodo chiave per il controllo della porzione di Donbass ancora nelle mani di Kiev. Peraltro, l’eventuale conquista della città permetterebbe a Vladimir Putin di dimostrare a Donald Trump che la linea del fronte è tutt’altro che stabile, rendendo più difficile sostenere la necessità di un cessate il fuoco.

    A livello interno, in queste settimane l’Ucraina è scossa dal più grosso scandalo di corruzione degli ultimi anni, esploso a seguito delle investigazioni di quelle agenzie indipendenti che lo stesso Zelensky aveva cercato di esautorare lo scorso luglio. Allora, la mossa del presidente aveva scatenato partecipatissime proteste di piazza e un’insolita strigliata di capo da parte di Bruxelles. Ora, le rivelazioni su un potenziale giro d’affari illeciti da 100 milioni di dollari hanno avuto come conseguenza il licenziamento di due ministri di punta del governo, e l’allontanamento di uno stretto collaboratore di Zelensky.

    Del resto, contrasto alla corruzione e tutela dello Stato di diritto sono due criteri chiave per progredire verso l’adesione all’UE. Zelensky ha riconosciuto che le azioni intraprese finora “non sono sufficienti”, promettendo di procedere con le riforme necessarie. L’inquilino dell’Eliseo si è detto “fiducioso” che la controparte ucraina porti avanti questi sforzi, “in particolare per quanto riguarda lo Stato di diritto, la trasparenza, la governance e la lotta alla corruzione“.

    Volodymyr Zelensky Emmanuel Macron
    Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky (sinistra), e quello francese, Emmanuel Macron (foto: Sarah Meyssonnier/Afp)

    Ieri, nella prima tappa del suo tour, Zelensky era ad Atene. Lì ha stretto un’intesa col premier greco Kyriakos Mitsotakis per la fornitura all’Ucraina di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense, che arriva ai terminal ellenici via Mediterraneo. L’accordo sarà operativo dal prossimo dicembre fino al marzo 2026 e, nelle intenzioni dei contraenti, servirà non solo a puntellare l’approvvigionamento di Kiev (le cui infrastrutture sono bersaglio dei quotidiani raid russi) ma anche a rafforzare la sicurezza energetica dell’intera regione, rifornendo anche Paesi senza sbocchi sul mare – e pertanto maggiormente dipendenti dal metano di Mosca – come Slovacchia e Ungheria.

    Domani, il presidente ucraino sarà in Spagna, dove incontrerà il primo ministro Pedro Sánchez. Madrid ha recentemente deciso di partecipare al programma PURL (acronimo di Prioritised Ukraine Requirements List) della NATO, col quale i membri dell’Alleanza acquisteranno armamenti a stelle e strisce da inviare a Kiev.

    Nel frattempo, i Ventisette hanno da poco approvato il 19esimo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino. Ma non sono ancora riusciti a trovare la quadra sul prestito di riparazione da 130 miliardi per l’Ucraina, che entro il primo trimestre del 2026 si ritroverà a un passo dal default a meno di un’iniezione di liquidità dai partner occidentali. L’esecutivo comunitario sta cercando di convincere le cancellerie a usare gli asset russi congelati per finanziare l’esborso, dal momento che le alternative – una nuova emissione di debito comune o contribuzioni bilaterali degli Stati membri – sono de facto impraticabili.

    Tuttavia, alcuni Paesi sono estremamente riluttanti a toccare i fondi sovrani di Mosca, per timore delle conseguenze giuridiche e legali (timori sollevati di recente anche dalla Banca centrale europea). Tra i governi nazionali, a puntare i piedi è soprattutto il Belgio, dove ha sede l’agenzia finanziaria Euroclear, detentrice degli attivi russi immobilizzati. Il premier Bart De Wever continua a chiedere misure solide di condivisione del rischio nel caso in cui la Federazione dovesse vincere un appello presso una corte di arbitrato internazionale. Il Consiglio europeo di dicembre dovrebbe essere il momento della verità.

    Tags: aiuti militaricorruzioneEmmanuel Macronguerra ucrainaprestito riparazioneRafale F4Samp-tvolodymyr zelensky

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