Bruxelles – Regolare l’intelligenza artificiale sta diventando sempre più complesso per l’Unione Europea. L’attenzione dell’istituzioni comunitarie è ora rivolta verso il contrasto dei deepfake (immagini manipolate dall’intelligenza artificiale) e allo sfruttamento sessuale sui social media di questi contenuti su X, il social network di Elon Musk.
Le immagini circolate su X
I numerosi strumenti a disposizione degli Stati membri sembrano però insufficienti per risolvere questo problema. Qualche settimana fa, infatti, le immagini realizzate da Grok (l’intelligenza artificiale del social network X) che sessualizzavano donne e bambini sono circolate senza freni su internet. L’assenza di consenso e la pericolosità di questa diffusione ha richiesto l’intervento della vicepresidente della Commissione Europea Henna Virkkunen. “Questa funzionalità è inaccettabile ed è stato richiesto a X di rimuoverla. Ora stiamo valutando in che altre misure X possa violare il DSA” ha ricordato Virkkunen.

Le regole europee
Nell’emiciclo, la vicepresidente ha elencato le opzioni in mano all’UE per contrastare il problema. “Il Digital Services Act (DSA) mitiga i rischi sulla diffusione dei materiali sessuali online e la loro amplificazione senza consenso”, ha dichiarato Virkkunen davanti agli eurodeputati. Per poi continuare dicendo che “esiste una direttiva sulla protezione dei minori e sta per essere concluso l’iter per l’applicazione dell’AI Act, che inizierà ad avere effetto ad agosto”.
Inoltre, questo pomeriggio la vicepresidente esecutiva presenterà il nuovo pacchetto normativo dedicato al settore delle telecomunicazioni. Nonostante, la questione non sia strettamente collegata alla diffusione dei contenuti deepfake la gestione delle reti è fondamentali per le infrastrutture digitali come X e suoi simili.
A quanto si apprende la Commissione dovrebbe aver scelto un approccio prudente, senza tasse specifiche imposte alle piattaforme. Le bozze per ora circolate parlano solo di un meccanismo di cooperazione volontaria tra gli OTT (i fornitori di servizi di contenuti come Netflix e Amazon) e gli operatori che gestiscono le reti.

Tutti contro X tranne i patrioti
Gli eurodeputati hanno però richiesto a gran voce maggiore interventismo da parte della Commissione visto che il problema non si sta risolvendo. L’eurodeputata Alexandra Geese, del gruppo dei Verdi è stata la più dura: “Questa mattina abbiamo sentito di immagini di abuso contro altri minori. Non è finito l’abuso”.
Nonostante il problema vada ben al di là del semplice Grok e del social network X, la maggior parte degli eurodeputati si è riferita direttamente a Elon Musk. La più coinvolta è stata la liberale Veronika Cifrová: “Quando sono scesa in politica si è diffuso sui social un mio video in bikini mentre ballavo. Io mi so difendere, ma questo accade anche a ragazzine minorenni senza possibilità di cancellare il contenuto”. Riferendosi poi ai giganti della tecnologia, ha aggiunto: “Potete fare soldi in un sacco di modi e avete scelto di farlo sfruttando le immagini di bambini in bikini”.

Il consenso è in ogni caso trasversale: sia Jeroen Lenaers dei Popolari che Alex Agius dei Socialisti hanno chiesto maggiore fermezza sul tema. L’unica che ha usato toni meno netti è stata Virginie Joron dei patrioti: “Tante pratiche suscitano indignazione ma restiamo coerenti con il diritto. Il minore deve essere tutelato senza ipocrisia o eccessi. Vietare uno strumento non è la soluzione“. Sul tema è intervenuta anche Ilaria Salis (The Left), che ha riassunto con franchezza la situazione di internet nel 2026: “Internet è uno strumento straordinario, ma può anche essere pieno di merda”.










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