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    Home » Economia » Materie prime critiche, la Corte dei conti riporta l’UE con i piedi per terra: “Obiettivi per il 2030 lontani”

    Materie prime critiche, la Corte dei conti riporta l’UE con i piedi per terra: “Obiettivi per il 2030 lontani”

    La diversificazione dei fornitori "non sta producendo risultati tangibili", le "strozzature" ostacolano la produzione interna e il riciclaggio "è ancora agli albori". Il rapporto dell'ECA avverte: l'UE potrebbe trovarsi "intrappolata in un circolo vizioso"

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    3 Febbraio 2026
    in Economia, Green Economy
    Ue Australia Materie Prime Critiche

    Bruxelles – C’è ancora “molta strada da fare” perché l’Unione europea raggiunga l’autonomia strategica nell’approvvigionamento di terre rare, necessarie per la transizione energetica. Il rapporto diffuso ieri (2 febbraio) dalla Corte dei conti europea è una doccia fredda: la diversificazione dei fornitori “non sta producendo risultati tangibili”, le “strozzature” ostacolano la produzione interna e il riciclaggio “è ancora agli albori”. Di questo passo, gli obiettivi per il 2030 fissati dalla legge UE sulle materie prime critiche rimarranno un miraggio. E con loro, quelli climatici e di rilancio della competitività.

    La transizione dell’UE verso le energie rinnovabili dipende in larga misura da batterie, turbine eoliche e pannelli solari, che richiedono tutte materie prime essenziali quali litio, nichel, cobalto, rame e altre terre rare. La maggior parte di questi materiali è attualmente concentrata in uno o pochi Paesi terzi: in primis la Cina, ma anche la Turchia e il Cile. Bruxelles, consapevole della pericolosa vulnerabilità, ha identificato 26 minerali ‘critici’, fondamentali per la doppia transizione verde e digitale, il cui approvvigionamento è da mettere in cassaforte entro il 2030.

    “Senza materie prime critiche non ci sarà transizione energetica, né competitività, né autonomia strategica. Purtroppo, attualmente dipendiamo in modo pericoloso da una manciata di paesi al di fuori dell’UE per l’approvvigionamento di questi materiali”, ha sottolineato Keit Pentus-Rosimannus, membro della Corte dei conti europea responsabile dell’audit. Esistono sostanzialmente tre strade per raggiungere la sicurezza dell’approvvigionamento: la diversificazione delle importazioni, l’aumento della produzione interna e il riciclaggio.

    Per ridurre la sua dipendenza dalla Cina, che lo scorso anno ha imposto divieti di esportazione su alcune terre rare, l’UE ha firmato negli ultimi cinque anni 14 partenariati strategici sulle materie prime critiche. Secondo il rapporto della Corte dei conti, tali sforzi “non hanno ancora prodotto risultati tangibili”: tra il 2020 e il 2024, le importazioni da questi Paesi partner – tra cui Canada, Cile, Namibia, Zambia, Ucraina, Argentina, Australia, Sudafrica, Norvegia, Kazakistan, Uzbekistan – sono addirittura diminuite per la metà delle materie prime critiche.

    La legge UE prevede inoltre che entro il 2030 almeno il 25 per cento delle materie prime critiche provenga da fonti riciclate. Anche qui, “le prospettive non sono promettenti”: secondo i dati raccolti dalla Corte, che si riferiscono alla fine del 2024, 7 dei 26 materiali strategici individuati dall’UE hanno tassi di riciclaggio compresi tra l’1 e il 5 per cento, mentre 10 non vengono riciclati affatto. Per di più, evidenzia il rapporto, la maggior parte degli obiettivi di riciclaggio sono generali, non specifici per le singole materie prime, e dunque non incentivano il riciclaggio dei materiali più difficili da estrarre e con costi di lavorazione più elevati.

    Infine, l’UE mira a incrementare – entro la fine del decennio – l’estrazione sul suolo europeo fino a coprire il 10 per cento del proprio consumo. La realtà è però che “le attività di esplorazione sono poco sviluppate, e anche quando vengono individuati nuovi giacimenti, possono essere necessari fino a 20 anni prima che un progetto minerario dell’UE diventi operativo“.

    La diagnosi della Corte è implacabile e lo scenario preoccupante: l’UE potrebbe trovarsi “intrappolata in un circolo vizioso”, in cui la carenza di approvvigionamento ostacolo lo sviluppo di progetti di lavorazione, il che a sua volta riduce lo slancio per incrementare l’approvvigionamento. Il tutto mentre la Commissione europea si prepara a presentare il suo Industrial Accelerator Act, legge pensata per riunire le esigenze di competitività e transizione verde, che – come anticipato dal vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné – insisterà sulla promozione del ‘Made in Europe’. Senza un cambio di passo sulle materie prime critiche, difficilmente l’UE sarà in grado di fabbricare in modo autonomo quelle batterie, turbine e pannelli indispensabili alla transizione.

    Tags: corte dei conti europeamaterie prime critichetransizione verde

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