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    Home » Economia » Svolta UE-Svizzera: 18 patti per rilanciare l’integrazione economica ed energetica

    Svolta UE-Svizzera: 18 patti per rilanciare l’integrazione economica ed energetica

    Von der Leyen e il presidente svizzero Guy Parmelin hanno firmato diciotto nuovi accordi per modernizzare la partnership strategica. Il nuovo pacchetto normativo dovrà ora affrontare l'iter di ratifica a Berna, con un probabile referendum popolare previsto entro il 2028

    Caterina Mazzantini di Caterina Mazzantini
    2 Marzo 2026
    in Economia
    svizzera

    Guy Parmelin and Ursula von der Leyen

    Bruxelles – “L’Unione Europea e la Svizzera possono essere vicine dal punto di vista geografico, ma siamo partner per scelta”. Con questa dichiarazione, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato una svolta nelle relazioni bilaterali tra il blocco comunitario e la Confederazione Elvetica. Insieme al Presidente della Confederazione Svizzera, Guy Parmelin, oggi (2 marzo) a Bruxelles sono stati siglati ben 18 tra accordi, protocolli e dichiarazioni destinati a rinnovare e modernizzare radicalmente una partnership che, negli ultimi anni, aveva attraversato momenti di profonda incertezza.

    “L’Unione europea è e rimarrà un partner affidabile e prevedibile in un contesto globale instabile”, ha dichiarato la presidente della Commissione. Le ha fatto eco il presidente svizzero: “I rivolgimenti geopolitici, i conflitti, le tensioni che interessano direttamente il continente europeo, la chiusura al mondo esterno di alcuni paesi e l’uso della forza da parte di altri, nonché i cambiamenti nelle relazioni commerciali mondiali, richiedono una base solida”. La firma odierna rappresenta il culmine di un processo negoziale intenso, ripreso con vigore a marzo 2024 dopo una brusca interruzione avvenuta nel maggio 2021. All’epoca, le parti non erano riuscite a trovare un’intesa su un accordo istituzionale unico, rischiando di cristallizzare le relazioni su intese nate tra 50 e 20 anni fa, ormai inadeguate a gestire le moderne sfide del mercato unico.

    La fase negoziale conclusasi a dicembre 2024 ha adottato una logica differente: non più un unico accordo quadro, ma l’associazione della Svizzera a una vasta serie di programmi dell’Unione. Già a novembre, Berna aveva ottenuto il via libera per partecipare a iniziative di eccellenza come Digital Europe, Erasmus Plus e Horizon Europe e la scorsa settimana, il voto favorevole del Consiglio, aveva dato il via alla firma della Commissione.

    Von der Leyen ha sottolineato come la priorità assoluta sia rivolta agli 1,5 milioni di cittadini europei che vivono in Svizzera e ai circa 450 mila svizzeri residenti nell’Unione, senza dimenticare le centinaia di migliaia di lavoratori transfrontalieri che ogni giorno varcano il confine. I nuovi protocolli forniscono finalmente maggiore chiarezza su questioni cruciali come i salari e i permessi di residenza, stabilizzando la vita quotidiana di milioni di individui.

    Guy Parmelin e Ursula von der Leyen a Bruxelles, 02/03/26

    Sul piano economico, l’accordo riconosce che le economie delle due parti sono intrinsecamente interconnesse, con l’UE che si conferma il principale partner commerciale della Svizzera. Le imprese, l’altra grande priorità di questo accordo, beneficeranno di condizioni eque, trasparenti e prevedibili, elementi essenziali per favorire gli investimenti a lungo termine.

    Settori chiave come il trasporto aereo e terrestre vedranno un’integrazione più profonda, ma la vera novità riguarda il mercato dell’energia elettrica. “Stiamo avvicinando i nostri mercati dell’energia elettrica e questo migliorerà la sicurezza dell’approvvigionamento e contribuirà a una maggiore stabilità dei prezzi”, ha affermato von der Leyen. Inoltre, è stato stabilito uno spazio comune per la sicurezza alimentare, con un unico insieme di norme per i produttori di entrambe le parti, semplificando gli scambi e garantendo standard elevati. La cooperazione si estenderà anche a settori d’avanguardia come la ricerca sanitaria e lo spazio, pilastri fondamentali per la competitività futura dell’intero continente europeo.

    Uno dei punti più delicati riguarda il ‘Buy European’, il principio di ‘preferenza di acquisti europei’ che si sta affermando a Bruxelles, e come tale principio si applicherà ai Paesi dello Spazio Economico Europeo e ai partner più stretti dell’UE (come il Regno Unito, ma anche la Svizzera). L’Industrial Accelerator Act (IAA), che la Commissione presenterà nel mese di marzo, imporrà soglie minime di contenuto prodotto in Europa per accedere ad appalti e sussidi in settori strategici (batterie, solare, difesa). Il timore, a Berna, è che l’industria elvetica possa risultarne danneggiata. “Non c’è alcun interesse a non includere la Svizzera”, ha rassicurato von der Leyen in conferenza stampa, spiegando che l’IAA serve a rafforzare la competitività europea e che la considerazione dei paesi partner strategici è parte integrante della visione della Commissione.

    Tuttavia, è stato chiarito da funzionari UE che gli accordi siglati oggi sono “profondamente diversi” da quelli che regolano lo Spazio Economico Europeo (SEE). Ed è stata una scelta deliberata dei negoziatori svizzeri quella di non puntare a un’integrazione così profonda, per proteggere specificità nazionali (come ad esempio il settore agricolo, su cui Berna ha richiedere ed ottenuto di non modernizzare l’accordo di libero scambio esistente).

    Ad ogni modo, il percorso non è ancora concluso. Il Presidente Parmelin ha ricordato che “non è la fine del processo oggi”, poiché le leggi di attuazione dovranno passare al vaglio del Parlamento svizzero. È molto probabile, secondo il presidente svizzero, che l’intero pacchetto venga sottoposto a un referendum popolare, che i funzionari prevedono possa avvenire al più tardi nel 2028.

    A prescindere da ciò l’UE mantiene una posizione ferma: l’accordo è considerato un tutt’uno inscindibile, sostengono funzionari UE. Sebbene la Svizzera possa decidere internamente di votare separatamente su singoli temi (come l’energia), Bruxelles lo ha ratificato come un pacchetto unico e bilanciato; un rifiuto parziale in sede di referendum aprirebbe scenari incerti su come il Consiglio Europeo potrebbe reagire.

    Sullo sfondo resta l’ombra dell’iniziativa popolare svizzera “dei 10 milioni”, che mira a limitare la crescita demografica e potrebbe mettere a rischio la libera circolazione delle persone. Su questo punto, von der Leyen è stata categorica: la libera circolazione è una componente chiave e imprescindibile del pacchetto. La Commissione confida che la Svizzera continuerà a dimostrarsi un partner affidabile, capace di onorare i propri obblighi internazionali e di proseguire su questo cammino di prosperità comune. “Questa iniziativa non avrà alcun effetto diretto sul pacchetto UE-Svizzera”, ci tiene a ribadire il presidente Parmelin.

    Tags: Accordi bilaterali UE-Svizzeraaccordo cooperazioneueUe Svizzera innovazione ricerca

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