Bruxelles – La revisione della Taxation Excise Directive (TED) riaccende lo scontro europeo sulla regolamentazione dei prodotti a base di nicotina, intrecciando fiscalità, salute pubblica e libertà di circolazione. Al centro del dibattito c’è la posizione della Svezia, che difende il proprio modello basato sulla riduzione del danno, mentre cresce la tensione con la Francia dopo il giro di vite sulle buste di nicotina. A Bruxelles, il primo a mettere in guardia è l’eurodeputato svedese Johan Danielsson (S&D), che collega direttamente la partita fiscale alla futura revisione della direttiva sui prodotti del tabacco (TPD): “Dal mio punto di vista, il governo non dovrebbe fare concessioni sulla TED senza sapere cosa otterrà nella futura revisione della TPD. Se la Svezia deve rinunciare al veto, deve esserci una chiara garanzia che la tradizione dello snus sarà protetta”, afferma a Eunews.
Per Danielsson, il rischio è quello di un compromesso al ribasso che penalizzi un modello nazionale consolidato: “Non si può accettare qualcosa di così importante sperando che si risolva dopo”. Una posizione che riflette un crescente scetticismo verso l’approccio europeo alla nicotina, giudicato poco coerente anche sul piano sanitario. “Trovo strano che alcuni Paesi considerino la nicotina sotto il labbro come il principale pericolo”, osserva. “In Francia il 25 per cento dei fumatori ha meno di 25 anni, contro il 3 per cento in Svezia. E tra i giovani europei, l’uso medio di sigarette elettroniche è del 6 per cento, rispetto al 2 per cento delle nicotine pouches. Le priorità sembrano un po’ strane”.
È proprio il caso francese a trasformare il confronto politico in uno scontro aperto. Dal primo aprile, infatti, Parigi ha introdotto misure molto severe contro le nicotine pouches, con possibili conseguenze anche per i cittadini europei in viaggio. “Gli svedesi rischiano sanzioni estremamente dure in Francia per un prodotto che è ampiamente utilizzato e considerato una tradizione culturale in Svezia”, denuncia Danielsson. “Questa non è una politica sanitaria seria. È un divieto sproporzionato e scollegato dalla realtà”. Le implicazioni vanno oltre il piano simbolico e toccano direttamente la libera circolazione: “Se anche solo una parte dei 668.560 turisti svedesi attesi in Francia portasse con sé lo snus bianco, molti cittadini comuni rischierebbero detenzione o multe pesanti”.
Per questo, l’eurodeputato ha chiamato in causa le istituzioni europee: “Abbiamo chiesto a Ursula von der Leyen se ritiene questo divieto proporzionato. Se la risposta è sì, deve spiegare su quali prove scientifiche si basa. Se è no, deve dire quali azioni intende intraprendere per difendere la libera circolazione e il mercato unico”. La pressione si estende anche al Parlamento europeo: “Se la Francia procede con sanzioni così estreme, il Parlamento UE non può continuare a riunirsi a Strasburgo come se nulla fosse. Abbiamo chiesto alla presidente Roberta Metsola di intervenire e di sospendere le sessioni finché le autorità francesi non faranno marcia indietro”.
Nella lettera inviata a Metsola dai cinque eurodeputati socialisti svedesi, si legge appunto la richiesta di sospensione delle sessioni almeno fino a quando la legge francese prevede potenziali pene detentive di cinque anni per chiunque venga trovato in possesso di buste di nicotina. Nello specifico, si legge: “La prospettiva che i cittadini svedesi vengano privati della libertà o puniti con una pesante multa mentre visitano la Francia, esclusivamente per possesso o utilizzo di bustine di nicotina, è chiaramente assurda e del tutto inaccettabile, soprattutto considerando che questi prodotti sono ampiamente considerati alternative meno dannose al fumo”. E, “se la Francia procederà con il divieto accompagnato da sanzioni così severe e sproporzionate, vi invitiamo a chiedere che le tornate di Strasburgo siano sospese finché non sarà ripristinata la proporzionalità in Francia e i cittadini dell’UE non potranno recarsi lì senza il rischio di misure punitive per l’uso di un prodotto a base di nicotina lecito nel loro Stato membro d’origine”, prosegue la lettera.
Su un fronte diverso, ma convergente nelle conclusioni, si colloca l’altro eurodeputato svedese, Charlie Weimers (ECR), che difende il modello nazionale come esempio di successo per tutta l’Unione. “La Svezia è il primo Paese ‘smoke-free’ dell’UE grazie allo snus e alle nicotine pouches”, osserva. “Il consumo di nicotina non è diminuito drasticamente, ma è cambiato il tipo di prodotto: le persone usano alternative meno dannose. E lo vediamo nei dati su tumori e malattie cardiovascolari”, precisa.
Secondo Weimers, vietare o penalizzare questi prodotti rischia di produrre effetti controproducenti: “La decisione della Francia di criminalizzare le nicotine pouches è un grave errore. Per migliaia di persone sono state lo strumento per smettere di fumare. Togliere questo strumento significa rischiare di riportarle alle sigarette”. Il nodo torna così alla TED e alla proposta di armonizzazione fiscale europea: “La proposta è cinque volte il livello attuale in Svezia”, sottolinea. “Noi applichiamo un principio di gradiente di rischio: tasse più alte per i prodotti più dannosi, più basse per quelli meno dannosi. La Commissione rifiuta questo approccio”. Una critica che diventa anche politica: “Il commissario per la Salute Olivér Várhelyi ha detto che tutti i prodotti a base di nicotina sono ugualmente dannosi. Mi chiedo su quali studi si basi. Non ha i fatti dalla sua parte”.
Da qui l’appello a Bruxelles: “L’Unione europea dovrebbe imparare dal successo svedese. Una riduzione del danno basata su evidenze – con regolamentazione rigorosa e accesso a prodotti a rischio inferiore – salva vite”. Ma allo stesso tempo, Weimers rivendica la sovranità nazionale: “La Francia è libera di vietare le nicotine pouches, ma non dovrebbe imporre aumenti fiscali a livello europeo che minano il modello svedese. Allo stesso modo, la Svezia deve essere libera di tassare questi prodotti come ritiene opportuno”.











