- L'Europa come non l'avete mai letta -
domenica, 26 Aprile 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » Qualcosa si muove nel mainstream economico

    Qualcosa si muove nel mainstream economico

    [di Keynes blog] Da Stiglitz a Summers, da Blanchard a Krugman, ecco come si sta riposizionando il mainstream economico.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    13 Novembre 2015
    in Non categorizzato

    di Keynes blog 

    Joseph Stiglitz, Larry Summers, Olivier Blanchard, Brad DeLong, Paul Krugman stanno contribuendo negli ultimi anni ad un significativo riposizionamento del mainstream economico. Questi economisti, tuttavia, non si muovono sulla stessa linea. Stiglitz, come vedremo, pare ormai aver abbandonato il mainstream. Blanchard, invece, sta tentando di salvarlo aumentando la dose di keynesismo nei modelli “New Keynesian”. Summers si colloca a metà tra i due: pur non avendo sposato un nuovo paradigma, sente tutte le limitazioni del vecchio. Krugman è impegnato invece in un ritorno al “vecchio” keynesismo della cosiddetta sintesi neoclassica (il modello IS-LM) prima della rivoluzione delle aspettative razionali.

    Larry Summers e l’isteresi

    L’isteresi, in fisica, è la tendenza di una certa grandezza a conservare “memoria” dei suoi stati precedenti. Se ad esempio si sottopone un pezzo di ferro ad un campo magnetico, esso rimarrà parzialmente magnetizzato anche dopo averlo allontanato dal campo. Nell’economia mainstream l’isteresi fu introdotta dallo stesso Summers e da Blanchard in un articolo seminale[1] del 1986 nel quale si cercava di spiegare la permanenza della disoccupazione in Europa. La spiegazione di allora era basata sul modello insiders-outsiders: in sostanza i lavoratori occupati e sindacalizzati (insiders) impediscono l’entrata di nuovi lavoratori (outsiders) nella produzione e tengono artificialmente alto il salario, sopra il livello di equilibrio.

    Una spiegazione, come si comprende, molto neoclassica, che porta come logica conseguenza di politica economica alla liberalizzazione del mercato del lavoro e soprattutto alla riduzione del potere sindacale.

    Oggi Summers torna sull’argomento isteresi in un contesto molto diverso e con conclusioni molto più keynesiane, in un articolo[2] sugli effetti permanenti del consolidamento fiscale, sia nell’eurozona che fuori. Gli autori in primo luogo rilevano che il PIL potenziale (il prodotto di una economia se tutti i fattori produttivi fossero pienamente impiegati) è diminuito a seguito della crisi e che la retta di tendenza del PIL è nettamente più bassa rispetto a quella del periodo pre-crisi:

    kb1

    Nel caso dell’eurozona, il Fondo monetario prevede che nel 2019 il PIL sarà minore del 15 per cento rispetto a quanto lo sarebbe stato seguendo il trend pre-crisi (e l’FMI di solito sbaglia per eccessivo ottimismo). Nel discussion paper, Fatás e Summers spiegano inoltre di aver trovato una correlazione tra l’intensità dell’aggiustamento fiscale e la riduzione del PIL potenziale. Poiché i moltiplicatori fiscali durante la crisi si sono dimostrati largamente maggiori di 1, ciò porta il rapporto debito/PIL a peggiorare invece che migliorare, così come già notato in un precedente articolo[3] dello stesso Summers e di Brad DeLong del 2012. Non solo. Oltre a non riprendere il trend precedente, neppure i tassi di crescita torneranno ai valori precedenti. Questo vuol dire che la differenza tra l’output effettivo e quello che si sarebbe determinato seguendo il trend pre-crisi si allarga nel tempo, perché ogni anno si cresce di meno di quanto si cresceva prima della crisi. In questo caso non siamo di fronte ad una “semplice” isteresi, ma ad una “superisteresi”, una isteresi che impatta non solo sul prodotto ma sulla velocità della sua crescita. Un po’ come un’automobile: dopo una frenata essa continua a procedere, ma più lentamente di prima, con il risultato che se non si preme sull’acceleratore si arriverà a destinazione non con qualche secondo in ritardo a causa della breve frenata, ma molti minuti dopo. Se quindi il prodotto di oggi dipende dalla domanda di ieri e del giorno prima, chiosa Paul Krugman[4], si può dire che “la domanda crea la sua offerta” o più correttamente che distruggere la domanda distrugge anche l’offerta.

    A commento di questo paper, in un articolo per il Washington Post[5], Summers si spinge piuttosto avanti nel prendere le distanze dalla teoria economica “New Keynesian” che dagli anni ‘90 costituisce gran parte del mainstream (New Keynesian è un nome piuttosto singolare per una teoria che colloca le cause della disoccupazione nel mercato del lavoro). Secondo Summers, abbiamo bisogno di una teoria economia “meno nuova e più keynesiana”.

    La macroeconomia New Keynesian standard si è astratta dalla maggior parte di ciò che è importante in macroeconomia. Questo è ancor più vero per modelli dinamici stocastici di equilibrio generale (DSGE), che sono il cavallo di battaglia degli staff delle banche centrali e del lavoro accademico più orientato alla pratica… I modelli New Keynesian implicano che le politiche di stabilizzazione non possono influenzare il livello medio della produzione nel corso del tempo e che l’unico effetto che le politiche economiche possono avere è sull’ampiezza delle fluttuazioni economiche, non sul livello della produzione.

    Per Summers la teoria economica dominante si è troppo concentrata nello studio del mondo quando le cose vanno bene e quindi ha mancato di dare una spiegazione e una risposta adeguata agli eventi macroeconomici più importanti:

    Contrariamente alla visione comune che la macroeconomia si comprende meglio studiando le proprietà stocastiche delle serie storiche stazionarie, i più importanti eventi macroeconomici sono in un certo senso unici. Pensate alla [Grande] Depressione [degli anni ‘30] o alla Grande Recessione [2008-09] o all’alta inflazione degli anni ’70.

    Riprendendo i concetti keynesiani di isteresi, stagnazione secolare ed equilibri multipli, Summers si augura che la teoria economica cambi come è cambiata dopo la Grande Depressione:

    Come la macroeconomia è cambiata in risposta alla Depressione degli anni ‘30 e all’inflazione degli anni ‘70, dopo altri 40 anni deve ancora trasformarsi in risposta alla stagnazione nel mondo industrializzato. [Invece che economia nuovo-keynesiana] forse potremmo chiamarla “nuova economia keynesiana”.

    Stiglitz versus Krugman 

    Come dicevamo, Paul Krugman è da tempo impegnato in una battaglia per il ritorno in auge del vecchio modello IS-LM. Secondo questo modello, la politica monetaria permette, attraverso la riduzione del tasso di interesse, di stimolare l’economia e farla tornare al pieno impiego. Esiste però un limite (detto “zero lower bound”), dato dal fatto che i tassi di interesse nominali non possono scendere sotto lo zero. Questo modello inoltre mutua da Wicksell il concetto di “tasso di interesse naturale”, cioè il tasso di interesse che sarebbe necessario a portare l’economia al pieno impiego. Quando però tale tasso di interesse è negativo, la politica monetaria diventa impotente ed è necessario utilizzare l’arma della politica fiscale (aumentare la spesa pubblica e/o ridurre le tasse):

    kb2

    Negli ultimi anni, però, i tassi negativi stanno in effetti affacciandosi all’orizzonte. Questa situazione paradossale nasce dall’azione delle banche centrali che, acquistando massicciamente obbligazioni, hanno fatto schizzare in alto i prezzi al punto che essi hanno determinato un tasso nominale negativo su alcune obbligazioni (in particolare i titoli di Stato). Ma c’è molto di più: ora le banche centrali sono disposte non solo ad imporre una “penale” (appunto un tasso di interesse negativo) sulle riserve in eccesso depositate dalle istituzioni finanziarie presso le stesse banche centrali (come ha fatto la BCE), ma addirittura a ridurre sotto zero i tassi di riferimento, come ha fatto la banca centrale svedese.

    Secondo Stiglitz non si può però dire che se i tassi crollassero in terreno negativo le cose cambierebbero radicalmente. In una intervista al sito Bloomberg.com, Stiglitz argomenta che il tasso di interesse reale (cioè al netto dell’inflazione) è stato negativo negli Stati Uniti, ma questo non ha dato una grande spinta all’economia.

    kb3

    Anche se il tasso in termini reali scendesse ancora attraverso tassi nominali negativi, per Stiglitz ciò non produrrebbe un grande effetto sull’economia. Secondo il premio Nobel, insomma, non ci si può affidare troppo al tasso di interesse, perché la domanda dipende solo debolmente da esso, diversamente da quanto presumono i modelli New Keynesian.

    Il problema è invece il reddito dei lavoratori/consumatori.

    In sintesi: secondo Krugman il problema sta nel fatto che le banche centrali non possono abbassare il tasso di interesse sotto zero (assunto che viene messo in questione dalle politiche monetarie non convenzionali) e quindi ciò rende necessaria la politica fiscale. Ma, visto che, a differenza di quanto assume Krugman, le politiche monetarie non convenzionali possono in effetti portare i tassi in terreno negativo, allora la politica fiscale dovrebbe diventare nuovamente superflua. Stiglitz invece è convinto che questo modo di vedere sia fondamentalmente errato e che l’intervento sui tassi di interesse non sia sufficiente in alcun caso. I difensori ad oltranza dell’efficacia delle politiche monetarie – Krugman non è tra questi – potranno certo obiettare che invece l’espansione monetaria ha ottenuto i suoi risultati, tant’è che gli Stati Uniti sono da tempo in ripresa e anzi si attende un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Eppure la discussione sull’efficacia delle manovre monetarie è ancora lontana dal giungere al termine. Se guardiamo al Giappone, l’espansione monetaria e la svalutazione non sono riuscite a creare una crescita sostenuta. Nel Regno Unito, i QE e i tassi bassissimi, accompagnati dalla svalutazione della sterlina, non sono riusciti di per se stessi a produrre la ripresa degna di questo nome, ripresa che è arrivata solo quando il governo ha creato artificialmente una bolla immobiliare. Per non parlare dell’eurozona, la cui crescita asfittica permane nonostante tassi bassi e quantitative easing. Torna quindi in auge l’avvertimento di Keynes circa l’inaffidabilità della politica monetaria, la cui efficacia dipende in ultima analisi dalla, non scontata, possibilità che essa influisca sulle aspettative, con intensità e tempistiche tutt’altro che prevedibili.

    Pubblicato su Keynes blog il 10 novembre 2015.

    —

    [1] Olivier J. Blanchard, Lawrence H. Summers, “Hysteresis and the European Unemployment Problem” in NBER Macroeconomics Annual, 1986, Volume 1, a cura di Stanley Fischer [link].

    [2] Antonio Fatás, Lawrence H. Summers, “The permanent effects of fiscal consolidations”, Centre for Economic Policy Research Discussion Paper No. 10902, October 2015 [link].

    [3] J. Bradford DeLong, Lawrence H. Summers, “Fiscal Policy in a Depressed Economy”, 2012 [link].

    [4] P. Krugman, “Demand creates its own supply”, blog sul sito del New York Times [link].

    [5] Lawrence H. Summers, “Advanced economies are so sick we need a new way to think about them”, Washington Post, 3 novembre 2015 [link].

    Ti potrebbe piacere anche

    Le dichiarazioni alla stampa dei presidenti del Consiglio europeo, Antonio Costa, della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di Cipro, Nikos Christodoulidīs, del Libano, Joseph Aoun, della Siria, Ahmed Hussein al-Sharaa. Fonte: Consglio Europeo
    Politica Estera

    Von der Leyen ai leader Mediorientali: “Nei momenti di crisi i legami si rafforzano”

    24 Aprile 2026
    Diritti

    Nell’UE il 24, 3 per cento dei giovani fa attivismo online

    24 Aprile 2026
    Economia

    Sul bilancio Consiglio europeo in salita. Meloni: “Negoziato difficilissimo”

    24 Aprile 2026
    L'aula del Parlamento europeo nella sede di Strasburgo. Fonte: Copyright: © European Union 2021 - Source : Parlamento europeo
    Politica

    Bilancio UE, crisi energetica e Ucraina: i temi alla plenaria dell’Eurocamera

    24 Aprile 2026
    [foto: imagoeconomica] ue soldi regole spesa finanza sostenibile
    Green Economy

    UE e istituzioni partner firmano il Fondo sui Green Bond: fino a 20 miliardi di euro per infrastrutture sostenibili

    24 Aprile 2026
    Marta Kos - Ucraina - Allargamento
    Politica Estera

    Accelera il processo per l’adesione dell’Ucraina in UE. Kos: “Integrazione sempre più fondamentale”

    24 Aprile 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    Le dichiarazioni alla stampa dei presidenti del Consiglio europeo, Antonio Costa, della Commissione europea, Ursula von der Leyen, di Cipro, Nikos Christodoulidīs, del Libano, Joseph Aoun, della Siria, Ahmed Hussein al-Sharaa. Fonte: Consglio Europeo

    Von der Leyen ai leader Mediorientali: “Nei momenti di crisi i legami si rafforzano”

    di Giulia Torbidoni
    24 Aprile 2026

    I leader UE constatano che la sicurezza dell'Europa è "strettamente legata" a quella della regione in fiamme e oltre a...

    Nell’UE il 24, 3 per cento dei giovani fa attivismo online

    di Iolanda Cuomo
    24 Aprile 2026

    Una persona su quattro i 16 e 29 anni va sul web per esprimere un'opinione o a voti. Gli italiani...

    Sul bilancio Consiglio europeo in salita. Meloni: “Negoziato difficilissimo”

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    24 Aprile 2026

    Sul budget settennale (MFF 2028-2034) il vertice informale dei capi di Stato e di governo registra posizioni distanti e inconciliabili....

    L'aula del Parlamento europeo nella sede di Strasburgo. Fonte: Copyright: © European Union 2021 - Source : Parlamento europeo

    Bilancio UE, crisi energetica e Ucraina: i temi alla plenaria dell’Eurocamera

    di Giorgio Dell'Omodarme
    24 Aprile 2026

    La proposta di PPE, S&D e Renew Europe sul prossimo QFP propone di portare all'1,27 per cento del PIL il...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione