Bruxelles – Allargamento, tra necessità e rebus l’Unione europea prova a portare avanti un iter di adesione di altri Paesi europei all’Unione europea in ottica anti-russa che porta con sé non pochi problemi per i ministri degli Esteri riuniti a Bruxelles. C’è una volontà politica di far entrare l’Ucraina nel club a dodici stelle, come espresso dalla commissaria per l’Allargamento, Marta Kos: “Proponiamo di aprire tutti i cluster“, vale a dire i gruppi di capitoli negoziali, con “il primo dei quali già sotto presidenza cipriota“, e quindi entro fine giugno, “e gli altri a luglio”, spiega a margine dei lavori. Una linea condivisa dalla Lituania, con il ministro degli Esteri Kestutis Budrys che si dice d’accordo ad “aprire i sei cluster per l’Ucraina“.
Attorno al tavolo però non tutti sono così entusiasti, come ricorda il ministro degli Esteri di Lussemburgo, Xavier Bettel, che frena: “Dobbiamo essere prudenti, ci sono regole da rispettare e dobbiamo spiegarlo ai Paesi dei Balcani occidentali“. Precisazioni d’obbligo, perché c’è chi ha presentato richiesta di adesione da molto prima dell’Ucraina e vede Kiev viaggiare a velocità coi rischi del caso. Per questo Bettel tende la mano al Montenegro, Paese che si trova nella posizione più avanzata di tutti gli Stati candidati: “Non possiamo dire che il Montenegro e altri Paesi candidati devono dipendere dall’adesione dell’Ucraina. Se i criteri sono soddisfatti il Montenegro deve poter accedere”.
Il tema dell’allargamento tiene banco anche per via della riunione voluta dall’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, con i rappresentanti dei Paesi dell’area dei Balcani occidentali, i quali chiedono garanzie e ricordano come l’adesione sia essa stessa una garanzia di sicurezza per l’Unione europea. Lo sottolinea in particolare il vice-premier del Kosovo, Glauk Konjufka, nel denunciare “l’influenza russa” nella regione, ragion per cui “l’allargamento dell’UE va vista come necessità strategica” per tutti. Chiede lo status di candidato, e con forza: “Date il questionario”. La richiesta rischia però di aspettare.
Sul Kosovo grava la questione di un riconoscimento di Stato indipendente e sovrano. Attualmente ci sono cinque Stati membri dell’UE – Cipro, Grecia, Romania, Slovacchia e Spagna – che non riconoscono il Kosovo, a cui si aggiungono Bosnia-Erzegovina, Serbia e Moldova. La strada dell’adesione all’UE per le autorità di Pristina è in salita, ma anche la Macedonia del Nord invoca un cambio di passo: “Abbiamo già registrato progressi tangibili”, rivendica il ministro degli Esteri di Skopje, Timcho Mucunski, che chiede di “rendere l’iter bilaterale“. Si tratta di rivedere regole per l’adesione, su cui l’UE ragiona.
A Bruxelles e nella capitali si inizia a considerare un’integrazione ‘graduale’, un modo per portare quanto si può i Paesi candidati già dentro l’Unione europea, magari permettendo partecipazione alle riunioni senza diritto di voto fino ad adesione ottenuta. “Abbiamo metodologie vecchie di 40 anni“, riconosce la commissaria Kos. “Oggi viviamo in tempi diversi, tempi di guerra, e non abbiamo tempo. Siamo in una fase di profonda discussione con gli Stati membri per vedere dove poter procedere a un’integrazione graduale, come mercato unico e sicurezza“.



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