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    Home » Economia » Surplus UE dimezzato nel primo trimestre 2026, pesano i dazi USA e il caro energia

    Surplus UE dimezzato nel primo trimestre 2026, pesano i dazi USA e il caro energia

    I dati di Eurostat dimostrano che nei primi mesi del nuovo anno il vantaggio commerciale dell'Unione è scivolato a 12,7 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2025 quando era di 23,6 miliardi di euro

    Caterina Mazzantini di Caterina Mazzantini
    26 Maggio 2026
    in Economia, Energia
    HAPAG - LLOYD AZIENDA INDUSTRIA LOGISTICA TRASPORTO TRASPORTI CARGO CONTAINER NAVE NAVI MONTEVIDEO EXPRESS. Commercio. Fonte: Imago economica

    Una nave cargo [Fonte: Imago economica]

    Bruxelles – L’aumento dei costi dell’energia e il calo delle esportazioni verso gli USA hanno messo sotto pressione il commercio e i conti dell’Unione europea nel primo trimestre del 2026. Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’Unione, nel primo trimestre del 2026, il surplus commerciale dell’UE è sceso a 12,7 miliardi di euro, segnando un netto calo rispetto ai 23,6 miliardi registrati nell’ultimo trimestre del 2025. Sebbene il saldo rimanga positivo – una tendenza che prosegue dal terzo trimestre del 2023 – la contrazione è drastica se confrontata con lo stesso periodo dell’anno precedente, quando il surplus dato dalla differenza fra i beni esportati e quelli importati toccava i 52 miliardi di euro.

    Analizzando i dati destagionalizzati – privati delle oscillazioni periodiche dovute a fattori climatici, festività o abitudini commerciali – l’Ufficio Statistico dell’UE rivela che la frenata della bilancia commerciale europea è riconducibile a due fattori critici identificati dagli analisti: le tensioni tariffarie con gli Stati Uniti e l’aumento dei costi dell’energia. Dopo un picco di esportazioni nel primo trimestre del 2025, spinto dal timore dell’introduzione di nuovi dazi, si è assistito a un progressivo calo dell’export verso gli USA, che ha eroso il saldo commerciale nei trimestri successivi. Oltre a ciò, nel primo trimestre del 2026, un brusco rialzo dei prezzi dell’energia, a seguito della crisi dello Stretto di Hormuz, ha fatto lievitare il valore delle importazioni, deprimendo ulteriormente il surplus complessivo.

    Analizzando gli ultimi nove mesi, mentre le importazioni sono tornate a crescere dell’1,7 per cento, per la prima volta dopo tre trimestri di calo, al contrario le esportazioni hanno registrato una lieve flessione dello 0,1 per cento, segnando la quarta diminuzione trimestrale consecutiva. Rispetto a un anno fa, il dato è ancora più marcato: le esportazioni sono crollate dell’8,8 per cento, mentre le importazioni sono diminuite del 3,3 per cento.

    Il peggioramento del saldo commerciale è stato guidato principalmente da due comparti: quello dei macchinari (e veicoli) e quello dell’energia. Rispetto all’ultimo trimestre del 2025, il surplus del primo è sceso da 39,8 miliardi di euro a 27,8 miliardi di euro e quello energetico è peggiorato passando da -64 miliardi di euro a -72,2 miliardi di euro. A compensare parzialmente queste perdite è stato il miglioramento nel settore degli “altri beni manufatti”, il cui deficit si è ridotto da -10,9 miliardi di euro a -5 miliardi di euro.

    Sul fronte dei partner globali, l’UE mantiene ampi surplus con il Regno Unito e gli Stati Uniti, trainati dal settore dei macchinari e veicoli e da quello di altri beni manifatturieri. Al contrario, questi due stessi gruppi di prodotti sono alla base del forte deficit con la Cina che persiste dal 2021. Inoltre, fin dal primo trimestre del 2025, continua a perdurare un deficit commerciale europeo notevole per i prodotti energetici, soprattutto con gli Stati Uniti e la Norvegia: nei primi tre mesi del 2026 si attesta rispettivamente a -17,78 miliardi di euro (-3,21 miliardi rispetto all’ultimo trimestre dello scorso anno) e -10,90 miliardi (-1,58 da Q4 2025).

    In particolare, tra i maggiori Paesi importatori in Europa di prodotti energetici, gli Stati Uniti si sono confermati il primo partner (19,3 per cento) e la Norvegia il secondo (11,9 per cento), ormai dal primo trimestre 2023, quando hanno superato la Federazione russa come conseguenza della politica di distacco di Bruxelles da Mosca a seguito dell’invasione dell’Ucraina. In questo primo trimestre 2026, l’Arabia Saudita (6,8 per cento) si è posizionata per la prima volta al terzo posto in questa classifica, scavalcando il Kazakistan. Eurostat sottolinea che la mappa dei fornitori energetici è profondamente mutata rispetto al 2021: da gennaio a marzo 2026, la quota delle importazioni dalla Russia è crollata dal 26,61 per cento al 3,6 per cento rispetto al primo trimestre del 2021, quando il Paese era il primo per import energetico dell’Europa mentre adesso è il settimo.

    Tags: bilancia commercialecommerciodeficit commercialeeurostatue

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