Bruxelles – “È giunto il momento per tutti i soggetti coinvolti di mettere a tacere le armi e di risolvere le divergenze in sospeso con mezzi pacifici, nel rispetto del diritto internazionale”. Dalla Commissione europea giungono una condanna ai nuovi attacchi degli Stati Uniti in Iran e un nuovo invito a tornare alla via della diplomazia. È Anouar El Anouni, portavoce dell’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, a esprimere opinione e linea della Commissione europea dinanzi ai nuovi raid missilistici statunitensi, denunciati dalle autorità iraniane in quanto in violazione del cessate il fuoco concordato tra Washington e Teheran.
I toni scelti a Bruxelles per entrare nel merito della questione sono quelli ormai noti, propri di un esecutivo comunitario attento a ricoprire il ruolo di equilibrista per non scontentare troppo il partner USA, criticato velatamente ed educatamente. Vero è che l’invito a “mettere a tacere le armi” è rivolto a tutti i soggetti, incluso l’Iran, quando l’aggressore è ben chiaro e visibile. Certo, non manca comunque un’implicita critica: sulla questione del conflitto in Iran “la nostra posizione non è cambiata, rimane coerente e invariata”, sottolinea il portavoce di Kallas, a voler marcare le distanze da chi predica in un modo e agisce in un altro.
“L’UE ha sempre sostenuto la necessità di un intervento diplomatico per porre fine alla guerra in Medio Oriente e ripristinare pienamente la libertà di navigazione”, continua El Anouni, che dice il vero. I capi di Stato e di governo, al pari dei rappresentanti delle istituzioni UE, hanno chiarito da tempo di essere contrari al conflitto, e di volere una soluzione rapida. “Il passaggio sicuro e libero, senza pedaggi, nello Stretto di Hormuz è nell’interesse della regione e dell’economia globale“, continua il portavoce di Kallas. In tal senso “continueremo a mantenere i nostri impegni diplomatici per affrontare, in coordinamento con i nostri partner, tutte le nostre preoccupazioni e i nostri interessi”.
L’UE in sostanza prende nuovamente le distanze dagli Stati Uniti e dal suo operato in Iran, ma facendo attenzione a non inimicarsi un interlocutore, il presidente statunitense Donald Trump, con cui dovrà continuare a fare i conti.
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