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    Home » Politica Estera » Iran, i leader UE compatti contro Israele e Stati Uniti: “Non vogliamo partecipare al conflitto”

    Iran, i leader UE compatti contro Israele e Stati Uniti: “Non vogliamo partecipare al conflitto”

    I capi di Stato e di governo dell'UE tutti d'accordo a dire 'no' ad un ingresso nella guerra con l'Iran. Sanchez: "Atto illegale". Merz: "Tacciano le armi, solo allora contribuiremo. Ma servirà mandato internazionale".

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Marzo 2026
    in Politica Estera
    [foto: European Council]

    [foto: European Council]

    Bruxelles – La guerra in Iran è e resta una affare di Stati Uniti e Israele, da cui tutta l’Unione europea si smarca. In un momento in cui i capi di Stati e di governo si mostrano confusi e divisi su dossier caldi come Ucraina e misure di risposta al caro energia prodotto al conflitto in Medio Oriente, i leader trovano tuttavia l’unità nel ribadire ‘no’ ad una partecipazione alle operazioni militari. Lo dice innanzitutto il primo ministro del Belgio, Bart de Wever, tra i primi a giungere nella sede del Consiglio europeo per i lavori e tra i primi a concedersi alla stampa: “Il Belgio non ha alcuna intenzione di essere implicato in questa guerra“, taglia corto.

    Un messaggio per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che incassa anche il ‘nee’ olandese: “La guerra in Iran l’hanno cominciata Israele e Stati Uniti, dobbiamo ridurre le tensioni“, la linea del premier Rob Jetten. Il primo ministro di Lussemburgo, Luc Frieden, completa la posizione del blocco del Benelux, compatto nel non immischiarsi: “Non abbiamo iniziato la guerra, non siamo in guerra, e non vogliamo essere trascinati in una guerra per cui neanche siamo stati consultati“.

    Chi prova a mostrare un approccio leggermente diverso, sia pur cauto, è la Lettonia: “Non abbiamo ricevuto nessuna richiesta, se dovesse giungere una richiesta della Nato la valuteremo“, dice la prima ministra Evika Silina, comunque lontana dal voler intervenire. Neppure il presidente francese, Emmanuel Macron, ne vuole sapere di intervenire, vero è che invoca la diplomazia: “I combattimenti dovrebbero cessare almeno per qualche giorno per cercare di dare una nuova possibilità ai negoziati” e giungere così una fine del conflitto. Diretto e perentorio il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez: “Siamo contrari a questa guerra. La guerra in Iran è illegale“.

    Insomma, l’unica possibilità di un intervento europeo in Medio Oriente è per gestire il post-conflitto, come chiarisce il cancelliere tedesco, Friedrich Merz: “Potremo impegnarci concretamente solo quando le armi taceranno“, afferma prima dell’inizio del vertice del Consiglio europeo. Ad ogni modo perché gli Stati membri dell’Unione europea giochino un ruolo servirà “anche un mandato internazionale, che al momento non abbiamo”.

    Anche Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, parla di necessità di abbassare le tensioni. “Continueremo a chiedere una de-escalation. Quanto accaduto stamattina nelle ultime ore ha un impatto diretto sulla regione, ma anche sull’Europa. Non solo in termini di sicurezza, ma anche a causa dell’aumento dei prezzi delle fonti energetiche da cui dipendiamo. Quindi continueremo a insistere su questo punto e speriamo che si trovi una soluzione”, sottolinea.

    I leader dell’UE trovano dunque una quadra nel dire ‘no’ al conflitto in Iran, pur ricordando la natura repressiva del regime degli ayatollah. La linea comune a 27 che ne deriva la offre l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas: “Gli attacchi dell’Iran contro le infrastrutture energetiche del Qatar creano ulteriore caos, ed è chiaro che abbiamo bisogno di una via d’uscita da questa guerra, non di un’escalation“. Dall’UE niente supporto militare come vorrebbero Israele e Stati Uniti che, lascia intendere Kallas, stanno operando al di fuori del diritto internazionale. Come spiega, “non ci sono le basi giuridiche” per poter operare visto che “il ricorso all’uso della forza è previsto in due casi, autodifesa e mandato ONU e queste cose non ci sono”. E poi, ammette, “non sappiamo quale sia l’obiettivo del conflitto”.

    Tags: Bart De Weverconsiglio europeoIranKaya KallasMedio Orientepedro sanchezuevertice dei leader

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