Bruxelles – “L’Europa è in piena solidarietà e unità con Estonia, Lettonia e Lituania. Perché quando i Paesi baltici vengono messi alla prova, è l’Europa intera a essere messa alla prova”. Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, ha scelto queste parole per aprire il suo intervento nella conferenza stampa, oggi (26 maggio), a Vilnius, dopo aver incontrato i leader di Estonia, Lettonia e Lituania. La presidente è volata in Lituania proprio per portare di persona la vicinanza dell’intera Unione ai Paesi baltici in un momento in cui la “frontiera orientale dell’Europa” è sempre più esposta alle incursioni di droni di Mosca e alle ripercussioni dell’aggressione russa all’Ucraina. “Le popolazioni dei Paesi baltici stanno vivendo ciò che molti ritenevano appartenesse a un’altra epoca. Allerte di incursioni aeree, famiglie nei rifugi, scuole chiuse, trasporti bloccati”, ha detto la presidente. “Dobbiamo essere chiari su cosa significhi: non si tratta di episodi isolati, ma di una strategia deliberata da parte della Russia, volta a destabilizzare le nostre società democratiche”, ha precisato.
A definire la situazione con parole chiare è stato il presidente della Lituania Gitanas Nausėda: “Gli Stati baltici non hanno permesso e non permetteranno che il loro territorio o il loro spazio aereo vengano utilizzati per attacchi contro altri Paesi. Tutti i tentativi del Cremlino di scaricare la responsabilità su altri sono solo propaganda cinica, progettata per distogliere l’attenzione dal fatto fondamentale: è stata la Russia a lanciare la brutale e illegale guerra contro l’Ucraina”, ha affermato. Nausėda ha scandito la preoccupazione perché i cieli sopra gli Stati baltici “non sono sufficientemente sicuri” e “il confine orientale dell’Unione europea è sottoposto ogni giorno a una pressione crescente: dalle incursioni di droni alle interferenze elettroniche, dagli attacchi informativi alle minacce di sabotaggio contro le infrastrutture critiche”.
In questo contesto, per von der Leyen al centro deve esserci la prontezza operativa. Perciò, i Paesi baltici riceveranno “ulteriori 12 miliardi di euro attraverso il programma SAFE“, che prevede fino a 150 miliardi di euro di prestiti ai Paesi UE aderenti per spesa in difesa. Il piano SAFE della Lituania è già stato firmato, mentre la presidente si è detta pronta a procedere “con Estonia e Lettonia in qualsiasi momento”. Von der Leyen ha inoltre sottolineato i progressi baltici nei sistemi anti-drone e nella difesa cibernetica, definendoli “di grande importanza per tutta l’Europa”. E, sempre per quanto riguarda le risorse finanziarie, von der Leyen ha spiegato ai giornalisti che sono disponibili 1,5 miliardi di euro da fondi di coesione – ora destinabili alla difesa – e 28 miliardi attraverso la nuova East Invest Facility. Mentre, per il prossimo bilancio a lungo termine, “la Commissione propone di triplicare gli investimenti in migrazione e gestione delle frontiere, quintuplicare quelli per la difesa e moltiplicare per dieci quelli per la mobilità militare”.
Sul fronte multilaterale, la presidente ha ricordato l’apertura di un fondo ONU in cooperazione con la difesa, grazie al quale sono stati raccolti 1,5 miliardi di euro nei tre Paesi baltici per difesa e sicurezza economica. E ha inoltre auspicato un coordinamento più stretto tra sistemi nazionali e piattaforme europee come Copernicus e Galileo, per rafforzare l’allerta e i sistemi anti-drone lungo tutto il fianco orientale. La presidente, poi, ha chiesto la creazione di un protocollo europeo per le situazioni ibride, che consenta “una rapida mobilitazione di tutti i membri dell’UE” di fronte a minacce cibernetiche e campagne di disinformazione. Per von der Leyen resta, però, fondamentale integrare Kiev nella strategia europea per l’industria della difesa. “Europa e Ucraina devono creare congiuntamente capacità difensive più innovative di quelle dei nostri avversari”, ha dichiarato.
Intanto, da Bruxelles, la portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Anitta Hipper, ha risposto alla minaccia lanciata ieri da Mosca agli stranieri e ai diplomatici di lasciare Kiev. “Abbiamo visto che la Russia sta solo cercando di seminare il panico, diffondendo angoscia. Vogliono paura e isolamento, in Ucraina e altrove. Ma abbiamo un messaggio chiaro: questo non funzionerà. Infatti, l’UE mantiene la sua presenza e le sue operazioni a Kiev. E queste minacce sanno di disperazione” perché “la Russia sta perdendo sul campo di battaglia quindi ora ricorre ancora una volta a minacciare i civili e le infrastrutture civili”, ha affermato. Secondo Palazzo Berlaymont, gli attachi “sono purtroppo una realtà quotidiana per l’Ucraina, per Kiev e i suoi cittadini”. Tanto che “anche la nostra delegazione sul campo e il quartier generale della nostra missione civile sono stati colpiti da attacchi sconsiderati”, ha ricordato Hipper. “Ricordiamo ancora una volta che qualsiasi attacco intenzionale contro i civili e gli obiettivi non militari è un crimine di guerra. Tutti i comandanti, gli autori e i complici di queste gravi violazioni della legge internazionale e umanitaria saranno chiamati a risponderne”, ha evidenziato. Secondo la Commissione, tutto ciò dimostra che “la Russia ha dimostrato, ancora una volta, quello che già sapevamo: che la Russia non è assolutamente interessata alla pace e non si cura minimamente di alcuno sforzo in tal senso”. Perciò, “da parte nostra, continueremo a sostenere l’Ucraina, che ha bisogno di sistemi di difesa aerea e di maggiori aiuti finanziari”.
Un concetto ribadito anche a Vilnius dalla presidente von der Leyen che, rispetto all’ipotesi di nominare un inviato europeo per avviare colloqui diretti con il presidente russo Vladimir Putin, non ha dato risposte. “Nessuno vuole la pace più del popolo ucraino – ha osservato -, dobbiamo sempre tenerlo a mente. Se la Russia ferma la sua aggressione, la guerra finisce. E noi europei siamo stati pronti sin dal primo giorno a impegnarci in un processo di pace, senza alcuna riserva”. Il problema, ha aggiunto, è che la Russia non mostra alcuna volontà in tal senso e “i bombardamenti degli ultimi giorni parlano da soli”. Le ha fatto eco Nausėda, chiarendo che eventuali colloqui potranno iniziare “solo quando la Russia chiederà un cessate il fuoco reale e metterà fine alla sua aggressione in Ucraina“. Sul metodo, il presidente lituano si è detto contrario a qualsiasi approccio frammentato. “La peggiore delle opzioni è parlare separatamente con 27 voci diverse – ha commentato -. Ci sono stati tentativi del genere in passato. Tutti falliti, possiamo dirlo chiaramente”. Da qui il suo sostegno esplicito a “una voce sola per conto di tutta l’Europa”.
Infine, von der Leyen ha ricordato la finalizzazione del prestito da 90 miliardi di euro a favore di Kiev, che garantirà all’Ucraina le risorse per acquistare capacità militari e finanziare il proprio bilancio per i prossimi due anni, “così da poter negoziare da una posizione di forza”.
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