Bruxelles – L’Unione europea manterrà il suo ruolo centrale nell’erogazione di aiuti umanitari, ma si adatterà alle sfide attuali. Lo ha spiegato oggi (27 maggio), la commissaria europea alla Preparazione e alla Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, presentando la Comunicazione congiunta – realizzata dalla Commissione europea con l’Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza – dedicata al tema. “Le emergenze – ha detto Lahbib che è titolare dei dossier della cooperazione internazionale, degli aiuti umanitari e della risposta alle crisi – hanno raggiunto livelli senza precedenti, con 239 milioni di persone in tutto il mondo che necessitano di assistenza”. Gli attuali finanziamenti globali, però, “consentono di aiutare meno della metà delle persone che ne avrebbero bisogno”. Intanto, “il numero delle crisi e la loro durata aumentano, mentre i tagli e l’insicurezza rendono sempre più difficile fornire gli aiuti salvavita”.
Attualmente, l’Unione e i suoi Stati membri forniscono la quota più elevata dei finanziamenti umanitari globali (35 per cento nel 2025). Il sistema umanitario internazionale, però, si trova in una situazione di profonda crisi. Il numero di persone sfollate forzatamente o in cerca di asilo è raddoppiato nell’ultimo decennio – si legge nei documenti della Commissione -, raggiungendo 117,3 milioni nel 2025. La violenza sessuale e di genere, compresa quella legata ai conflitti, ha continuato a crescere. Inoltre, l’insicurezza alimentare globale e la malnutrizione si stanno diffondendo sempre più e nel mondo sono attualmente in corso circa 130 conflitti, più del doppio rispetto a soli 15 anni fa.
Nel frattempo, nell’ultimo anno il sistema è stato sottoposto a ulteriori pressioni “a causa di importanti decisioni politiche e drastici tagli ai finanziamenti, in particolare da parte degli Stati Uniti e di alcuni altri grandi donatori“, scrive la Commissione. Ciò ha costretto le organizzazioni umanitarie a operare scelte drastiche di priorità nelle operazioni, raggiungendo solo una frazione delle persone bisognose. Inoltre, sottolinea l’esecutivo europeo, “l’assistenza è sempre più influenzata da considerazioni politiche o ideologiche, anziché essere guidata dai principi umanitari di umanità e imparzialità, minando le fondamenta su cui poggia il sistema umanitario internazionale”.
È in momenti come questi che “scopriamo se i nostri principi sono qualcosa di più che semplici posture e sono messi alla prova sul serio”, ha commentato Lahbib. L’obiettivo, quindi, è rispondere con soluzioni reali che la Commissione articola su tre pilastri: proteggere, agire e collaborare. “L’UE e i suoi Stati membri rimangono i donatori di aiuti umanitari più grandi e affidabili al mondo”, ha ricordato l’Alta rappresentante UE per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas. “Oggi, presentiamo il nostro nuovo approccio alla diplomazia umanitaria. Faremo un uso migliore di ogni strumento a nostra disposizione per garantire la consegna degli aiuti, assicurare l’accesso umanitario, proteggere i civili e garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario. Ciò aiuterà anche a garantire che le questioni umanitarie siano al centro della nostra azione esterna”, ha aggiunto.
L’UE, ha chiarito la Commissione, “adotterà misure concrete affinché gli aiuti umanitari possano essere erogati in modo sicuro e senza ostacoli”. Questo implica anche “intensificare la diplomazia umanitaria nell’ambito di uno sforzo collaborativo di Team Europe”. Un’attenzione particolare verrà dedicata agli operatori sul campo. “Lo scorso anno – ha spiegato la commissaria – sono stati uccisi più di 300 lavoratori del settore umanitario, più di 200 sono stati feriti e più di 100 rapiti”. La maggior parte di loro faceva parte di staff locali. “Faremo di più per proteggerli attraverso il sostegno finanziario, il rafforzamento delle capacità e la formazione sulla sicurezza, affinché tutti possano disporre delle conoscenze e degli strumenti necessari per operare in sicurezza, per proteggere sé stessi, ma anche i civili che assistono”, ha affermato Lahbib. In questo senso, il programma Protect aid worker, già attivo in diversi Paesi, “verrà ampliato fino a renderlo operativo a livello globale”.
La commissaria belga, poi, ha ricordato la sofferenza delle donne dei contesti di crisi, che “sono sempre le prime vittime e pagano sempre il prezzo più alto”. Per questo “stiamo lanciando SHIELD – salute sessuale e riproduttiva nelle emergenze e vita nella dignità – per migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva nelle situazioni di crisi e per rafforzare il sostegno ai sopravvissuti alla violenza di genere”.
L’UE vorrebbe rilanciare la propria strategia di aiuto umanitario, puntando su efficienza, partenariati e soluzioni di lungo periodo. “Vogliamo garantire – ha affermato Lahbib – che il sistema umanitario funzioni sotto pressione e in particolare con meno risorse”. Dal momento che i bisogni aumentano molto più in fretta dei finanziamenti, “ogni euro deve rendere di più, ma anche più velocemente”. Per questo, l’UE vuole riformare le catene di approvvigionamento. La logistica rappresenta “dal 60 all’80 per cento di tutta la spesa umanitaria” e “ogni euro risparmiato sulla logistica è un euro che possiamo spendere per cibo o vaccini”, ha precisato la commissaria.
Dunque, Bruxelles intende ottimizzare ogni fase della filiera, dall’acquisto dei beni fino alla consegna nelle aree più remote. Parallelamente, verranno ampliate le modalità di finanziamento – dall’assistenza in denaro ai fondi pluriennali – per garantire aiuti più prevedibili e rispettosi della dignità dei beneficiari. L’UE aumenterà i finanziamenti con un obiettivo del 25 per cento di localizzazione entro il 2027, più del doppio rispetto ad oggi. “Questo dà ai partner locali una reale titolarità – ha dichiarato Lahbib -, rafforzando le loro capacità e avvicinando l’azione umanitaria alle comunità”. In concreto, i partner internazionali dovranno ora spiegare nelle loro proposte di finanziamento come le comunità colpite e gli attori locali siano coinvolti nella progettazione e nell’erogazione dell’assistenza. Gli attori locali, quindi, verranno incoraggiati “ad avere un ruolo più incisivo nella risposta umanitaria”.
Ma proprio il nodo della localizzazione dei finanziamenti è una questione complessa. Un regolamento del 1996 vieta all’UE di finanziare direttamente gli attori locali. Per rispondere ai giornalisti su questo punto, Lahbib ha spiegato che l’UE è “un donatore globale, non un attore operativo”. L’Unione, quindi, “lavora attraverso ONG internazionali affidabili, cui è affidata la gestione delle procedure di audit e il rispetto dei regolamenti finanziari europei”. Quindi, sì al rafforzamento degli attori locali, ma “sempre tramite i partner internazionali”, ha dettagliato la commissaria ribadendo la posizione di “tolleranza zero” verso le violazioni. “L’UE dispone di un solido sistema di controllo per la tracciabilità e la responsabilità e la Direzione generale che gestisce gli aiuti umanitari non ha mai registrato problemi con la Corte dei conti europea”, ha scandito ancora.
Infine, per quanto riguarda i dati, la commissaria ha sottolineato la necessità di un cambio di approccio: “Abbiamo bisogno di dati a cui possiamo accedere rapidamente, dati di cui possiamo fidarci e che possiamo confrontare tra Paesi, tra crisi e tra organizzazioni“. Attualmente, ha spiegato, ogni organizzazione raccoglie i dati in modo diverso, “il che crea lacune ma anche duplicazioni”. Per questo motivo, ha concluso Lahbib, l’UE sta spingendo per la condivisione “utilizzando tutti gli strumenti disponibili, inclusi l’intelligenza artificiale e la tecnologia satellitare”.
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