Bruxelles – Avvio dei negoziati di adesione dell’Ucraina a giugno, potrebbe anche darsi. Un capo negoziatore UE per le trattative di pace invece è invece da rimandare a data da destinarsi. Sul delicato dossier ucraino l’Unione europea continua a ragionare e prendere tempo, che non necessariamente vuol dire perderlo. Perché dall’altra parte si vede una Russia poco seriamente intenzionata a voler dialogare, e questo influisce sul processo ‘indecisionale’ dei Ventisette, davvero titubanti sul da farsi.
La riunione informale dei ministri degli Esteri (Gynmich) è l’occasione per mostrare i limiti di un’UE che ancora si interroga sulla figura che dovrà rappresentarla al futuro tavolo negoziale. Nessuno fa nomi, a partire dall’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas: “Trovo che sia una trappola in cui la Russia vuole farci cadere: discutere di chi parla con loro, mentre loro scelgono già chi è adatto e chi no. Non cadiamo in questa trappola. Le negoziazioni sono sempre un lavoro di squadra”, sostiene a margine dei lavori. “La sostanza è più importante del negoziatore“. Vuol dire, traduce il ministro degli Esteri della Lettonia, Artjoms Ursulskis, che “dobbiamo essere pronti a fornire indicazioni” a colui o colei che rappresenterà l’UE. Occorre dunque prima stabilire il mandato, e poi la persona cui farlo eseguire. Per il ministro degli Esteri dell’Estonia, Margus Tsahkna, le condizioni da imporre per il futuro negoziatore UE sono le seguenti: “Adesione dell’Ucraina alla NATO, perché non potranno più esserci nel futuro zone neutrali e cuscinetto tra l’Europa e la Russia, e l’integrità territoriale” dell’Ucraina. Tutte condizioni che risultano difficili da accettare per Mosca.
Ad ogni modo neppure l‘Estonia si sbilancia sui nomi, e la stessa linea viene seguita dalla Spagna: “Dobbiamo avere una voce sola, più che una sola persona” al tavolo, sostiene il ministro degli Esteri di Madrir, José Manuel Albares. Chiude ogni porta la Lituania: “Non è tempo di discutere di nomi, è tempo di fare più pressione sulla Russia“, taglia corto il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, che esorta a chiudere il 21esimo pacchetto di sanzioni contro Mosca, includendo la messa al bando di tutti i servizi marittimi e sanzioni contro Rosatom e Lukoil, i colossi energetici nucleare e petrolifero russi.
Nella complicata riflessione si aggiunge il contributo di Xavier Bettel. Per il ministro degli Esteri di Lussemburgo si potrebbe immaginare anche “un trio” invece di un unico nome. Suggerisce “un ex politico”, perché in questo modo la persona, e le persone, avrebbero “meno pressione politica” e la possibilità di lavorare meglio senza l’assillo di dover pensare ai voti futuri, ed ecco spuntare in questa partita Jean-Claude Juncker, ex primo ministro ed ex presidente della Commissione europea: “Ritengo sia un buon nome, ha conoscenze…”, dice Bettel.
Non è da escludere, dato la complessità del tema, che il nodo possa essere sciolto a livello di capi di Stato e di governo in occasione del vertice del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Ma giugno potrebbe invece risultare più determinante per il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Cresce il fronte degli Stati membri a favore dell’apertura a giugno dei capitoli negoziali per Kiev: lo chiedono i baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), lo sostengono Romania, Cipro, Lussemburgo e anche Italia: “Il governo è favorevole all’adesione dell’Ucraina, ora dobbiamo studiare a livello europeo qual è la formula migliore per avanzare”, sostiene il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Il nodo della questione adesione sta nel procedimento: manca l’intesa su quanti capitoli negoziali aprire, se solo alcuni o tutti, o se invece immaginare un’associazione che in qualche modo anticipi l’adesione vera e proprio, formula di compromesso della Germania. Un’eventualità che trova la disponibilità della Lettonia, con Ursulskis che però mette in chiaro: “I modelli alternativi non devono mettere in discussione l’appartenenza all’UE” dell’Ucraina. Mentre Tajani detta le linee rosse dell’Italia: “Bisogna continuare a lavorare per Kiev senza però dimenticare i Balcani: i tempi sono maturi per l’adesione di Montenegro e Albania, che è una priorità per la stabilità della regione e la crescita dell’Unione europea”.
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