Bruxelles – Una collaborazione rafforzata tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e Unioncamere a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane. È quanto prevede l’Accordo quadro che, oggi pomeriggio (27 luglio), alla Farnesina, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha firmato con il presidente di Unioncamere, Andrea Prete. L’intesa, come spiega il Ministero, riconoscerà Unioncamere tra gli attori del Sistema Italia per la crescita dell’export e punterà a coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese in Italia nei percorsi di accesso e consolidamento sui mercati esteri, valorizzando la presenza delle Camere di commercio sul territorio e la rete delle Camere di Commercio Italiane all’Estero. A livello pratico, Unioncamere metterà a disposizione la propria conoscenza del tessuto produttivo nazionale e delle vocazioni all’export dei territori, mentre il Ministero coinvolgerà il sistema camerale nelle missioni istituzionali ed economiche e nei programmi di promozione dell’internazionalizzazione. “Con questo accordo, il sistema camerale entra a pieno titolo nella squadra voluta dal MAECI per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e incrementare le esportazioni italiane”, afferma il presidente di Unioncamere Prete in una intervista a Eunews.

Eunews: Cosa significa nel concreto la firma appena avvenuta al Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale?
Andrea Prete: “Con questo accordo, il sistema camerale entra a pieno titolo nella squadra voluta dal Maeci per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e incrementare le esportazioni italiane. Nell’attuale scenario internazionale, alle piccole e medie imprese servono assistenza mirata, reti e competenze: proprio il ruolo svolto da Unioncamere e dal Sistema camerale attraverso la rete delle 60 Camere di commercio Italiane, la società Promos Italia, le agenzie strumentali, le aziende speciali, le 86 Camere italiane all’estero in 64 Paesi e le 39 Camere miste”.
E.: Quali sono i compiti, le sfide e gli obiettivi di Unioncamere dopo questa firma?
A.P.: “In base all’accordo siglato Unioncamere metterà a disposizione la propria conoscenza del tessuto produttivo nazionale e delle vocazioni all’export dei territori, mentre la Farnesina coinvolgerà il sistema camerale nelle missioni istituzionali ed economiche e nei programmi di promozione dell’internazionalizzazione. La profonda conoscenza dei territori e dei loro attori economici consente alle Camere di commercio, presenti in tutte le province, di affiancare le piccole e medie imprese di tutti i settori, in tutte le fasi del processo di internazionalizzazione: dalla valutazione del potenziale di export, alla formazione, al business matching in Italia e all’estero, all’assistenza sui mercati esteri”.
E.: Qual è la situazione delle aziende italiane all’estero? Quali le loro principali esigenze?
A.P.: “Le Pmi italiane anche in settori molto diversi tra loro come la meccanica, la plastica, il tessile, hanno la caratteristica di essere molto specializzate. E la loro principale difficoltà quando varcano i confini nazionali è quella di individuare l’interlocutore giusto, quello in grado davvero di capire e apprezzare i loro prodotti. La rete camerale può offrire loro formazione, fare ricerche all’estero, offrire informazioni su quando e dove esportare. Fino a tutti i servizi di affiancamento riguardanti ad esempio la documentazione necessaria, le certificazioni richieste, affiancare le imprese anche sulle garanzie dei pagamenti fino all’individuazione delle soluzioni logistiche per il trasporto del prodotto. Negli ultimi anni l’Italia ha dimostrato di saper conquistare i mercati grazie alla qualità dei nostri prodotti. Ma adesso se vogliamo consolidare le posizioni raggiunte e sviluppare ulteriormente le nostre vendite all’estero dobbiamo coinvolgere di più il tessuto di piccole e piccolissime imprese. E noi come Unioncamere possiamo dare un contributo importante in questo senso”.

E: L’Unione europea sta portando avanti un lavoro di semplificazione normativa e burocratica per le aziende e le Pmi europee. In particolare, ha lanciato la proposta del 28esimo regime, in un’ottica di armonizzazione del sistema a livello UE e di snellimento delle pratiche. Come leggete questo operato dell’UE e quali obiettivi normativi auspicate che l’UE possa raggiungere da qui alla fine della legislatura, nel 2029?
A.P.: “Da parte nostra c’è stato un sì convinto fin dal primo minuto. Per noi il 28° regime è davvero una grande opportunità. Poter creare un’impresa europea in 48 ore, spendendo poco, rimanendo ancorati ai registri del proprio Paese ma con un riconoscimento immediato in tutta Europa significa non doversi confrontare con 27 sistemi giuridici nazionali diversi. È un taglio agli oneri amministrativi, con una grande semplificazione che dà competitività alle nostre aziende. La EU-Inc è un’opzione in più, non deve essere un obbligo che sostituisce le regole nazionali”.



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