Bruxelles – Come si costruisce la partecipazione democratica nell’era digitale? Le istituzioni europee cercano da molti anni di ridurre lo spazio che le separa dai cittadini e hanno provato a farlo con consultazioni pubbliche, siti web ricchi di informazioni e conferenze di vario tipo. Secondo lo STOA, l’organismo del Parlamento europeo dedicato alla valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche, quello spazio, però, è ancora molto ampio. Una strada percorribile potrebbe arrivare dal mondo del digitale e dell’intelligenza artificiale. Oggi (9 giugno), lo STOA ha organizzato un incontro per parlarne e per discutere di come democrazia e digitale possano muoversi insieme.
“È arrivato il momento di comprendere come l’intelligenza artificiale può aiutare i cittadini a capire i processi decisionali – ha dichiarato Brando Benifei, europarlamentare di S&D e co-relatore dell’AI Act nella scorsa legislatura -, e come può aiutare le istituzioni a capire meglio i cittadini”. Oggi più che mai, ha continuato Benifei, “servono azioni concrete a livello europeo. Il settore digitale è dominato da grandi aziende” che pensano ai profitti, ma “l’UE deve pensare a come sfruttare questo momento favorevole per avvicinarsi alle persone”.
Se si desidera davvero “migliorare nella partecipazione della cittadinanza – ha puntualizzato Bjørn Bedsted, direttore internazionale di DemocracyX – non si può dimenticare che le condizioni istituzionali sono di gran lunga più importanti degli strumenti tecnologici”. Dello stesso parere è anche Peter Mechels, capo progetto di Fedivariety: “Anche se si risolvesse il problema delle piattaforme, la tecnologia non è il collo di bottiglia. Quello che manca è l’impegno istituzionale, la volontà politica di dare al contributo dei cittadini un mandato genuino, di chiudere il ciclo del feedback affinché le persone vedano le proprie contribuzioni tradursi in decisioni. Senza questo, anche la migliore piattaforma di civic tech diventa un’altra forma di teatro democratico”.
Ovviamente, però, ha precisato Bedsted, gli “strumenti digitali possono dare il loro contributo. Tra le raccomandazioni della ricerca sull’utilizzo degli strumenti digitali e dell’intelligenza artificiale per promuovere la partecipazione dei cittadini nei processi decisionali dell’Unione Europea – ha spiegato -, emerge la proposta di introdurre il coinvolgimento delle persone nelle diverse fasi del ciclo delle politiche pubbliche”.
L’importanza del coinvolgimento è stata ribadita da Marco Cappato, presidente e fondatore di Eumans. Nel processo partecipativo “anche la conoscenza è potere: se il pubblico sa di cosa si parla, è più difficile per chi detiene il potere ignorare il tema”, ha spiegato. Cappato ha anche spinto per un’ulteriore digitalizzazione, sfruttando gli strumenti già esistenti. A titolo di esempio, ha descritto le difficoltà burocratiche legate alla raccolta firme per l’eutanasia in Italia – da raccogliere su carta e davanti a un pubblico ufficiale -, che stonano con la realtà delle firme digitali. La conclusione è netta: “Se la tecnologia della democrazia non è in grado di aggiornarsi grazie al digitale, diventerà inutile”.
In chiusura, Benifei ha indicato la direzione a suo avviso da seguire. “Nel nostro continente ci sono novità: il Parlamento europeo sta riuscendo a mettere in campo alcuni framework per proteggere i cittadini dai rischi, ma anche per costruire fiducia”. L’obiettivo, ha sottolineato, è far capire che “il digitale e l’IA possono essere strumenti utili, con lati positivi e non solo difetti“.
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