Bruxelles – La Commissione europea manda una flebile risposta alla crisi umanitaria, sanitaria ed economica che si sta consumando a Cuba, stanziando dieci milioni di euro di aiuti umanitari per contrastare il deterioramento delle condizioni di vita della popolazione. Lo rende noto l’esecutivo europeo in un comunicato stampa. Le risorse saranno destinate alle “fasce più vulnerabili della popolazione”, tra cui anziani, bambini, donne in gravidanza e in fase di allattamento, oltre alle comunità che vivono nelle aree più remote dell’isola, tra le più colpite dalla carenza di carburante e dalla crisi energetica. Dieci milioni di euro, però, considerando l’embargo imposto dagli Stati Uniti e in vigore da oltre sessant’anni, rappresentano ben poca cosa rispetto ai bisogni di una popolazione che continua a sprofondare in una crisi sempre più profonda.
Non si tratta dell’unico intervento europeo a sostegno dell’isola. Questo nuovo finanziamento si aggiunge ai quattro milioni di euro approvati all’inizio dell’anno nell’ambito della dotazione regionale per i Caraibi, destinata in larga parte a Cuba, e ai due milioni di euro supplementari stanziati ad aprile. Si inserisce inoltre nel solco degli aiuti concessi dopo il passaggio dell’uragano Melissa che, lo scorso anno, ha provocato ingenti danni sull’isola. Nel 2025, l’Unione europea aveva già mobilitato quasi 6 milioni di euro per la preparazione alle catastrofi e la risposta alle emergenze.
I nuovi fondi europei saranno destinati principalmente al settore sanitario, con l’acquisto di medicinali e il sostegno alle strutture di assistenza sanitaria primaria e materno-infantile. Le risorse serviranno inoltre a finanziare programmi di assistenza alimentare d’emergenza e di contrasto alla malnutrizione per bambini e madri, la riabilitazione dei sistemi idrici e la fornitura di materiali per il trattamento dell’acqua, oltre al supporto logistico per raggiungere le aree più isolate e allo sviluppo di soluzioni basate sulle energie rinnovabili.
Cuba sta attraversando una delle peggiori crisi umanitarie, sanitarie ed economiche della sua storia recente. L’embargo statunitense continua a soffocare l’economia del Paese, mentre l’interruzione delle forniture venezuelane e le difficoltà nell’importazione di carburante hanno aggravato ulteriormente una condizione già drammatica. L’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha definito il quadro “profondamente preoccupante”, parlando di un’emergenza umanitaria senza precedenti sull’isola. A rendere ancora più incerto il futuro contribuiscono anche le continue minacce provenienti da Washington: l’inasprimento delle sanzioni e le dichiarazioni dell’amministrazione statunitense mantengono alta la tensione in merito alla direzione che intende prendere la politica americana nei confronti dell’Avana.
In questo contesto, l’Unione europea, da un lato, dà spiccioli per medicinali, cibo e servizi essenziali alle fasce più fragili della popolazione, mentre dall’altra evita di criticare la voce di Washington, con il Parlamento europeo che approva risoluzioni in cui sostiene che oltre cinquant’anni di regime comunista abbiano condotto il Paese verso il fallimento e addirittura invita, in assenza di progressi concreti verso una transizione democratica, a sospendere anche il dialogo politico e l’Accordo di dialogo politico e cooperazione con L’Avana.
Bruxelles riconosce apertamente la gravità della situazione – la commissaria europea per la Preparazione e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, ha dichiarato che “per le comunità cubane la vita quotidiana è diventata sempre più difficile, con le carenze energetiche che rendono complicato procurarsi beni di prima necessità e accedere all’assistenza sanitaria e ad altri servizi essenziali”, ma tralascia di riconoscere le responsabilità della politica della Casa Bianca e del suo inquilino Donal Trump.


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