Bruxelles – Caldo e prevenzione, un’equazione ancora di difficile soluzione per un’Europa degli Stati troppo divisa e litigiosa sull’argomento. Di fronte all’aumento delle temperature si è cercato di adottare misure utili a farsi trovare pronti, ma senza esito. Risultato: si continua a soffrire e letteralmente a morire di caldo sul lavoro per l’incapacità di colmare vuoti normativi. L’Unione europea è dunque arrivata impreparata all’estate rovente 2026, nonostante i tentativi.
Come spiega la commissaria per il Lavoro, Roxana Minzatu, rispondendo a un’interrogazione parlamentare su caldo e lavoro, “nel dicembre 2025, il comitato consultivo dell’UE sulla salute e la sicurezza sul lavoro ha raccomandato un’azione più incisiva da parte dell’UE in materia di indicatori di esposizione al calore, acclimatamento dei lavoratori al calore sul luogo di lavoro, idratazione e organizzazione del lavoro”. Tuttavia, ammette, “il comitato non ha raggiunto un consenso sulla natura vincolante o non vincolante di tali misure“. A livello UE il problema che lega ondate di calore e lavoro è il vuoto lasciato dalla direttiva che disciplina la sicurezza sul lavoro, in cui si stabilisce che i lavoratori devono interrompere il lavoro e spostarsi in un luogo sicuro in caso di pericolo grave e imminente. Tuttavia “il diritto dell’UE non prevede condizioni esplicite che consentano l’esercizio immediato del diritto di astenersi dal lavoro”, lamenta Marina Mesure (LFI/laSinistra), firmataria dell’interrogazione. A livello politico e tecnico nessuna decisione, per responsabilità da condividere a tutti i livelli: il Comitato consultivo dell’UE sulla salute e sicurezza sul lavoro, incaricata di assistere la Commissione europea nella valutazione dei rischi e la preparazione di strategie di mitigazione sui posti di lavoro, è composta da tre membri a pieno titolo per ogni Stato membro, in rappresentanza dei governi nazionali, dei sindacati e delle organizzazioni dei datori di lavoro.
“Nel contesto dei lavori in corso e delle consultazioni con le parti sociali in merito alla legge sui posti di lavoro di qualità, la Commissione sta valutando, tra le altre questioni, possibili ulteriori azioni dell’UE per affrontare i rischi per la salute e la sicurezza sul lavoro, compresi i rischi legati al calore sul luogo di lavoro”, assicura Minzatu. Al netto di sforzi e impegni UE, lavoro e politiche sociali rientrano tra le materie a competenza concorrente. Vuol dire che Bruxelles fissa orientamenti e standard minimi, ma poi normative e gestione del mercato del lavoro restano prerogativa dei governi nazionali. Quindi le istituzioni UE possono poco, e i rappresentanti dei governi non sono riusciti a fare niente. L’auspicio è che l’Europa degli Stati possa essere pronta per le ondate di calore dell’estate 2027.