Bruxelles – L’Italia userà “una larga maggioranza” dei 14,9 miliardi di euro di prestiti assegnati dall’UE attraverso SAFE, anche se la cifra definitiva non è ancora stata comunicata a Bruxelles. A confermarlo è il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier, secondo cui i contatti con Roma sullo strumento per il finanziamento della difesa “stanno andando nella giusta direzione“. “Abbiamo ricevuto notevoli rassicurazioni dall’Italia sul fatto che, naturalmente, utilizzerà una larga maggioranza dei prestiti loro assegnati. L’Italia rimane pienamente impegnata nella difesa europea e in questo progetto”, ha detto Regnier durante il briefing con la stampa.
Il nodo resta però quanto dei 14,9 miliardi richiesti da Roma verrà effettivamente utilizzato. La Commissione UE non intende confermare per ora una cifra definitiva, dal momento che l’accordo di prestito non è ancora stato firmato. Il confronto con le autorità italiane ha riguardato proprio “l’importo finale che l’Italia potrebbe prendere” e i tempi entro i quali Roma dovrà comunicare la propria decisione. La rassicurazione arrivata oggi è che l’Italia informerà Bruxelles “in tempo”, permettendo alla Commissione europea di procedere rapidamente con la firma dell’accordo e, soprattutto, di riallocare agli altri Stati membri eventuali risorse non utilizzate.
Il tema è diventato particolarmente delicato dopo che nelle ultime settimane era circolata l’ipotesi che Roma potesse ridurre sensibilmente la propria richiesta, arrivando a utilizzare soltanto circa 6 miliardi. Uno scenario che avrebbe comportato una revisione significativa del programma di spesa sulla difesa inizialmente annunciato dal governo.
L’Italia aveva sciolto le riserve su SAFE lo scorso 28 luglio, quando il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva annunciato davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato la decisione di chiedere “un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno”. Roma aveva così scelto di utilizzare la quota assegnata nell’ambito dello strumento SAFE, il programma europeo da 150 miliardi di euro in prestiti per rafforzare la capacità industriale e militare degli Stati membri. La decisione era arrivata al termine di un lungo confronto con Bruxelles, che aveva più volte sollecitato il governo Meloni a fare chiarezza sull’utilizzo delle risorse. Per la Commissione UE era essenziale conoscere rapidamente l’intenzione italiana, così da poter firmare gli accordi e consentire all’industria europea di programmare appalti e commesse.
A luglio Regnier aveva avvertito che “attendere fino a dicembre per decidere come e quanto usare non è un buon calendario“. Oggi, invece, il tono è decisamente più disteso. “Anche se l’Italia non prenderà tutti i prestiti, quei soldi non andranno persi“, ha sottolineato Regnier. Le eventuali risorse residue potranno essere redistribuite agli altri Paesi membri. “L’Italia resta pienamente a bordo e nessuna risorsa andrà sprecata. Questo è ciò che conta”, ha concluso il portavoce.
Sul piano nazionale, il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva definito SAFE “una scelta puramente tecnica” per finanziare le spese della difesa già previste, distinguendola dallo scostamento di bilancio che il governo intendeva discutere a settembre per aumentare le risorse destinate alla difesa e all’energia.

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