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    Home » Difesa e Sicurezza » Difesa, alla fine l’Italia dice ‘sì’ ai prestiti SAFE. Tajani: “Chiederemo 14,9 miliardi entro fine anno”

    Difesa, alla fine l’Italia dice ‘sì’ ai prestiti SAFE. Tajani: “Chiederemo 14,9 miliardi entro fine anno”

    Il ministro degli Esteri in Parlamento annuncia il ricorso allo speciale strumento UE per il settore. Crosetto: "Non aggiunge la spesa di bilancio". La Commissione: "Dicembre non va bene, l'Italia chiarisca quanto prima"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    28 Luglio 2026
    in Difesa e Sicurezza
    Il ministro degli Esteri, Antonio Tajni, al consiglio Affari esteri [Lussemburgo, 21 aprile 2026]. Fonte: Consiglio UE

    Il ministro degli Esteri, Antonio Tajni, al consiglio Affari esteri [Lussemburgo, 21 aprile 2026]. Fonte: Consiglio UE

    Bruxelles – Difesa comune, alla fine il governo Meloni cede e chiede i prestiti all’UE per sostenere il rilancio del settore. “Abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno“, annuncia il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in occasione dell’audizione nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.

    L’Italia dunque sceglie di utilizzare lo speciale strumento da 150 miliardi di euro di prestiti e accettare la quota che la Commissione aveva individuato per il Paese, al termine di un braccio di ferro con Bruxelles che ha premuto affinché anche l’Italia facesse uso delle risorse messe a disposizione. Il governo dunque si carica sulle spalle un prestito che dovrà restituire, ma questo non verrà considerato ai fini del calcolo del debito ai sensi delle regole comuni che intendono scorporare dalle valutazioni degli squilibri macro-economici le spese per la difesa, considerate come prioritarie.

    “Per come è stato impostato SAFE è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio“, sostiene il ministro della Difesa, Guido Crosetto, anch’egli di fronte alle stesse commissioni parlamentari dove compare Tajani. Per questo, insiste Crosetto, “a oggi SAFE è una scelta puramente tecnica come finanziamento delle attuali spese della difesa”. A livello politico, invece, la scelta è “lo scostamento di bilancio, che voteremo, se voteremo, a settembre sullo 0,9 per la difesa e lo 0,6 per l’energia”.

    La Commissione europea tira un mezzo sospiro di sollievo: “L’Italia conferma i suoi impegni”, e questa è una buona notizia, ma “attendere fino a dicembre per decidere come e quanto usare non è un buon calendario per noi“, taglia corto Thomas Regnier, portavoce responsabile per la Commissione europea. “L’Italia ha richiesto 14,9 miliardi di euro e li abbiamo garantiti”, e adesso “abbiamo bisogno di chiarezza quanto prima, per poter firmare gli accordi di prestito e far partire appalti” e commesse, incalza il portavoce dell’esecutivo comunitario.

    Per Bruxelles è fondamentale che il governo Meloni chiarisca quanto dei 14,9 miliardi di euro si intende usare. C’è un calendario utile per poter redistribuire i soldi non spesi, e permettere all’industria europea di operare in certezze di finanze. In sostanza, l’annuncio italiano di usare i soldi ma senza specificare altro e rinviando tutto a dicembre per l’esecutivo comunitario piace, ma poco: “Non abbiamo tempo da perdere per l’attuazione di SAFE”, chiosa Regnier.

    Tags: antonio tajanicommissione europeagoverno meloniitaliaprestitisafethomas regnier

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