Bruxelles – La Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) ha chiarito oggi (3 settembre) che la direttiva 2006/123/CE, la cosiddetta “direttiva Bolkestein”, non si applica agli impianti che hanno come attività unica o principale la produzione di energia elettrica, in particolare i piccoli impianti di derivazione idroelettrica (causa C-653/24).
La direttiva Bolkestein stabilisce che, quando il numero di autorizzazioni disponibili per un servizio è limitato per la scarsità delle risorse naturali, gli Stati membri devono assegnarle tramite procedura ad evidenza pubblica, con durata limitata e senza rinnovo automatico. In Italia, la disciplina delle concessioni di derivazione d’acqua è regolata dal Regio Decreto n. 1775/1933, che distingue tra grandi e piccole derivazioni e ne fissa la durata massima in trent’anni.
La controversia nasce dal ricorso del Governo italiano contro una legge della Regione Emilia-Romagna (n. 17/2023) che prorogava le concessioni per il mini-idroelettrico senza gara, allineandone la durata al periodo di riconoscimento degli incentivi ottenuti dai concessionari, entro il limite dei trent’anni previsto dalla normativa nazionale. Il Governo riteneva la norma in contrasto sia con la competenza statale in materia energetica sia con la direttiva Bolkestein, portando la Corte Costituzionale a sollevare un rinvio pregiudiziale davanti alla CGUE.
Nella motivazione, la Corte di Giustizia ha stabilito che l’energia elettrica è considerata un bene e non un servizio, e che la sua produzione non rientra quindi nell’ambito di applicazione della normativa europea sui servizi nel mercato interno. Le attività accessorie di gestione dell’impianto, spiega la Corte, non bastano a trasformare la produzione in un servizio, né la natura demaniale del bene è di per sé rilevante. Come effetto pratico, decade l’obbligo di applicare le regole della direttiva Bolkestein — incluso il divieto di rinnovo automatico — alle concessioni di impianti la cui attività principale è la produzione di energia elettrica. La sentenza segna un cambio di rotta rispetto a precedenti pronunce dell’Antitrust e del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, favorevoli invece all’applicabilità della Bolkestein.
Il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, soddisfatta, in una nota rileva che “l sentenza rappresenta un chiarimento importante per il quadro delle concessioni idroelettriche. È una pronuncia che contribuisce a restituire certezza agli operatori e alle amministrazioni e che riconosce la specificità di un comparto strategico per il sistema energetico nazionale”.







