Bruxelles – Il nuovo gas del Mare di Barents potrebbe arrivare sul mercato europeo quando la domanda di combustibili fossili sarà già fortemente diminuita. È la conclusione di un’analisi di WWF-Norvegia pubblicata mentre l’UE si avvicina a una decisione sulla propria posizione rispetto a nuovi progetti di petrolio e gas nell’Artico.
In Norvegia passano in media 18,5 anni dalla scoperta di un giacimento all’avvio della produzione, secondo i dati analizzati dal rapporto. Ipotizzando che nel 2027 venga scoperta una nuova riserva, questa non entrerebbe in produzione “prima del 2045”, secondo quanto affermato nella nota. Anche ipotizzando tempi di sviluppo più rapidi e nuove infrastrutture per l’esportazione, le forniture aggiuntive di gas dal Mare di Barents resterebbero limitate prima del 2040.
A frenare il potenziale contributo alla sicurezza energetica europea ci sono anche le infrastrutture. L’impianto di Hammerfest LNG è oggi l’unica via di esportazione del gas del Mare di Barents e la sua capacità dovrebbe rimanere occupata dalle risorse già esistenti per decenni. Un nuovo gasdotto verso la rete norvegese offshore è stato preso in considerazione, ma il progetto è attualmente fermo per l’insufficienza delle risorse necessarie a sostenerne l’investimento. Secondo le sei simulazioni contenute nel rapporto del WWF, anticipare la realizzazione della pipeline al 2034, anziché al 2040, aggiungerebbe appena 0,3-0,5 miliardi di metri cubi alle esportazioni stimate dal Mare di Barents nel 2040. Anche includendo le risorse ancora non scoperte, l’infrastruttura dovrebbe inoltre operare ben al di sotto della propria capacità.
Il rapporto evidenzia poi il calo atteso della domanda europea. La domanda di gas fossile dell’UE potrebbe scendere dai circa 329 miliardi di metri cubi del 2024 a circa 85 miliardi nel 2040, secondo le analisi citate da WWF-Norvegia, in uno scenario coerente con l’obiettivo europeo di ridurre del 90 per cento le emissioni entro quella data.
La Norvegia è oggi il principale fornitore di gas dell’UE, coprendo circa il 30 per cento della domanda europea. Oslo ha però chiesto a Bruxelles di rivedere la propria opposizione a nuovi progetti nel Mare di Barents, sostenendo che possano rafforzare la sicurezza energetica europea. La politica artica dell’UE del 2021 prevede invece che petrolio, carbone e gas rimangano nel sottosuolo nelle regioni artiche e propone di lavorare a un accordo internazionale contro nuovi sviluppi di idrocarburi nell’area.
“L’Europa viene invitata oggi a cambiare la propria politica sull’Artico per un gas che potrebbe non arrivare prima del 2045”, ha dichiarato Karoline Andaur, amministratrice delegata di WWF-Norvegia. Per l’organizzazione, rinnovabili, elettrificazione ed efficienza energetica possono ridurre più rapidamente la dipendenza europea dai combustibili fossili importati.



![Il ministro delle Finanze irlandese e presidente di turno del consiglio Ecofin, Simon Harris [Bruxelles, 10 luglio 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/harris-350x250.jpg)






