Bruxelles – Sì al rinnovo per tre anni delle sanzioni dell’Unione europea a tutela dell’integrità territoriale dell’Ucraina che colpiscono persone ed enti che aiutano lo sforzo bellico di Mosca contro Kiev. Ma non per due oligarchi russi – Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. Questo è il frutto del compromesso trovato dagli ambasciatori dei Ventisette Paesi membri dell’UE nella riunione dei rappresentanti permanenti (Coreper). Il via libera – che sulle sanzioni deve essere sempre all’unanimità e che ora dovrà essere approvato dal Consiglio – è arrivato perché la Lettonia, precedentemente contraria alla rimozione dei due oligarchi, ha accettato di astenersi, permettendo alla situazione di sbloccarsi e di arrivare alla luce verde con il sì degli altri 26.
Il negoziato tra i Paesi non è stato facile. “Per mantenere il regime, abbiamo raggiunto un difficile compromesso”, spiegano fonti della presidenza irlandese del Consiglio UE. “Il compromesso prevede una proroga del regime di 36 mesi, fino al 22 settembre 2029”, e dunque non più di sei mesi come avvenuto finora. “Le misure restrittive connesse al regime per l’integrità territoriale dell’Ucraina continueranno pertanto ad applicarsi a quasi 3.000 persone ed entità, con molte altre in fase di valutazione per l’inserimento in elenco”, precisato. “Finora, tali elenchi sono stati oggetto di revisione e valutazione su base semestrale; la decisione odierna di rinnovare il regime per un periodo di 36 mesi rafforza la stabilità e la prevedibilità del quadro sanzionatorio dell’UE“, incalzano, pur ricordando che “è stata inoltre presa la decisione di cancellare alcuni nominativi dall’elenco previsto dal regime”.
A richiedere la cancellazione degli oligarchi Alisher Usmanov e Michail Fridman dagli elenchi dei sanzionati sono stati Francia e Lussemburgo. Parigi ha chiesto di escludere Usmanov dalle sanzioni per ottenere il rilascio di diversi cittadini francesi detenuti in Azerbaigian, data la vicinanza dell’oligarca al governo di Baku. Mentre il Lussemburgo ha domandato la revoca delle sanzioni contro Fridman perché ha intentato causa al Granducato per quasi 15 miliardi di euro di risarcimento danni: si tratta della metà del bilancio del piccolo Stato.
La rivista Forbes stima il patrimonio di Alisher Usmanov, 73 anni, attorno ai 14,1 miliardi di dollari. Tra i vari incarichi e ruoli ricoperti – tra cui anche quello di presidente della Federazione internazionale di scherma -, è proprietario del quotidiano Kommersant, comproprietario della holding USM, che comprende il secondo operatore di telefonia mobile russo, MegaFon. Partecipa al gigante siderurgico Metalloinvest, possiede anche azioni di Xiaomi e partecipazioni in altre società dei settori delle telecomunicazioni, minerario e dei media. Fridman è nato a Leopoli, in Ucraina, nel 1964, e il suo patrimonio è stimato attorno ai 16,6 miliardi di dollari, secondo Forbes. Possiede la doppia cittadinanza russa e israeliana. “Ha fondato nel 1989 la società di trading di materie prime Alfa-Eco insieme ai suoi compagni di università German Khan e Alexei Kuzmichev. Grazie ai legami con il Cremlino, nel 2003 Fridman e i suoi soci sono riusciti a creare una joint venture con la British Petroleum, la TNK-BP. Nel 2013 ha incassato 5,1 miliardi di dollari in contanti quando il trio e i partner hanno venduto le loro quote di TNK-BP per 14 miliardi di dollari”, spiega Forbes.
Mentre gli ambasciatori UE negoziavano l’accordo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha cercato di ricordare che, “quando la Russia dimostra costantemente il suo desiderio di intensificare la guerra, la risposta dovrebbe consistere in sanzioni più severe, non il contrario”. “Nessun nome sulla lista delle sanzioni è lì per caso: ciascuno rappresenta una ragione per cui questa guerra è iniziata e continua fino ad oggi, e perché il nostro popolo viene ucciso ogni giorno”, ha scritto su X.



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