Bruxelles – Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte nell’Unione Europea. Secondo Eurostat, l’Agenzia di statistica dell’UE, nel 2023, hanno determinato 1,6 milioni di decessi, il 32,5 per cento del totale registrato nell’Unione. Tra le 244 regioni classificate, 108 hanno rilevato tassi di mortalità standardizzati pari o superiori alla media UE di 313 decessi ogni 100.000 abitanti, mentre 136 regioni si sono collocate al di sotto.
Per catalogare le regioni, Eurostat si è basato sulla nomenclatura comunitaria delle unità territoriali statistiche (NUTS). Si tratta di una classificazione geografica che suddivide il territorio economico dell’Unione europea in tre livelli di regioni – NUTS 1, 2 e 3 -, passando da unità territoriali più ampie a minori. Al di sopra del livello 1, vi è il livello “nazionale” degli Stati membri. Le regioni presenti nei dati sulle malattie cardiovascolari si inseriscono tutte nel livello 2.
L’Agenzia sottolinea che in 25 regioni le malattie cardiovascolari hanno causato almeno la metà dei decessi rilevati nel 2023. Tra queste, figurano tutte le sei regioni della Bulgaria, in cui si sono distinte Yuzhen tsentralen e Yugoiztochen, con le quote più elevate, pari al 67,3 per cento e al 66,4; la Romania nella sua totalità, rilevando percentuali pari o superiori al 53 per cento – e nel caso del Sud-Vest Oltenia del 63,8; la Lituania – divisa soltanto in due regioni, con il 53,7 per cento nella regione Vidurio ir vakarų Lietuvos regionas -, tutta la Lettonia al 52,2 per cento, sei delle otto regioni dell’Ungheria e due delle quattro regioni della Slovacchia.
All’estremo opposto della scala, cinque regioni hanno registrato una quota inferiore al 20 per cento. Si trovano tutte in Francia: la percentuale più bassa è emersa nell’ultra-periferica Martinica (18,2 per cento), seguita da Provenza-Alpi-Costa Azzurra (19,), Guadalupe (19,1), la regione della capitale Île-de-France (19,4) e Contea di Francia (19,9). Escludendo il caso di Mayotte (30,5), tutte le altre regioni francesi hanno registrato quote non superiori al 22,4. Valori pari o inferiori a tale percentuale, si sono osservati in: tutte e cinque le regioni della Danimarca, con la quota più bassa nella regione della capitale Copenaghen (20,5) e tre regioni dei Paesi Bassi: Olanda meridionale (21,1), Utrecht (21,7) e Groningen (22,4).
L’Italia nella sua totalità non ha superato il 35 per cento circa. In particolare, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia, Campania e Lazio si sono attestate al di sopra del 30 per cento, con la Calabria in testa al 34,8. La Sardegna figura tra le meno colpite, con un valore pari al 25,3.











