Sono convinto che la capacità di difesa europea vada migliorata. Nel senso che un’Unione come questa, che aderisce quasi in blocco alla Nato, che ha accordi difensivi propri, deve avere un coordinamento centrale che possa mobilitare in maniera efficiente le forze armate dei singoli Paesi. E su questo siamo coinvolti tutti, dai portoghesi, che sembrano essere tranquilli laggiù con il mare davanti e l’amica Spagna dietro, e i polacchi, che confinano con la bellicosa Russia.
Attualmente se noi, ad esempio dall’Italia, dovessimo mandare un carro armato in Polonia l’unico sistema, se capisco bene, sarebbe quello di caricarlo su un camion, oppure su una nave e farlo arrivare a Danzica. Non sembra essere molto efficiente, può funzionare, ma si può fare di meglio.
Dunque visto il vicino aggressivo che abbiamo e visto l’allontanamento dello storico alleato d’oltre Oceano, si è detto (da anni, tanti anni) che il sistema va migliorato. Va migliorato e coordinato il sistema delle armi, va migliorata la produzione industriale, va introdotto uno straccio di linea di comando in grado di prendere subito le redini in caso di emergenza, vanno coordinati i trasporti e così via. Tutto bene, tutto giusto.
Però nessuno lo sta facendo. L’unica cosa che si sta realizzando è un’enorme aumento degli ordini alle varie aziende da parte dei governi, ognuno per conto suo, senza nessun coordinamento, senza nessun efficientamento. E la vita militare, è la prima cosa che si impara se ci si affaccia in questo settore, è efficienza: 1.000 fucili valgono meno di 10 archi se vengono dati in mano a 1.000 fucilieri scoordinati, che verranno tutti trafitti in breve da dieci arcieri che sanno cosa devono fare.
Questa cosa mi fa arrabbiare moltissimo. Perché in realtà aborro le armi (pur avendo fatto il servizio militare e bene, con due promozioni in 10 mesi, pur venendo da una famiglia, per parte di madre, di militari) e mi è costato ammettere che comunque non possiamo fare i pacifisti sognatori mentre qualcuno bombarda i nostri vicini e già attacca i nostri sistemi informatici (perché la difesa non è solo sparare). Però so che abbiamo anche bisogno di formare i nostri giovani, curare i nostri malati, mettere in sicurezza i nostri fiumi, pagare delle pensioni decenti, pulire le strade, costruire alloggi… e se invece buttiamo i nostri soldi per ordinare carri armati che non potranno uscire dalla provincia di parcheggio allora mi arrabbio molto!
Il Rapporto pubblicato il 30 settembre da EDA, l’agenzia europea per la difesa, è scoraggiante: il 68 per cento degli investimenti si ferma al livello nazionale. Cioè l’Italia, la Germania, il Portogallo di prima (mediamente) ordinano armi da tenere in casa, senza neanche parlare con i vicini, senza sforzarsi di fare un fronte comune. In pratica, se la Russia ci attaccasse, andremmo lì dove sarà a combattere con 27 eserciti diversi, senza neanche i permessi automatici per attraversare in armi altri Paesi amici. E infatti non ci arriveremmo probabilmente.
Eppure nel 2025 la spesa per la difesa degli Stati membri UE ha raggiunto 418 miliardi di euro, pari al 2,2 per cento del PIL dell’UE, e secondo le proiezioni, potrebbe salire fino a 547 miliardi entro il 2029. Un aumento vorticoso, guardate qui sotto.
Secondo i dati EDA (European Defence Agency), la spesa per la difesa dei 27 Stati membri UE ha seguito questo andamento:
240 mld 279 mld +16% 343 mld +23% 418 mld +22%
Nonostante questo sforzo, secondo Eda, “restano gravi lacune” nella capacità difensiva dell’Unione. Ecco perché a questo punto questa corsa alla spesa non mi sta più bene. I leader dei 27 ne parleranno al Consiglio Europeo del 15 ottobre. Speriamo che abbiano il coraggio di guardarsi negli occhi e di dirsi che no, così i cittadini europei non sono protetti meglio di prima.
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