Bruxelles – La povertà degli europei irrompe nell’aula plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo che si apre oggi, 19 ottobre. Dopo un fine settimana all’insegne delle proteste contro il caro-vita, oggi, in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Povertà, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1992, gli eurodeputati hanno dedicato un breve dibattito alla situazione in Europa: otto eurodeputati, uno per ogni gruppo politico, hanno espresso le proprie visioni sul tema.
L’eurodeputata (S&D), Gabriele Bischoff, ha sottolineato che l’attenzione al tema della povertà da parte dell’UE deve essere “riflessa nel prossimo QFP”. Pertanto, bisogna destinare “20 miliardi ai minori” e “100 miliardi per gli alloggi a prezzi calmierati”. Sulle cifre si è trovato d’accordo anche l’eurodeputato di Renew, Hristo Petrov, che ha esortato “la Commissione, i colleghi eurodeputati e i leader europei a lavorare sulla questione” perché “i bambini non possono attendere il prossimo bilancio”. L’eurodeputata dei Conservatori e Riformisti (ECR), Małgorzata Gosiewska, ha sfruttato l’occasione per ricordare la gravità del fenomeno nel suo Paese, la Polonia, dove “oltre due milioni di polacchi vivono in povertà estrema e 15 milioni sotto la soglia minima di sussistenza”.
Secondo l’eurodeputato de’ La Sinistra João Oliveira, per eliminare la povertà, è “necessario cambiare politiche e smetterla con ipocrisie”, ad esempio non “investendo nella difesa, ma nella lotta alla povertà della popolazione UE”. L’eurodeputata del Partito popolare europeo, Martine Kemp, ha argomentato precisando che “quando il costo della vita mette sotto pressione i bilanci familiari, anche le opportunità più comuni diventano difficili da sostenere”. Pertanto, “dobbiamo spezzare questo circolo vizioso, favorendo l’accesso a lavori di qualità, alleviando il peso dei costi per le famiglie e rendendo accessibili i servizi essenziali”, ha osservato. “Novantatré milioni di europei vivono in condizioni di povertà”, ha illustrato l’eurodeputata dei Verdi, Marie Toussaint, invitando i colleghi eurodeputati “a non limitarsi alle promesse, ma a passare all’azione: garantire salari dignitosi, alloggi adeguati e un bilancio orientato alla giustizia sociale”. L’eurodeputata dell’Europa delle Nazioni Sovrane, Irmhild Bossdorf, ha invece criticato i manifestanti del fine settimane per “i beni pubblici danneggiati”, attribuendo “all’immigrazione la causa della povertà”. Della stessa idea anche l’eurodeputata dei Patrioti, Mathilde Androuët, che ha accusato “i migranti di essere la principale destinazione degli aiuti UE”.
Secondo Eurostat, l’Agenzia di statistica dell’Unione europea, nel 2025 92,7 milioni di persone nell’UE erano a rischio di povertà o di esclusione sociale, pari al 20,9 per cento della popolazione totale. In 24 delle 243 regioni dell’UE per le quali sono disponibili dati, nonché classificate al livello 2 della nomenclatura delle unità territoriali per la statistica (NUTS) – si tratta di una nomenclatura geografica che suddivide il territorio economico dell’Unione in tre livelli diversi di regioni, NUTS 1, 2 e 3 rispettivamente, passando da unità territoriali più grandi a unità territoriali più piccole. Al di sopra della NUTS 1 vi è il livello “nazionale” degli Stati membri – dove almeno il 31,5 per cento della popolazione era a rischio di povertà o di esclusione sociale. Le percentuali più elevate di rischio sono state osservate principalmente nelle regioni meridionali, orientali e ultraperiferiche dell’UE. Tali regioni si trovavano in Spagna (5 regioni), Bulgaria, Grecia, Italia (4 regioni in ciascuno dei tre Paesi), Francia (3 regioni ultraperiferiche) e Romania (2 regioni). Il gruppo comprendeva anche 2 regioni prevalentemente urbane nell’Europa occidentale: la regione capitale del Belgio, la Région de Bruxelles-Capitale / Brussels Hoofdstedelijk Gewest e Brema nella Germania nord-occidentale.
In cinque regioni, la percentuale di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale era più del doppio della media dell’UE. La percentuale più elevata è stata registrata nella regione ultraperiferica francese della Guyana, dove il 54,8 per centodella popolazione era a rischio. Nell’Italia meridionale, le regioni limitrofe della Calabria e della Sicilia hanno registrato la seconda e la terza quota più elevate (rispettivamente il 45,3 per cento e il 44,0). Il gruppo comprendeva anche un’altra regione ultraperiferica francese, La Réunion (42,3 per cento) e la regione autonoma spagnola di Ciudad de Melilla (43,7 per cento).












![Ilze Brands Kehris [foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/ilze-120x86.png)