Bruxelles – Le famiglie europee spendono, ma il loro potere d’acquisto cresce a piccoli passi. Nel secondo trimestre del 2026, il reddito reale pro capite è aumentato appena dello 0,1 per cento sia nell’area euro sia nell’Unione europea. I consumi, invece, hanno accelerato, alimentando la spesa ma riducendo la quota di reddito che resta da parte. È quanto emerge dagli ultimi dati pubblicati da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea.
Nell’area euro, i consumi reali pro capite sono cresciuti dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente, dopo essere rimasti stabili nei primi tre mesi dell’anno. Nell’UE l’incremento è stato più marcato, pari allo 0,4 per cento, dopo il calo dello 0,1 per cento registrato nel primo trimestre. La ripresa della spesa, tuttavia, si accompagna a una crescita molto più contenuta delle risorse reali disponibili per persona.
Il conto si vede soprattutto nei risparmi. Nell’area euro il tasso di risparmio delle famiglie è sceso dal 14,4 per cento al 14,2 per cento del reddito disponibile, mentre nell’UE è passato dal 14,2 per cento al 13,9 per cento. Tra i Paesi per cui sono disponibili i dati, l’Italia registra una delle contrazioni più significative: il tasso di risparmio è diminuito di 1,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, il calo più ampio insieme a quello dell’Ungheria (-1,4 punti) e della Finlandia (-1,6 punti).
Il quadro italiano mostra una contrazione ancora più marcata della capacità di risparmiare. Nel secondo trimestre il tasso di risparmio delle famiglie è diminuito di 1,2 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Anche il tasso di investimento delle famiglie italiane ha registrato una flessione, pari a 0,3 punti. Nell’area euro, invece, quest’ultimo indicatore è sceso dal 8,4 per cento all’8,3 per cento.
Alle difficoltà economiche si aggiungono quelle legate alla salute, che colpiscono maggiormente le persone a rischio di povertà. Nel 2025 92,7 milioni di persone nell’UE erano a rischio di povertà o di esclusione sociale, pari al 20,9 per cento della popolazione totale. Di queste, secondo un’altra rilevazione Eurostat pubblicata oggi (28 ottobre), il 24 per cento dichiarava di avere difficoltà moderate o gravi nel camminare, contro il 16,9 per cento di chi non era a rischio di povertà o esclusione sociale. Il divario emerge anche nelle difficoltà di memoria e concentrazione (20,6 per cento contro 14,5 per cento) e nella vista (23,8 per cento contro 18,9 per cento). Le differenze sono meno marcate per l’udito. Tutti problemi che non fanno altro che accentuare il divario economico per le cure da pagare e, dunque, spese maggiori da effettuare.
Il tema della povertà degli europei è approdato in aula plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo lo scorso 19 ottobre in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Povertà, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1992. Tra le richieste sollevate, anche se non poste a votazione, quella che il prossimo bilancio pluriennale dell’UE (QFP 2028-2034) possa farsi carico di questa situazione.


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