Bruxelles – L’inflazione torna a salire in Europa. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione europea, ad agosto 2026 il tasso di inflazione annuale nella zona euro è salito al 3,2 per cento, rispetto al 2,9 per cento registrato a luglio. Un anno prima, ad agosto 2025, il tasso si attestava al 2,0 per cento. Anche nell’intera Unione europea si osserva una tendenza simile, con un’inflazione annuale che ha raggiunto il 3,2 per cento ad agosto 2026, in aumento rispetto al 3,0 per cento di luglio e al 2,4 per cento dell’anno precedente.
In questo contesto, l’Italia segue perfettamente la media dell’Eurozona. Ad agosto 2026, il tasso di inflazione annuale italiano si è attestato al 3,2 per cento, registrando un incremento rispetto al 2,9 per cento di luglio. Si tratta di un aumento significativo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, quando l’inflazione in Italia era all’1,6 per cento. Su base mensile, la variazione dei prezzi nel Paese è stata dello 0,1 per cento.
La situazione tra gli Stati membri rimane tuttavia eterogenea. I tassi annuali più bassi ad agosto 2026 sono stati registrati in Svezia (0,3 per cento), Estonia (1,3 per cento) e Cechia (1,5 per cento). Al contrario, i rincari più pesanti si sono verificati in Romania (6,3 per cento), Lituania (5,6 per cento) e Cipro (5,2 per cento). Rispetto a luglio 2026, l’inflazione annuale è diminuita in sei Stati membri, è rimasta stabile in uno ed è aumentata in venti.
Per comprendere questi dati, occorre distinguere tra la variazione percentuale dei prezzi di un singolo settore e il suo impatto reale sull’inflazione complessiva. Ad agosto 2026, l’energia ha registrato l’aumento dei prezzi più marcato, con un tasso di inflazione annuale balzato al 14,3 per cento (in costante crescita rispetto al 10,3 per cento di luglio e all’8,5 per cento di giugno). Nello stesso mese, il tasso di inflazione annuale dei servizi è stato invece molto più contenuto, pari al 3,0 per cento (in lieve calo rispetto al 3,3 per cento di luglio).
Nonostante l’impennata percentuale dell’energia sia stata nettamente superiore, sono stati i servizi a fornire il contributo più elevato all’inflazione complessiva della zona euro, pari a +1,43 punti percentuali contro i +1,29 punti percentuali dell’energia. Questo accade perché i servizi hanno un peso enormemente superiore all’interno del paniere di spesa, pari a 468,2 millesimi contro i soli 90,3 millesimi dell’energia. Di conseguenza, anche una crescita moderata dei prezzi dei servizi ha un impatto finale sull’indice generale superiore rispetto a quello di un forte rincaro energetico.

![Da sinistra: Boris Vujčić, vicepresidente della BCE, e Christine Lagarde, presidente della BCE, in un momento della riunione del consiglio direttivo ospitato dalla Deutsche Bundesbank [Berlino, 10 settembre 2026. Foto: Lorena Deidda/ECB. Copyright: (c) 2026 European Central Bank www.ecb.europa.eu]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/09/lagarde-vucic-260910-350x250.jpg)

![aumenti gas e caro energia [foto: imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_1982382-350x250.jpg)






