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    Home » Politica » Da Italia, Francia, Germania e Spagna piano comune per una Difesa europea

    Da Italia, Francia, Germania e Spagna piano comune per una Difesa europea

    I documenti italiano e franco-tedesco presentati a Bratislava due settimane fa sono confluiti in un unico testo sostenuto anche da Madrid. Pinotti: "Vogliamo essere inclusivi ma non possiamo stare fermi, andiamo avanti con chi ci sta"

    Letizia Pascale</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LetiziaPascale" target="_blank">@LetiziaPascale</a> di Letizia Pascale @LetiziaPascale
    11 Ottobre 2016
    in Politica
    Difesa Ue
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    Bruxelles – Inizia a prendere forma un primo nucleo della Difesa comune europea. A formarlo, a sole due settimane dalla riunione di Bratislava in cui i ministri dei ventotto hanno cominciato a lavorare sul tema, sono Italia, Francia, Germania e Spagna, che sono riusciti a concordare su una proposta congiunta che è stata ora inviata ai colleghi europei oltre che all’Alto rappresentante per gli Affari esteri Ue, Federica Mogherini. Già alla riunione di quindici giorni fa, sia Italia che Francia e Germania, si erano mostrate particolarmente propositive, mettendo sul tavolo due bozze di piano distinte ma con diversi punti di convergenza. La possibilità di unire le forze era apparsa subito evidente, tanto che già a margine della riunione, il ministro italiano, Roberta Pinotti, aveva incontrato gli omologhi di Parigi e Berlino. Le discussioni paiono avere dato ora i loro frutti, consentendo di mettere a punto un documento condiviso dalle tre capitali, con l’ulteriore coinvolgimento della Spagna.

    Approfittando “dell’importante livello di convergenza tra le nostre visioni”, proponiamo “una serie di idee comuni” basate sulle tre priorità strategiche identificate dalla Global Strategy messa a punto a giugno da Federica Mogherini, esordiscono i ministri nel piano comune di cui Eunews ha preso visione. Idee che i quattro sperano possano essere il più condivise possibile: “Tutte queste proposte vorremmo metterle in atto a 28; o, rispettando la decisione della Brexit, a 27”, scrivono, sottolineano però la necessità di considerare come strumento per l’attuazione del piano la Cooperazione strutturata permanente, cioè la possibilità, introdotta dal Trattato di Lisbona, secondo cui anche solo un nucleo ristretto di Paesi può rafforzare la reciproca collaborazione nel settore militare, possibilità finora mai sfruttata. Si tratta, secondo Italia, Francia, Germania e Spagna di “uno strumento fondamentale per andare avanti e stimolare i contributi di quegli Stati membri che vogliono fare passi più solidi”. In ogni caso i quattro ministri sottolineano “l’inclusività” della proposta avanzata e si dicono “aperti a contributi da parte di altri Stati membri verso l’obiettivo comune di una Sicurezza e Difesa Ue più efficiente, capace e senza interruzioni”.

    Per Italia, Francia, Germania e Spagna l’obiettivo è un “livello di ambizione che permetta all’Ue di rispondere alle crisi esterne, di migliorare le capacità dei partner colpiti da crisi e instabilità, specialmente in Africa e di assicurare la protezione di popolazione, territorio e valori europei”. Per giungere a questi risultati “visto l’attuale e il prevedibile ambiente di sicurezza – scrivono i ministri – l’Ue dovrà probabilmente lanciare missioni di carattere militare e/o civile in regioni in cui la Nato non considera di agire, come l’Ue fa e ha fatto, ad esempio il Mali, la Somalia, la Repubblica Centrafricana, il Congo, eccetera”. Necessario dunque “rafforzare l’abilità Ue di valutare autonomamente il suo ambiente di sicurezza e prendere l’iniziativa lanciando operazioni militari da un livello di intensità basso ad uno elevato”.

    Per supportare una vera difesa europea, secondo i quattro ministri, occorrono “strumenti efficienti e autonomi, che includano organi decisionali politici e militari-strategici, forze più capaci, strumenti moderni e una industria della difesa efficace”. Per quanto riguarda il “livello politico”, secondo il piano di Italia, Francia, Germania e Spagna “è essenziale assicurare l’impulso politico con incontri regolari della Commissione europea dedicati a temi di sicurezza e difesa”. Sarebbe anche “ragionevole”, per Pinotti e colleghi, “che i ministri della Difesa si possano incontrare in sessioni del Consiglio ordinarie”. Oggi i responsabili della Difesa dei Ventotto si incontrano in sessioni informali del Consiglio, mentre le decisioni formali sono prese dal Consiglio Affari esteri nella sua formazione Difesa.

    La proposta rilancia anche l’idea di un quartier generale della Difesa a Bruxelles, inizialmente contenuto sia nel piano italiano che in quello franco-tedesco. L’Ue, sostengono i ministri “ha bisogno di una capacità efficiente per pianificare e condurre le missioni” e di un “robusto meccanismo finanziario per supportare l’effettivo dispiegamento di queste missioni ed operazioni”. L’organo “permanente” di coordinamento centrale dovrebbe essere “all’interno delle strutture di gestione delle crisi a Bruxelles e sotto il controllo del Comitato politico e di sicurezza”, propongono i quattro, e dovrebbe “provvedere l’autonomia strategica e le sinergie tra tutti gli strumenti a disposizione dell’Ue”. Per finanziare tutto quello che riguarda “la cooperazione sulla Difesa”, secondo la proposta a quattro, “devono essere sviluppati incentivi finanziari per promuovere innovazione, ricerca e investimenti collaborativi”.

    Il piano affronta anche i due argomenti più spinosi in materia di cooperazione sulla difesa, che causano le reticenze di alcuni Stati Ue. “Per essere chiari: un ‘esercito europeo’ non è il nostro obiettivo”, vanno dritti al punto i ministri, facendo seguito anche alle dichiarazioni giunte dal Regno Unito che si è detto pronto a porre il suo veto su un esercito europeo di cui non si è però mai davvero parlato. C’è poi il capitolo della cooperazione con la Nato, con diversi Stati preoccupati per le possibili sovrapposizioni tra una Difesa europea e l’Alleanza atlantica: “La nostra proposta rinforza la partnership strategica Nato-Ue” piuttosto che danneggiarla, assicurano i ministri, secondo cui “una Nato più forte ha bisogno di una politica europea di sicurezza e difesa più forte come partner per completare i suoi sforzi”. Per questo occorre sviluppare una “cooperazione rafforzata” sviluppata “in modo armonioso, cercando un rafforzamento reciproco, evitando inutili duplicazioni e mantenendo l’abilità di decidere e agire autonomamente”.

    “A Bratislava sia il documento italiano sia quello franco-tedesco hanno avuto sostegno” e “oggi siamo ad un passo successivo”, ha detto il ministro Pinotti annunciando la proposta congiunta di Italia, Francia, Spagna e Germania agli eurodeputati italiani nel corso di un incontro al Parlamento europeo di Bruxelles. La proposta, ha spiegato il ministro “vuole essere inclusiva”: noi “vogliamo andare avanti, se ci stanno tutti con tutti, ma altrimenti anche utilizzando le cooperazioni rafforzate” già previste dai Trattati ma mai realmente utilizzate. Secondo l’Italia non bisogna infatti lasciarsi sfuggire l’occasione di sfruttare il “movimento nuovo” nato anche grazie alla decisione del Regno Unito (da sempre restio ad una maggiore cooperazione in tema di difesa comune) di abbandonare l’Unione: “Se mi chiedete se è la volta buona, vi dico che io vedo una determinazione nuova”, ha mostrato ottimismo Pinotti, pur ammettendo le “resistenze che a Bratislava si sono sentite soprattutto dai Paesi del nordest ma anche dall’Olanda” in particolar per paura che una difesa comune europea possa costituire un “doppione della Nato”. Per non farsi bloccare da questi timori “cerchiamo di usare due velocità – ha spiegato il ministro – per non spaventare nessuno, ma anche perché non vogliamo stare fermi”.

    La proposta comune, ha assicurato Pinotti agli eurodeputati italiani, ha assorbito “tutte le linee centrali della proposta italiana”, visto che tutte “erano condivise” . Tra queste in particolare la necessità di avere una “strategia complessiva” per evitare che la politica eurpea sia “frammentata e sporadica”. Per il ministro italiano “serve una visione di insieme molto più condivisa e non c’è dubbio che il Mediterraneo sia il luogo nel quale noi immaginiamo maggiormente che debba rivolgersi l’attenzione dell’Europa”. E ancora, insiste il ministro, occorre “fare funzionare strumenti già esistenti come i battlegroup, decisi da moltissimi anni ma mai utilizzati”, ma anche la “possibilità di addestrare e formare insieme i nostri miliari” a livello europeo. L’idea portata avanti dall’Italia ruota intorno al fatto che ci sono “due velocità possibili” e che se non tutti vogliono andare avanti si può creare una “Schengen della difesa, che metta insieme quelli che hanno la stessa volontà”.

    La discussione sul tema continuerà nel corso della prossima riunione dei ministri della difesa, in programma il 15 novembre, durante la quale si spera di arrivare ad un piano comune che Mogherini porterà sul tavolo dei capi di Stato e di governo al Consiglio europeo di dicembre.

    Tags: difesaesercitoeuropafranciagermaniaitaliaparlamento europeoPinottispagnaue

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