
Quale lavoratore, quale datore di lavoro, fisserebbe l’inizio di un impegno la cui durata prevista è di almeno 6-8 ore alle 17 o alle 19? Quando poi il tuo lavoro si svolge di fronte ad un pubblico di un mille-milleduecento persone che devono organizzarsi per essere lì, dunque con mezzi di trasporto, cibi, famiglie da sistemare, collegamenti con altri lavoratori, quando i mezzi pubblici sono fermi, i venditori di cibo sono chiusi, le famiglie devono dormire, gli altri colleghi hanno gli stessi problemi… Nessuno direste voi? Invece qualcuno c’è, sono i leader europei, presidenti del Consiglio, primi ministri, presidenti di Repubbliche. Monarchi no, per fortuna quelli no. Fissano le loro riunioni europee sempre nel pomeriggio, possibilmente nel tardo pomeriggio e vanno avanti fino a notte, se non fino all’alba.
Non potrebbero, come tutti gli altri, vedersi alle nove del mattino e lavorare fino alle cinque, le sei, anche le sette del pomeriggio? Sarebbero anche più freschi di testa, più capaci di rispondere “alle gravi sfide che il momento pone”. Invece no, e più la decisione da prendere è importante e più la prendono scientemente verso l’alba. Demenziale, incomprensibile.
Utile e ragionevole sarebbe che questi vertici europei fossero meno “eventi” e più incontri di routine, più frequenti (almeno una volta al mese per i leader dell’euro, ad esempio), con minori aspettative (che tanto normalmente non vengono soddisfatte) e più lavoro vero “sul pezzo”. Meglio una costante attenzione ed un frequente confronto per reagire alle difficoltà e creare uno spirito unitario, che incontri più rari e pieni di suspance, troppo spesso in fine deludenti.


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