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    Home » Politica » Usare i Trojan per le indagini? In Italia una proposta di legge

    Usare i Trojan per le indagini? In Italia una proposta di legge

    Intervista al deputato che l’ha presentata, Quintarelli del gruppo Civici e innovatori, secondo il quale “l’Ue non ha normativa in materia”, e “noi ne proponiamo una che guarda al futuro”

    Domenico Giovinazzo</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@giopicheco" target="_blank">@giopicheco</a> di Domenico Giovinazzo @giopicheco
    1 Febbraio 2017
    in Politica

    Roma – “Non è pensabile che si continui a escludere l’utilizzo di alcuni strumenti tecnologici per le indagini”, ma bisogna trovare “un bilanciamento tra l’esigenza di sicurezza e il rispetto dei diritti costituzionali” dei cittadini. In altre parole, secondo il deputato del gruppo Civici e innovatori Stefano Quintarelli, serve una legge che consenta l’utilizzo dei captatori – i cosiddetti trojan, dei virus che una volta installati su un dispositivo ne consentono il controllo da remoto – ma ne regoli gli ambiti e le modalità perché rispetto agli attuali metodi di indagine “chirurgicamente limitati” dalla legge, “stiamo parlando di qualcosa che ha un’estensione temporale e un perimetro d’azione infinitamente superiore”, sottolinea l’onorevole che martedì scorso, in conferenza stampa alla Camera, ha presentato appunto una proposta di legge in materia.

    Prima di tutto bisogna considerare che “se oggi vengono a casa mia a perquisirmi ci trovano ad esempio fatture, raccomandate eccetera, se invece entrano nel mio telefono ci trovano la faccina che ho mandato a mia moglie o la battuta che ho mandato a mio cugino 12 anni fa, la quantità di materiale della vita di una persona è enormemente più grande”, sottolinea il deputato. “Poi – aggiunge – non si tratta solo di telefonini o computer, perché già oggi le automobili hanno un microfono che rende possibile essere ascoltati, hanno un gps che consente il tracciamento della posizione”. E non basta, perché ormai “anche i termostati cominciano ad avere dei microfoni, o le lampade, per essere attivate. Di recente un produttore di televisori ha invitato a non parlare di cose riservate davanti alla tv perché qualcuno potrebbe ascoltarvi. Gli stessi televisori cominciano ad avere delle telecamere”.

    Man mano che il progresso tecnologico avanza, quindi la società del Grande fratello si fa sempre meno utopistica. Per questo serve una normativa, secondo Quintarelli, il quale sottolinea come a livello di Unione europea non ci sia “nulla, niente di niente”, mentre per quanto riguarda gli Stati Membri “si va da un estremo all’altro. In Gran Bretagna hanno approvato di recente una legge che consente di fare qualunque cosa, un po’ com’era da noi due anni fa. Semplifico, perché ci sono alcuni dettagli, ma sostanzialmente si tratta di una legge estremamente permissiva nei confronti delle indagini. In Germania, al contrario, c’è stata una sentenza della Corte costituzionale secondo la quale di usare questi strumenti non se ne parla perché sono troppo invasivi. In Francia hanno fatto una normativa che si colloca a metà strada. Noi stiamo cercando di fare una legge che guardi un po’ al futuro”.

    La norma prevede alcune garanzie, a partire dal fatto che i captatori saranno consentiti solo per indagini relative a reati associativi di tipo mafioso o terroristico. Inoltre, è prevista una omologazione degli strumenti “per assicurare che facciano effettivamente ciò che dicono di fare”. Il loro codice sorgente dovrà essere quindi depositato e consentire le verifiche. L’utilizzo viene autorizzato dal Pubblico ministero e deve essere convalidato dal Giudice per le indagini preliminari, il quale specifica le attività da espletare e, in ogni caso, concede l’autorizzazione solo se altri strumenti risultino inefficaci.

    “Abbiamo anche previsto un aumento delle pene se i captatori vengono utilizzati per arrecare danno alla sicurezza nazionale, a infrastrutture critiche, o per tracciare o trattare indebitamente dati sensibili o giudiziari, o se i dati raccolti vengono diffusi”. Quest’ultima fattispecie, spiega Quintarelli, attiene più a una sfera che “esula dall’utilizzo da parte dell’autorità giudiziaria: pensiamo al fidanzato che usa un captatore e divulga del materiale come vendetta” nei confronti della propria ex. Dato che “ci sono versioni di questi strumenti fatti per il controllo dei minori, che sono la stessa cosa di quelli usati per le indagini”, l’accessibilità a questi software è molto semplice e dunque la proposta di legge mira a punirne l’uso improprio non solo da parte delle autorità.

    Nello stilare la proposta “abbiamo sentito una quarantina di esperti, sia in materia giuridica che di tecnologie usate, e abbiamo avuto un confronto ad ampissimo spettro”, assicura il deputato, ma “siamo aperti a ulteriori contributi e quindi, a partire da ieri, abbiamo lanciato una consultazione pubblica, sul sito di Civici e innovatori, che per 45 giorni sarà aperta a chiunque voglia dare un contributo”.

    Tra gli obiettivi del provvedimento c’è anche quello di creare un mercato di questi strumenti. Quintarelli, che è anche un imprenditore nel settore delle tecnologie, sottolinea come “oggi non ci siano aziende che producono strumenti che siano utilizzabili” in base alla normativa vigente. Con questa normativa, indica il deputato, “noi stiamo proprio andando a fissare delle specifiche perché ci sia un’offerta di strumenti utilizzabili. La condizione è che vengano rispettate le garanzie costituzionali, e da questo siamo partiti per elaborare la nostra proposta”, conclude l’onorevole.

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