Roma – Il Pd non riesce a chiudere le ferite aperte dalla batosta delle elezioni amministrative. In una direzione a porte chiuse, senza diretta streaming dopo anni, i dem ieri hanno litigato sulle alleanze in vista delle prossime politiche. Il segretario, Matteo Renzi, nega accordi con Forza Italia e respinge le pressioni dei ministri della Cultura, Dario Franceschini, e della Giustizia, Andrea Orlando, per lavorare ad alleanze e scrivere una legge elettorale che le favorisca. L’ex premier non ci pensa nemmeno. Non intende passare i prossimi mesi in queste discussioni, che pure si ripresenteranno nelle prossime settimane.
Il segretario si lancia invece già in campagna elettorale. Si voterà nel 2018, assicura, ma bisogna iniziare già adesso a recuperare terreno. Così, scaglia le prime due frecce. Entrambe hanno l’Ue come bersaglio. La prima punta al Fiscal compact. Renzi ribadisce l’intenzione di porre il veto alla prevista integrazione del Patto di bilancio nei Trattati europei. La seconda è indirizzata alla gestione comune dei flussi migratori. Se gli altri Paesi membri non dimostreranno solidarietà, facendosi carico anche di una accoglienza condivisa, l’Italia smetterà di versare i propri contributi al budget comunitario.
Non è un caso che entrambi i temi inseguano le posizioni euroscettiche di Lega e M5s. È a questi movimenti che Renzi deve togliere consensi se vuole sperare in una rimonta. Per tornare a Palazzo Chigi, il segretario del Pd sembra deciso a giocarsi le carte in una campagna in solitaria, senza alleati con cui mediare. I compagni di viaggio, che comunque serviranno, si cercheranno dopo il voto, per formare una maggioranza di governo. Si guarderà a sinistra se ci sarà una forza sufficientemente grande – cosa difficile vista la frammentazione tra varie anime, da Pisapia ai partiti comunisti, passando per Mdp, Sinistra italiana e Possibile – o a destra, se Forza Italia si sarà rinvigorita e manterrà le attuali distanze dalla Lega. In ogni caso, sono questioni che si affronteranno poi. Per ora è partita la campagna, che avrà nel rapporto con l’Ue uno dei principali temi di scontro.





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