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    Home » Non categorizzato » Crisi bancaria, così la “bad bank” può diventare “good bank”

    Crisi bancaria, così la “bad bank” può diventare “good bank”

    [di Marcello Minenna] L’attuale formula non va. Serve una svolta per far arrivare il credito a imprese e famiglie, con un ruolo più attivo dello Stato.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    12 Febbraio 2016
    in Non categorizzato
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    di Marcello Minenna

    Il 26 gennaio il ministro Pier Carlo Padoan ha “strappato” all’Europa l’ok alle bad bank. Per ottenere il denaro necessario a rilevare le sofferenze le bad bank emetteranno titoli asset-backed securities (ABS): dai più rischiosi (tranche junior) a quelli meno rischiosi (tranche senior).

    La garanzia statale potrà essere concessa solo sui senior a date condizioni: un rating (cioè una valutazione indipendente del rischio) che sia sostanzialmente in linea con quello dello Stato italiano (che è BBB). Per arrivare però a questo risultato è necessario che la junior abbia una dimensione tale da assorbire le perdite delle sofferenze che la banca non ha ancora “spesato” a bilancio e quindi viene da chiedersi chi si comprerà questa tranche. Se, infatti, fosse la stessa banca che ha ceduto i crediti questa non otterrebbe alcun vantaggio patrimoniale: ma allora che senso avrebbe l’operazione a prescindere dal risultato raggiunto da una garanzia che non è “aiuto di Stato”? In alternativa per venderla ai “fondi avvoltoio” la junior dovrebbe offrire rendimenti a due cifre ed il problema in tal caso sarebbe: chi li paga?

    Il 30 gennaio il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco al convegno ASSIOM FOREX ha chiesto un rinvio del bail-in per l’Italia. Eppure l’azzeramento di azioni e obbligazioni subordinate in caso di salvataggio bancario non è un problema emerso in questi mesi ma risale infatti alla Comunicazione UE del settore bancario di agosto 2013.

    Nonostante il ruolo chiave delle banche per la produzione industriale italiana, non si comprende quale sia stata sinora la strategia di governance fatta salva l’esigenza di evitare ad ogni costo l’intervento diretto dello Stato; anche quando sarebbe stato naturale come per il Monte dei Paschi, una volta erogati i Monti-bond.

    Ma evitare l’intervento dello Stato non vuole dire evitare un coinvolgimento del risparmio nazionale. MPS, ad esempio, ha effettuato aumenti di capitale per 9 miliardi, che si sono ormai volatilizzati. Con il salvataggio delle 4 banche a novembre sono state azzerate azioni e obbligazioni subordinate per circa 5 miliardi.

    Si stimano 20 miliardi di obbligazioni subordinate in mano ai risparmiatori e in media oggi il nostro sistema bancario ha contabilizzato perdite sui suoi 350 miliardi di crediti dubbi solo per il 60% del loro valore. Ipotizzando che ci siano ancora 50 miliardi di perdite da “spesare” a bilancio, questo significherà un minor introito per l’erario di 20 miliardi, perché contabilizzare le perdite genera per le banche un credito fiscale futuro. Ci si potrebbe consolare pensando che questi crediti fiscali patrimonializzano le banche; attualmente rappresentano oltre il 10% del patrimonio di vigilanza. È però una magra consolazione, se si pensa che su questo punto c’è un’indagine europea per presunti aiuti di Stato. Se l’esito dell’indagine sarà positivo, le banche avranno bisogno di altri 50 miliardi.

    La decisione di non intervenire direttamente nell’economia non protegge quindi il contribuente, mentre abdica alla possibilità di avere il controllo diretto su quanto (e quando) il risparmio nazionale verrà coinvolto. Sull’opportunità di un intervento (in)diretto dello Stato sulle banche, serve una riflessione.

    Secondo me la bad bank va resa più efficace prevedendo la cessione di un mix di crediti buoni e cattivi. Così il rischio del portafoglio crediti ceduto dalle banche sarebbe mitigato e la bad bank più solida perché gli interessi attivi sui crediti buoni sosterrebbero gli interessi passivi da pagare sugli ABS. Lo Stato potrebbe limitarsi a garantire (a condizioni di mercato) quella parte degli ABS che sta in mezzo tra i titoli senior e i junior (i titoli mezzanine). Questo migliorerebbe ulteriormente la qualità del credito degli ABS e ridurrebbe tanto gli interessi da pagare quanto la dimensione della junior, risolvendo i problemi di appetibilità di questa tranche. In sostanza la junior e la garanzia dello Stato qualificherebbero per la banca una sorta di “rateizzazione” delle perdite non ancora contabilizzate sui crediti dubbi con indiscutibili benefici patrimoniali per la banca. Ovviamente, dimensione della junior, costo della garanzia sulla mezzanine e rendimenti degli ABS andrebbero calibrati in relazione alle caratteristiche del mix di crediti buoni e cattivi conferiti.

    Inoltre, le mezzanine e senior sarebbero ammissibili per il quantitative easing della BCE secondo quanto previsto dalla decisione n. 45 del 2014. Questa strada potrebbe liberare con gradualità i bilanci perlomeno da 100 miliardi di vecchi crediti e fare spazio ai nuovi, avviando investimenti che rinsalderebbero il ruolo delle banche per il rilancio industriale del paese. Il treno non è perso: si tratta di usare spazi di manovra già deliberati dalle istituzioni europee. Per salirci a bordo è necessario un cambio di strategia e un diverso approccio tecnico ai problemi.

    Pubblicato sul Corriere della Sera il 9 febbraio 2016. 

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