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di Alfonso Bianchi
Col Club Napoli il simbolo di Bruxelles diventa 'O Ciucckepiss

Col Club Napoli il simbolo di Bruxelles diventa 'O Ciucckepiss

Nel 'covo' dei partenopei tra cori e sfottò: "Il rigore contro la Juve predetto dai Maya". Il presidente: "Vogliamo andare oltre il calcio e promuovere anche concerti ed eventi"

I tifosi arrivano alla spicciolata. Come al solito la sala al secondo piano dell’Old Oak, pub irlandese in zona Schuman, è riservata a loro. È lì che si riunisce il Napoli club Bruxelles ogni volta che gli azzurri scendono in campo, il loro ‘covo’ lo chiamano. La partita è già iniziata e quindi ogni nuovo arrivato lancia solo un veloce “buonasera” o direttamente un “forza Napoli”, a cui segue in risposta un coro di “sempre!”. I partenopei giocano in casa del Cagliari, c’è tensione perché una vittoria vorrebbe dire secondo posto in solitaria, a due punti dall’odiata Juventus (o meglio ‘Rubentus’ come tutti la chiamano qui), che ha perso contro il Milan grazie a un gol su un rigore inesistente. “Lo avevano previsto i Maya quel rigore” spiega qualcuno.

Quando arriva Nino Castaldo tutti lo salutano con un “salve presidè”. È lui il presidente del club, che ha fondato nel 2009 con un altro napoletano, Angelo Andretta. “Io e lui ci conoscemmo per caso al Fat Boy in place Luxembourg. Lì ci facevano vedere il Napoli ma solo se consumavamo abbastanza. Allora Angelo era costretto a sgolarsi litri di birre per evitare che il proprietario mettesse alla tv i match di altre squadre”. Poco a poco il gruppo di tifosi crebbe. “Una volta chiedemmo al proprietario di farci vedere il Napoli e lui ci rispose ‘quanti siete?’. Eravamo in 30, ci mise subito la partita. Ma poi cercammo un altro posto, non ci piaceva quell’atteggiamento da mercenario”.

Grazie al passaparola il gruppo cresce sempre più e si struttura. E se a livello europeo il club del Napoli col nome più divertente è sicuramente il parigino ‘Paris-San Gennar’, il logo più bello è di certo quello dei partenopei di Bruxelles, che trasformando il simbolo della città, il Manneken Pis, il bambino che fa la pipì, hanno inventato il Ciucckepiss, in onore al ‘ciuccio’, storico simbolo del Napoli calcio. “L’idea mi venne per gioco, a una cena, e poi lo disegnò Alberto Tarantino, e così facemmo lo stendardo e le magliette” ricorda Nino. Alberto adesso è a Berlino. “I tifosi del club qui cambiano molto spesso. Bruxelles per molti è solo una città di passaggio, ci si viene per studiare o lavorare qualche anno e poi si va via. In 4 anni saranno passate almeno 600 persone differenti”. Il club non ha tessere e chiunque può andare al ‘covo’ e vedere le partite. “Quello che conta per noi è poter stare insieme e fare un po’ di casino”. E infatti non c’è mai silenzio nella sala: urla, incitamenti, cori, applausi. E appena l’azione si ferma per un attimo, partono le analisi del gioco: “Eh ma secondo me oggi Zuniga sta in giornata, hai visto come spinge sulla fascia?”. “A me piace come giocatore, soprattutto se pensi che si è adattato a sinistra ma è un destro”. “Sì e poi alle volte caccia dei gol spettacolari”. “Eh sì, e ffint’ ca fa so spettacolar’. ‘O chiavass’ tanta paccher’!” (eh sì, le finte che fa sono spettacolari, gli darei tanti di quegli schiaffi). Le risate generali pongo fine alla diatriba calcistica.

Nei quattro anno di esistenza del club il momento più bello è stato naturalmente il giorno della vittoria della Coppa Italia, quando il Napoli è tornato ad alzare un trofeo dopo anni di digiuno. “Abbiamo festeggiato in giro per tutta Bruxelles, anche se faceva strano sentire il silenzio generale, mentre sapevamo che nella nostra città le strade erano piene di gente in festa”. Sono i momenti in cui la nostalgia di casa si fa sentire. “Ma noi siamo qui quando vince e quando perde. Sosteniamo la maglia sempre, comunque e ovunque”.

Il gruppo fa parte del ‘Coordinamento Napoli Club Europei’, “ma non siamo iscritti al gruppo dei club ufficiali del Napoli, non ci interessa. Quello che vorremmo invece è che la società ci permettesse di comprare i biglietti online. Con gli altri club europei chiediamo un sistema che permetta anche a chi non vive a Napoli di comprare i tagliandi per i match in Europa, cosa al momento proibita, e questo è assurdo” lamenta Nino. Grazie alla loro pagina Facebook sono diventati un piccolo punto di riferimento per i napoletani che emigrano in Belgio. “La gente ci chiama anche per chiedere come trovare una casa o un lavoro. Noi da parte nostra abbiamo in mente di andare oltre il calcio e organizzare anche degli eventi, dei concerti, delle serate per portare qui artisti napoletani e campani, per promuovere la nostra cultura”. Un modo come un altro per creare a Bruxelles un pezzo della loro città.

Ma il calcio resta la base, e quando Hamsik segna l’1 a 0 sul Cagliari il pub esplode: urla, applausi, abbracci, salti di gioia. E così quando dopo pochi minuti l’arbitro fischia la fine dell’incontro, il Napoli è ufficialmente al secondo posto in classifica. Il ‘covo’ lentamente si svuota, e mentre tutti lasciano la sala per qualche commento post-partita all’esterno del pub, parte il classico coro finale: “Alé alé oho. Alé alé oho. Io sono pazzo di te, innamorato di te, e mai ti lascerò!”.

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