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    Home » Politica Estera » Il Marocco rimpatria deputati europei diretti in Sahara occidentale

    Il Marocco rimpatria deputati europei diretti in Sahara occidentale

    Erano partiti per controllare il rispetto dei diritti umani nella zona. Interrogazione di Scurria (Fdi/Ppe) ad Ashton e Schulz: "Cosa vogliono fare per tutelare il lavoro degli europarlamentari?"

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    12 Marzo 2013
    in Politica Estera

    Erano partiti per controllare il rispetto dei diritti umani nella zona. Interrogazione di Scurria (Fdi/Ppe) ad Ashton e Schulz: “Cosa vogliono fare per tutelare il lavoro degli europarlamentari?”

    Donne saharawi
    Donne saharawi

    Fatti atterrare, rimessi sullo stesso aereo e rimpatriati. E’ quanto accaduto a quattro deputati europei a Casablanca, in Marocco, la scorsa settimana. Ivo Vajgl (Alde), Vincent Ramòn Garcés (S&D), Isabella Lovin (Verdi) e Willy Meyer (Gue), componenti dell’intergruppo parlamentare per il Sahara Occidentale, sono stati espulsi dalle forze di polizia marocchine senza permettere ai rappresentanti del Parlamento europeo di svolgere le proprie attività. Un fatto “inaccettabile” per Marco Scurria (Fdi/Ppe), anch’egli componente dell’intergruppo parlamentare, che sull’accaduto ha presentato un’interrogazion e scritta all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Catherine Ashton. “Cosa intende fare la Commissione – recita l’interrogazione – per tutelare il diritto dei Membri del Parlamento Europeo di svolgere la loro attività politica?” E poi, “è giusto con un paese con cui l’Unione Europea stipula degli accordi impedisca a dei deputati di circolare?”.

    Recentemente, spiega Scurria, venticinque civili dei campi saharawi sono stati giudicati da un tribunale militare marocchino. Per tutti la condanna è stata il carcere, ma in Parlamento Ue si contesta il processo militare per dei civili – peraltro, fanno sapere dall’ufficio di Scurria, “non collegati al Fronte Polisario”, il movimento che si batte per l’indipendenza del Sahara Occidentale – e si teme che nel territorio occupato dal Marocco non si rispettino i fondamentali diritti umani. Per questo motivo la piccola delegazione ha deciso di recarsi a El Ayun, la capitale formale della repubblica araba democratica Sarahawi (Rads), per verificare lo stato di diritto nel Sahara occidentale. Il problema è che il Marocco controlla gli accessi nei territori contesi del Sahara occidentale, e non è possibile atterrare lì direttamente. Da qui la necessità di fare scalo a Casablanca, dove però i deputati europei Vajgl, Ramòn Garcés, Lovin e Meyer, sono stati fatti risalire a bordo dell’aereo da cui erano scesi e fatti ritornare da dove provenivano.In Sahara occidentale non sono mai arrivati.

    L’episodio risale al 6 marzo scorso, ma Scurria ha sollevato la questione di fronte al presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, in occasione dell’apertura dei lavori della sessione plenaria di Strasburgo. A Schulz ha sottoposto la stessa interrogazione presentata a Lady Ashton, ma oralmente. Per Scurria è “inaccettabile che il Marocco, paese con cui l’Unione europea detiene vincoli commerciali e di amicizia, impedisca a dei deputati di circolare liberamente”. Il blocco della missione del Parlamento europeo, denuncia, “rappresenta il palese tentativo di nascondere la tragica realtà nei territori occupati”. Perciò “spero che anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, oltre ad esprimere opinioni personali in merito alla situazione politica italiana, trovi il tempo di chiarire quali azioni intende intraprese nei confronti del Marocco”. Schulz una risponsta l’ha già data: della questione del Sahara Occidentale si occupa la commissione Affari esteri.

    Renato Giannetti

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    Tags: marco scurriaSahara Occidentalesaharawi

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