Esce oggi il saggio di Elido Fazi e Gianni Pittella che sostiene la necessità di tornare in Europa a politiche keynesiane di investimento
Pubblichiamo qui la recensione uscita sul sito dell’agenzia Ansa
di Eloisa Gallinaro
La politica,timida, in panchina e la finanza, spregiudicata, padrona del campo. Questa e’ stata, finora, l’Europa, condizionata da un sistema neoliberista che ha privilegiato la dittatura del rigore rispetto alle speranze della crescita: una prospettiva che va rovesciata. Elido Fazi e Gianni Pittella spiegano perche’.
Nel bel saggio ‘Breve storia del futuro degli Stati Uniti d’Europa’, gli autori – convinti della necessita’ di tornare alle politiche keynesiane di investimento che creano risparmio, reddito, lavoro – puntano su un’Europa unita in grado di superare politicamente i confini che la grande finanza ha spazzato via da tempo. Siamo in ritardo, ma ce la possiamo fare, e’ il messaggio degli autori, dagli Osservatori privilegiati del mondo economico (Fazi) e del Parlamento europeo (Pittella). E sembra gia’ cominciato quel futuro in cui l’Europa non si trascinera’ piu’ sui binari decisi di fatto dalla Germania di Angel Merkel, e non sara’ solo un’Unione fiscale e monetaria ma un ”vero e proprio Stato federale” capace di emettere Eurobond attraverso un Tesoro federale e di farsi promotrice di una seria riforma del sistema monetario internazionale. Un volume che si snoda attraverso un 2012 drammatico ma segnato anche da svolte e accelerazioni improvvise. Dal ”bacio della morte” del fiscal compact approvato il 2 marzo, alla vittoria del socialista Francois Hollande, il 6 maggio, che ha ereditato una Francia con il ”peggior disavanzo di tutti i paesi dell’Eurozona nella parte corrente della bilancia dei pagamenti” ma senza la quale ”e’ impossibile pensare all’integrazione politica europea”. Fino alla ”svolta” del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno che ha dato l’incarico al presidente Herman Van Rompuy,di indicare una road-map di medio e lungo periodo per una maggiore integrazione politica, economica e finanziaria”. Ma la politica vera, per governare, deve fondarsi sull’unico sistema possibile, quello rappresentativo. Ed e’ questo il filo conduttore che attraversa le quasi 200 pagine del libro. Quindi ”per sconfiggere i mercati finanziari c’e’ bisogno di una democrazia forte che possa appoggiarsi sull’unica istituzione direttamente legittimata dai cittadini europei’, il Parlamento europeo” e’ la convinzione di Fazi e Pittella che ricordano come le elezioni del 2014 saranno ”decisive perche’ consentiranno al Parlamento europeo di assumere di fatto un ruolo costituente”. Molte ombre e qualche luce, nel 2012.
Soprattutto quella che illumina un’idea: sara’ ”la battaglia tra la democrazia globale e la barbarie della finanza sregolata” a scandire il ritmo e la via per la costruzione di un’Europa diversa.
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